Giorgio Dell’Arti, Epoca settembre 1993, 21 settembre 2007
Per il direttore da parte di Giorgio Dell’Arti Intervista a Mike Bongiorno Milano. Recenti indagini, condotte in tutto il pianeta, hanno appurato con certezza che Mike è il più antico presentatore di quiz esistente
Per il direttore da parte di Giorgio Dell’Arti Intervista a Mike Bongiorno Milano. Recenti indagini, condotte in tutto il pianeta, hanno appurato con certezza che Mike è il più antico presentatore di quiz esistente. Ci sarebbe Ted Barker, l’americano, gran capelli bianchi intorno al volto, che negli anni Cinquanta impazzava per gli States con Ok il prezzo è giusto. Ma, risalendo indietro fino al tempo dei tempi, s’è visto che Barker fece la sua prima trasmissione nel ’46, mentre Mike nel ’45 conduceva dalla radio italiana di New York una specie di Lascia o raddoppia? in cui i concorrenti vincevano chili di pasta: dopo la prima domanda, un chilo; dopo la seconda, dieci chili; dopo la terza, cento chili. Mike dice che, a ripercorrere la sua vita, si rivive la storia d’Italia. Come dargli torto? Lei, in definitiva, quanti anni ha? ’Sessantanove” E come fa a tenersi così in forma? ’Oh, è semplice. Faccio molto sport. Per una settimana all’anno vado da Chéneau. E poi mangio solo cose che fanno bene”. Per esempio? ’Soprattutto sto attento a non mettere mai insieme carboidrati e proteine. Non so, se si mangia un piatto di pasta, non bisogna continuare con la carne. Questo fa male”. E’ vero che assaggia sempre i prodotti che reclamizza? ’E’ vero. Prima di accettare uno sponsor, vado a visitare gli stabilimenti, parlo col gruppo dirigente, vedo come lavorano. Se tutto va bene, accetto di diventare il portabandiera del prodotto. Se no, li mando al diavolo”. Faticoso, no? ’E’ il metodo americano, che in Italia ho importato io. All’inizio - parlo dei primi anni Ottanta - incontrando Berlusconi io dissi: vediamo un po’ se si può lanciare un prodotto con metodi nuovi, vediamo un po’. Il programma si chiamava I sogni nel cassetto e lo sponsor era la Kraft. Io mi presentai agli spettatori nel mio solito modo, i prodotti bene in vista sul carrello e io che facevo discorsi, raccontavo storie, mi spingevo fino al punto di prendere bonariamente in giro la marca. Quelli della Knorr si mettevano le mani nei capelli: "Ma no, ma no, così non si può fare", dicevano. Sa, era una tecnica del tutto nuova. Io allora risposi: vedrete, vedrete che così funziona. E infatti funzionava!”. Non esagera un po’, quando canta le lodi dei prodotti? ’Ah, esagero qualche volta, sì. Per esempio, proprio a quei tempi, mi presentai con la Manzotin, dissi: la Manzotin è talmente buona che la possono mangiare anche i neonati! Il giorno dopo, telefonate, ma cosa hai detto, ma sei impazzito...” Questo ci introduce nello spazio infinito delle sue gaffes. Lei le studia prima, le sue gaffes? ’No, vede, le mie gaffes dipendono solo da questo: io sono l’unico che non fa prove, che non prepara niente. Entro e dico tutto quello che mi viene in mente. A questo modo, qualche gaffe può scappare. Però, grazie a questo, le mie trasmissioni costano molto poco”. Quanto? ’Guardi, Tutti per uno costerà al massimo 250 milioni a serata. La ruota della fortuna verrà meno di 50 milioni. Si rende conto? Programmi che fanno cinque, sei milioni di ascolto! E’ incredibile”. Come fa a improvvisare tutto? Lei registra le puntate della Ruota a quattro per volta, sono due-tre ore consecutive di chiacchiera... ’E’ che mentre sono in video il mio cervello è diviso in due parti: una parte sta dietro a quello che sto dicendo in quel momento, un’altra pensa già a quello che dirò tra poco. Ecco perchè, qualche volta, ci scappa la gaffe: sto già pensando a quello che verrà dopo! Del resto, se arriva la gaffe, non ho mica paura. L’ho detta grossa e pazienza: invece di ritirarmi o spaventarmi, io affondo ancora di più”. Si diverte ancora a fare televisione? ’Sì, mi diverto molto. Il quiz è una cosa molto varia e non morirà mai. Sa che cosa non farà mai morire il quiz? Il fatto che ci sono le sponsorizzazioni. Anche le ditte fanno i giochi ed è impossibile perciò fossilizzarsi sui quiz: cambia lo sponsor e cambiano anche i giochi”. Ci sono molte aziende che vogliono sponsorizzare la sua trasmissione? ’Moltissime. Da Publitalia mi hanno detto che si è dovuta preparare una waiting list. E per forza: la Ruota della fortuna fa una media 5 milioni e mezzo d’ascolto, passando in televisione tutti i giorni di tutto l’anno. E Tutti per uno sta sui quattro milioni! I risultati sulle vendite, poi, sono straordinari: Rovagnati ha incrementato il suo fatturato del 54 per cento”. Lei sembra avere una passione particolare per Rovagnati. ’Sa, Rovagnati è il tipico industriale brianzolo che si è fatto da solo. Non aveva mai fatto pubblicità in tv e nemmeno io avevo mai sponsorizzato un prosciutto. Lui veniva in trasmissione con la moglie, si spaventava delle cose che dicevo...” Per esempio? ’Per esempio una volta dissi che Rovagnati s’alzava la notte per studiare le sue ricette. Lui stava dietro la telecamera: "Ma cosa l’è, ma cosa l’a ’l dit?". Rovagnati ha anche quest’idea, che se si esagera nelle lodi, gli altri poi lo invidiano. La moglie allora intervenne subito: "Ma dai, ma dai, vedrai che funziona!" Una coppia simpaticissima”. Quante aziende riuscirete ad accontentare? ’Trenta. La Ruota cambia i suoi due sponsor ogni mese e Tutti per uno ogni tre mesi. Perciò gli sponsor saranno 24 in tutto per la Ruota e 6 per Tutti per uno, che dura un semestre. Adesso è entrata la Star che investira da noi 40-50 miliardi. La Yomo non manca mai, la signora Veseli, la proprietaria, mi vuole così bene! Io poi ho un rapporto particolare con le ditte, per esempio dò anche dei suggerimenti sui prodotti”. Lei ha inventato dei prodotti? ’Sì, per esempio io la mattina faccio colazione col müssli...” Prego? ’Il müssli, cereali con l’uvetta, molto ricchi di vitamine. Allora ho detto ai signori della Yomo: perchè insieme allo yogurth non vendete anche del müssli, che è così buono? Detto fatto, hanno preparato una confezione speciale che ha una cupoletta in cima piena di cereali con l’uvetta. Non so, anche quella specie di formaggio fatto dalla Yomo che si chiama Belgioioso, il suggerimento gliel’ho dato io, ho detto: avete migliaia e migliaia di mucche, vi trovate a disposizione tonnellate di latte, perchè dunque non pensare a qualcosa? C’è quello al sapore di basilico e rosmarino, quello al sapore di mela... (interviene Leolino, il figlio di tre anni di Mike, che ruzzola simpaticamente in mezzo a noi dal principio dell’intervista. Leolino: ”Il Belgioioso alla mela lo mangio pure io!”) Ha visto Leolino? Questi bambini di oggi sono incredibili!” Che cosa farà Leolino da grande? ’Va a finire che fa il cuoco” E Mickey? ’Sono riuscito a farlo entrare alla London School of Economics. Aveva fatto l’esame di ammissione l’anno scorso e non l’avevano preso. Quest’anno invece arriva una telefonata: c’è un posto! Unica condizione, deve rinunciare a un anno, cioè ripartire da più indietro, perchè a questa London School sono severissimi. Spero che dopo vada ad Harvard”. Non le sarebbe piaciuto far entrare i suoi figli nel mondo dello spettacolo? ’Mi sarebbe piaciuto eccome, ma non hanno voluto. Ho detto loro: siete degli sciocchi, avrei potuto aiutarvi”. Beh, però è bene che i ragazzi vogliano seguire la loro strada senza farsi spingere da papà, no? ’Sì, forse è meglio così. Però sarà dura. D’altra parte è stata dura anche per me. Da giovane, quando lavoravo a New York, guadagnavo 25 dollari la settimana, pagavo 9 dollari la stanza, cinque li mandavo alla mamma, il resto mi serviva per vivere. Fortuna che nei drugstore si mangiava con un dollaro, un dollaro e venti, la Coca Cola costava cinque cents, la torta di mele 25 cents...” Come andò che dall’America finì in Italia? ’Lavoravo alla Voice of America, la radio del Dipartimento di Stato che trasmetteva anche in Italia e siccome in Rai stavano mettendo in piedi il giornale radio e avevano bisogno di un corrispondente dagli Stati Uniti mi chiamarono”. Chi la chiamò? ’Vittorio Veltroni”. Il padre dell’attuale direttore dell’"Unità"? ’Sì, lui. Figurarsi la mia emozione. Si trattava magari di intervistare Eisenhower, di entrare in concorrenza con i colossi della Nbc, della Cbs. Quella è stata una grande scuola. Io guardavo come facevano loro e li copiavo”. Che cosa pensa dei telegiornali italiani? ’Sono molto belli. I nostri della Fininvest, poi, bellissimi. Attaccano Mentana perchè parla a mitraglia, e come dovrebbe parlare, hanno ragione di parlar svelti in modo da non far cadere addormentato il pubblico. La Rai tante volte fa venire il latte ai gomiti col suo modo di dare le notizie. E’ che noi abbiamo abolito il politichese e non siamo mai stati succubi dei partiti, mentre in Rai sono sempre stati costretti a dare tante notizie di cui non fregava niente a nessuno per far contenti i segretari politici. Ho parlato di Mentana, ma bisogna citare anche Fede, Fede fa un bellissimo tg, sembra di star seduti a tavola con lui e lui ti racconta le cose. In Rai invece sono molto bravi per gli approfondimenti”. Solo elogi, vedo. Non ci sono critiche da fare ai nostri giornali televisivi? ’Critiche? Vediamo... Beh, una critica potrebbe essere questa: qualche volta non ci si limita a dare la notizia, ma ci si spinge fino all’interpretazione e magari al giudizio. Non so, la Gruber è bravissima, eccezionale, però qualche volta interpreta e questo non va bene. I grandi giornalisti televisivi americani non si permettono mai di andare al di là della notizia, gli vada bene o meno, la dicono sempre senza batter ciglio e con grande serietà”. Non ha paura di questo fatto che si sta verificando adesso, e cioè: la televisione si fa sempre di più con l’informazione e sempre di meno con il varietà? ’Guardi, tre cose non potranno mai morire in tv: il telegiornale, lo sport e il quiz. Dopo i successi di Mike, tutti si sono messi a fare quiz, ma nessuno può battere il record di Mike: 450 ore sullo schermo a stagione, ascolto medio di quattro milioni e ottocentomila, share altissimi ancor di più l’estate quando il pubblico cala. E tante volte questi risultati si sono ottenuti contro il varietà. Ma fare un varietà è più facile che fare La Ruota, di un varietà si preparano - mettiamo - tredici puntate, mentre La ruota va in onda tutti i giorni di tutto l’anno! Lei mi chiederà: come ha fatto a ottenere questi risultati?” Come ha fatto? ’Cambiando sempre! Rinnovando! C’è stato Flash, c’è stato Telemike, c’è stato Rischiatutto, Tutti per uno, La Ruota. E quest’anno ci sarà il Quizzy!” Il Quizzy è quel piccolo telecomando col quale il pubblico può rispondere alle domande da casa. ’Esatto! Dentro il Quizzy ci sono tremila codici, buoni per rispondere a tremila domande. Si schiacciano i bottoni e se la risposta è giusta suona l’Inno alla gioia di Beethoven! Adotteremo il Quizzy sia alla Ruota che a Tutti per uno”. Quando ripartono questi programmi? ’La Ruota il 4 ottobre, Tutti per uno il 7. Il Quizzy sarà la grande novità. Nella prima settimana della Ruota e nella prima puntata di Tutti per uno spiegherò il funzionamento. Dalla seconda settimana e dalla seconda puntata il pubblico potrà giocare. Sono previsti premi grandiosi. A Tutti per uno, forse, un’automobile. Alla Ruota premi per 5-6 milioni”. E’ vero che quell’aggeggetto consentirebbe anche di fare sondaggi politici? ’Ma che assurdità, tutti gli italiani dovrebbero possederne uno. E poi noi non abbiamo nessuna intenzione di avventurarci su un terreno così delicato”. Invece è senz’altro vero che il Quizzy si potrà usare per le sponsorizzazioni. ’Questo sì. Per esempio, io potrei chiedere: nel tal prodotto c’è l’ingrediente A, B, C o D?”. Lo spettatore a casa, per rispondere, dovrebbe avere già comprato il prodotto e tenerlo in mano. ’Già già”. Questo consentirebbe anche di abbreviare i tempi delle sponsorizzazioni, secondo le nuove normative. ’Ma, a dire la verità, quei tempi noi li abbiamo già abbreviati. Intanto, durante le telepromozioni, non faremo più giochini. Poi le sponsorizzazioni a Tutti per uno dureranno solo tre minuti invece dei soliti dodici. Questo perchè abbiamo voluto armonizzarci con le normative future ancora prima che entrassero in vigore”. E se tagliassero le sponsorizzazioni? ’Sarebbe un guaio grossissimo, noi siamo un’azienda privata, dobbiamo produrre utili, non possiamo permetterci di andare in rosso come è consentito alla Rai”. Il clima politico, per quello che riguarda Berlusconi, le sembra peggiorato? ’Sì, mi sembra peggiorato. Siamo in pensiero per il fatto che, discutendo la legge, potrebbero considerare anche questi tre minuti di promozione come pubblicità e ridurre ulteriormente, perciò, il margine orario del 16 per cento. Il taglio sarebbe pesantissimo”. Perchè, secondo lei, ce l’hanno tanto con Berlusconi? ’L’opposizione è motivata dal fatto che Berlusconi ha fatto una cosa incredibile, ha messo su tre network in soli quattro anni. Sa che vengono gli americani a vedere e ci domandano: ma come avete fatto?”. E’ vero che quando lasciò la Rai guadagnava 25 milioni l’anno? ’Vero, verissimo”. E adesso quanto guadagna? Questa cifra di quattro miliardi e mezzo scritta dal "Mondo" sta in piedi? ’Assolutamente no. Guadagno un miliardo e mezzo l’anno”. Veramente? Però senza contare le percentuali che le dànno gli sponsor. ’Eh, caro amico, quelle possono esserci e non esserci, a seconda di come va il prodotto. Come si fanno a calcolare?” Accetterà di tagliare i suoi compensi del 20 per cento? ’Discuteremo, vedremo. Certo, io vorrei essere valutato in base ai risultati che procuro. Se i miei risultati dànno tanto, è contrario all’etica che mi si facciano dei tagli. Io faccio guadagnare e devo guadagnare”. Non è un momento un po’ particolare per il paese? Certe cifre... ’Ma cosa devo fare? L’avvocato Chiusano mi ha detto: ma cosa vogliono da me, devo mandare indietro i clienti perchè guadagno troppo? Non è così che si colpisce l’immoralità”. E come si colpisce? ’Adesso c’è questa mentalità prevalente, per cui si dice a uno: tu guadagni troppo! Molti lo dicono, soprattutto tra coloro che hanno il posto fisso. Ma io dico a costoro: volevi guadagnare di più? E allora, hai sbagliato mestiere! Ma poi, il posto fisso: lo sa che gli operai, gli artigiani, quelli col posto fisso arrotondano lo stipendio andando a fare lavoretti fuori? Se chiamo l’idraulico, quello mi dice che non può venire prima delle cinque, perchè prima delle cinque è in ufficio. Tutta l’Italia si è mantenuta con questo sistema, il posto fisso e il lavoretto per arrotondare, quasi sempre in nero”. Che impressione le ha fatto la vicenda di Crotone? ’Davanti al caso Crotone mi piange il cuore. Erano troppo pochi per fare quello che hanno fatto, trecento persone e tutta l’Italia del Sud bloccata. Non c’è proporzione, è assurdo. E poi lo Stato deve stare molto attento, anche il Nord potrebbe avere le sue Crotone”. Il Sud è colpevole? ’Al Sud c’è una certa mentalità, un certo complesso d’inferiorità. Dicono: al Nord siamo sfottuti, in questo paese non contiamo niente. Io rispondo: perchè dite questo? Quelli che sono venuti al Nord dal Sud sono fior di lavoratori, che adesso sono benestanti. Che cosa dico io? Fate sacrifici, lavorate! Come dicevano in America: go west, young man, va’ all’Ovest, giovane uomo”. Dove sarebbe l’Ovest, nel nostro caso? ’Tanti giovani del Sud, per esempio, potrebbero andare in Australia. Lo sa che in Australia la terra la dànno gratis? Fanno appelli su appelli per far venire gente, ti aiutano in tutto e per tutto. Negli Stati Uniti c’è una quantità di italiani che sono diventati direttori d’azienda, manager. La fortuna che hanno fatto negli Stati Uniti i pizzaioli! Hanno sconfitto la concorrenza dei fabbricanti di hot dogs e di hamburgers, in America i pizzaioli guadagnano milioni, i pizzaioli italiani si sono fatti il gruzzoletto in America e poi sono tornati da noi. La mia impressione è che al Sud stiano seduti, non abbiano spirito d’iniziativa. L’Australia fa appelli per avere calzolai, barbieri, camerieri. Perchè gli italiani non vanno nelle scuole dove si insegna a far da mangiare, a servire in tavola, a fare i camerieri? Troverebbero subito da lavorare! Mi spiega lei perchè se cerco un cameriere devo prendere un filippino o un indiano? Non c’è nemmeno un italiano! Bisogna che i giovani si inidirizzino dove c’è richiesta di mercato e lascino stare i lavori o le professioni di cui il mercato è saturo”. Le piace la Lega? ’La Lega non mi piace per la sua polemica contro i "terroni", polemica che non posso assolutamente condividere. Se adesso in Italia abbiamo la Lega, è per via degli sperperi che ci sono stati, per il modo di governare inaudito”. Lei per chi voterà? ’Non lo so. Del resto, non lo sa nessuno. Che ci diano delle facce nuove, della gente in cui possiamo credere. Io ho sempre avuto una mentalità americana. Forse il partito a cui mi sono sentito più vicino è il socialista”. Craxi? ’Craxi non c’entra, eh. Io Craxi l’ho conosciuto di sfuggita, a qualche cena, a qualche party. Io non ho mai avuto protezioni politiche e non ho certo fatto la mia strada grazie alle protezioni politiche. Quando stavo in Rai, vedevo che i partiti facevano il bello e il cattivo tempo. Stabilivano chi doveva fare i programmi non in base al merito, ma in base al colore di ciascuno. Io, nonostante questo, ho resistito grazie alla forza delle mie trasmissioni”. In Rai l’hanno perseguitata? ’M’hanno tenuto due anni fermo, nel ’68 e nel ’69. E perchè poi? Mistero! Avevo in mano il progetto del Rischiatutto - una trasmissione, dal punto di vista dei quiz, rivoluzionaria - e venni tre volte a Roma per spiegarla ai dirigenti della Rai. Niente, quelli neanche mi ricevevano. L’ultima volta Giovanni Salvi mi fece fare due ore di anticamera, alla fine venni via con le lacrime agli occhi. Nel corridoio incontro Carlo Fuscagni: "Mike, che c’è, che succede?". Gli spiego che non riuscivo nemmeno a entrare nella stanza, lui allora irrompe nell’ufficio di Salvi, lo costringe ad ascoltarmi. E due ore dopo il Rischiatutto era nato!”. Che ne pensa dei nuovi dirigenti della Rai? ’Locatelli e gli altri si stanno muovendo bene, la Rai finalmente si sta dando una regolata. Una gran parte dei dipendenti Rai non lavora e sta lì solo per ragioni politiche”. La Rai deve fare soprattutto cultura? ’L’ho sempre detto, io: la Rai deve fare solo cultura e telegiornali. E grandi avvenimenti: i mondiali di calcio, le Olimpiadi vanno lasciati alla Rai. Ma il varietà, i quiz sono roba nostra, prodotti tipici della tv commerciale”. Berlusconi non ha troppe reti? ’Le reti si aiutano una con l’altra, sono in sinergia. Se ci tolgono una rete, non possiamo farcela”. Controllare la metà del mercato non è essere un trust? L’America, che lei cita così spesso, non lo permetterebbe mai. ’La legislazione americana è così perchè lì c’è un mercato capace di riunire davanti al televisore 60 milioni di spettatori. Ecco perchè laggiù possono vivere quattro network nazionali. Ma da noi, è tutta un’altra cosa. E poi, se pure si togliesse una rete a Berlusconi, chi se la prenderebbe? Lei crede davvero che ci sia la fila di imprenditori, fuori della porta, pronti ad acquistare Retequattro o Italiauno? Ma sono investimenti enormi, con costi di gestione giganteschi! Ed è un lavoro che bisogna saper fare, prima di avventurarsi in un’impresa del genere si deve aver acquisito il know-how”. Quante ore lavora al giorno? ’Anche quattordici. Ci sono migliaia e migliaia di richieste da tutt’Italia per partecipare alle nostre trasmissioni”. E’ vero che dorme fino all’una? ’Dipende. Tante volte c’è da alzarsi presto la mattina. Domani, per esempio, ho una riunione alle 10.00”. Non è male costruire degli show con dei bambini? ’E’ male se si spingono i bambini a scimmiottare i grandi, come accade in tanti programmi. Ma se lei allude a Bravo, bravissimo e al Premio Mozart, beh quelle sono trasmissioni ad alto livello, dove si esibiscono non dei bambini, ma dei professionisti. Sono trasmissioni culturali. Magari, è vero che non bisognerebbe premiare nessuno alla fine, perchè gli altri piccoli ci restano male”. Quell’inglese che dice di essere suo figlio... E’ suo figlio o no? ’No. Il "Corriere della sera" ha commesso una gravissima scorrettezza pubblicando in prima pagina una notizia falsa sul caso”; Un settimanale ha fatto vedere una foto di suo padre che tiene in braccio il bambino. ’Chi le dice che non sia un fotomontaggio?” Mi dica con che argomenti intratterrà i suoi ospiti stasera a cena. ’Ho già chiacchierato tanto con lei. Stasera a cena farò parlare mia moglie”. Giorgio Dell’Arti