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 2007  settembre 21 Venerdì calendario

ROMA – La decisione di cambiare i comandanti della Guardia di finanza della Lombardia fu presa perché «sapevo che a Milano c’era una situazione che non era coerente con la strategia politica del governo, nel senso che lì c’erano un gruppo di persone che era più dedito ad altro tipo di interessi che non a quello di affrontare le questioni dei reati economico-finanziari»

ROMA – La decisione di cambiare i comandanti della Guardia di finanza della Lombardia fu presa perché «sapevo che a Milano c’era una situazione che non era coerente con la strategia politica del governo, nel senso che lì c’erano un gruppo di persone che era più dedito ad altro tipo di interessi che non a quello di affrontare le questioni dei reati economico-finanziari». Così il 28 giugno scorso, davanti ai magistrati romani che lo interrogano come indagato per tentato abuso d’ufficio e minacce, il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco ricostruisce quanto avvenne nell’estate del 2006 e motiva la sua decisione che provocò il contrasto durissimo con il comandante Roberto Speciale. E mentre Alleanza nazionale e Forza Italia tornano a sollecitare «le immediate dimissioni del viceministro», il difensore dell’ex numero uno della Fiamme gialle, Ugo Longo, conferma che si opporrà davanti al gip alla richiesta di proscioglimento per Visco. Pressioni e censure La procura ha chiesto l’archiviazione dell’indagine pur ritenendo «che Visco abbia posto in essere una condotta in violazione di specifiche norme di legge » perché «gli elementi acquisiti non appaiono idonei a sostenere proficuamente l’accusa». E nello stesso tempo definisce «quanto meno discutibile il comportamento del generale Speciale nel momento in cui, pur ritenendo di dissentire dalle richieste e dagli "ordini" del viceministro Visco, non si comporta immediatamente in maniera conseguente alla sua volontà di dissenso». In realtà, durante l’interrogatorio del 15 giugno scorso, l’alto ufficiale aveva dichiarato: «Voglio evidenziare che io ormai in quel momento avevo capito che volessero di fatto commissariarmi e per questo motivo quando i generali Pappa e Favaro vennero da me con la lista già pronta, io feci buon viso a cattivo gioco, non feci alcuna rimostranza perché volevo prendere tempo». E così aveva spiegato la lettera inviata a Visco il 14 luglio 2006 con la comunicazione dei nomi degli ufficiali da trasferire che si chiudeva con la frase «Sempre agli ordini»: «Trattasi di una formula di stile militare da me solitamente usata, ma che ricordo usai per l’ultima volta proprio in quella lettera, attribuendole, nel caso specifico, proprio la volontà di indicare che stavo eseguendo un ordine del viceministro». Visco sottolinea di non essersi mai fidato di Speciale. «Quando arrivai al ministero – racconta a verbale – ero già abbastanza seccato, perché erano state pubblicate le cose di Calciopoli e c’era una bella fetta della Guardia di finanza, Speciale che andava in giro con Moggi, prendevano biglietti per sé e le cose, il che è praticamente disdicevole per uno che si deve occupare di società, per giunta la Juventus è una società quotata...». Ricorda il primo incontro: «Lui mi disse: "Ministro guardi io ho fatto un errore, anzi me l’hanno fatto fare perché mi è stato imposto, io voglio cambiare il capo di Stato Maggiore". La cosa mi sembrò assolutamente stravagante... Io ero appena insediato, tu me lo vieni a chiedere subito, pensi che sono scemo e mi presto a una strumentalizzazione politica... A Spaziante non dissi nulla, tra l’altro sapevo che veniva dal Secondo Reparto, dall’intelligence, poi era stato al Sismi o al Sisde e poi da Tremonti era stato portato prima a Milano e poi a capo di Stato Maggiore. Non gli dissi che Speciale lo voleva cacciare perché sono una persona corretta... Speciale invece di parlarmi di reati finanziari e lotta all’evasione parlava dei reparti speciali, cioè di incarichi da tutte le parti, insomma essere presenti era più importante che essere operativi...». Il magistrato chiede di ricostruire gli incontri con il generale. E Visco afferma: «Una volta mi disse che voleva vedermi assolutamente e mi disse che c’erano "indagini in corso in Puglia su finanziamenti elettorali che riguarderebbero pure i Ds". Io mi metto a ridere e dico, "Generale, per una cosa del genere. Fate, vadano avanti. Se c’è qualcosa di sbagliato non esiste". Un’altra volta mi disse che stavano per perquisire un tizio che doveva essere amico di Consorte. Al che dissi, a me degli indizi non me ne può fregare di meno, grazie. Quindi il personaggio era di questo tipo...». Poi torna a parlare dei motivi che lo spinsero a sollecitare i trasferimenti. E accusa Giulio Tremonti di aver messo «i suoi uomini » nei posti chiave: «Il mio predecessore è uno dei più importanti tributaristi milanesi, si erano creati intrecci di amicizie, di interessi che io non conosco dettagliatamente, che potevo intuire e che non mi piacevano e continuano a non piacermi... C’era un intreccio di interessi e di potere che teneva in modo stretto insieme alcuni settori al vertice della Finanza e in particolare con la procura di Milano... Tremonti aveva mandato il suo aiutante di campo... E l’altra cosa per me molto più rilevante che in tutto quel periodo la Guardia di finanza, in particolare a Milano, non faceva nessun contrasto all’evasione fiscale, cioè i compiti istituzionali del Corpo non venivano svolti». Il viceministro nega «nella maniera più assoluta» di essersi mai informato della vicenda delle intercettazioni dell’inchiesta Unipol. Ma in questo è Spaziante a smentirlo quando dichiara a verbale: «Visco mi chiese se mi ero fatto un’idea su chi fosse stato il responsabile della fuga di notizie... Non ricordo se fece riferimento al caso Unipol o all’onorevole Fassino ». Quando il pubblico ministero gli contesta la circostanza, Visco appare indispettito: «Scusi, le sembra che io possa essere così ingenuo da andare a chiedere a un personaggio come quello una cosa del genere? ». Ammette di aver chiamato Speciale «con la bava alla bocca» perché non aveva dato seguito alle disposizioni e di averlo insultato. Spiega che il generale non fu avvicendato subito perché «il governo si era appena insediato, avevamo in piedi il caso Sismi, il caso del capo della polizia...». E sul suo incarico dichiara: «Io non sono sottosegretario e non sono neanche un viceministro, se non formalmente. Cioè io sono una persona che avendo fatto il ministro delle Finanze si è prestato a fare questa cosa perché serviva alla Camera e dato che il ministro dell’Economia è un vecchio amico e non è un politico io l’ho fatto per dovere, perché avendo già fatto tutto quello che si poteva fare...».