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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

ROMA – Diserta la ripartenza di Anno Zero, non manda un video per la prima serata tv, rifiuta pure l’invito al collegamento telefonico con Michele Santoro e quando arriva a Codroipo (Udine) per il suo show, Beppe Grillo dà ordine di lasciare le telecamere della Rai fuori da Villa Manin

ROMA – Diserta la ripartenza di Anno Zero, non manda un video per la prima serata tv, rifiuta pure l’invito al collegamento telefonico con Michele Santoro e quando arriva a Codroipo (Udine) per il suo show, Beppe Grillo dà ordine di lasciare le telecamere della Rai fuori da Villa Manin. Per «togliersi una soddisfazione », non certo per attutire il clamore di quel che sta per dire. Il video rimanda l’editoriale del direttore Mauro Mazza, tg2 del 19 settembre: «Cosa accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati quegli insulti, premesse all’improvviso il grilletto?». E l’arringatore di folle, di certo consapevole del botto: «... e ti sparasse nel culo?». Uscita choc, che riattizza il fuoco dello scontro tra grillanti e politici, i quali a sentire il comico «stanno tutti delirando ». Berlusconi? « acquattato nell’ombra e si rode dall’invidia, se ne sta in un angolo e si chiede come ha fatto quello lì, senza soldi, a fare un casino del genere». Fassino? «Dice che sono un fascista». Ciampi? «Dice che manifestazioni come la nostra vanno fatte nell’alveo della Costituzione. Ma noi questo abbiamo fatto, l’8 settembre si sono materializzate due milioni di persone che hanno firmato 350 mila schede della petizione popolare. una cosa prevista dalla Costituzione, non era mai successo in 50 anni, non è mica colpa mia!». E dunque avanti con le liste civiche, ma il candidato deve «almeno» sapere l’italiano, essere incensurato e non iscritto a un partito. Eh no caro Beppe, replica a distanza Walter Veltroni, l’Italia «ha bisogno di soluzioni razionali, non di uno che urli nel tunnel». Sono le dieci di sera e nello studio di Rai2, dove Santoro si fa paladino del tritura’politici genovese, si salda l’asse tra il leader dei vaffa’boys e due girotondini della primissima ora, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio. Il quale dal piccolo schermo spedisce una feroce lettera al «ministro volante» Mastella. Lo accusa di aver scroccato un Milano’Roma coi soldi dei cittadini, di aver piazzato il figlio al ministero dello Sviluppo, di aver fatto incetta di appartamenti a saldo e affonda: «Nel 2000 fu testimone di nozze del braccio destro di Provenzano. Quando fu eletto disse "sarò più vicino ai detenuti che ai magistrati", è stato di parola». E adesso i politici hanno paura della V-generation, si sentono sotto attacco, parlano di minacce e intimidazioni ricevute via web dal popolo dei grillanti. Mastella denuncia «bestemmie», «gravi offese», «minacce», «commenti violenti » piovuti sul suo blog. E Pier Ferdinando Casini si schiera al fianco del direttore del Tg2, che per primo ha fiutato il rischio di una deriva esplosiva dei seguaci di Beppe Grillo. Mazza ha ragione, «basti pensare alla quantità di mail di minaccia che io ed altri abbiamo ricevuto ». Ma il leader dell’Udc non si farà intimidire dal «vaffa» che impera e informa di aver già denunciato l’attacco cibernetico alle autorità competenti: «Sono indifferente, non mi farò minacciare dalle lettere di qualche grillonauta ». Il tifone Grillo inquieta il centro, divide la sinistra, ma non sembra turbare troppo Berlusconi, il quale si è convinto che «l’antipolitica colpirà più la sinistra che noi». L’onda anomala che ha investito i politici non è roba sua, prende distanze il leader di Forza Italia e rivela che i suoi elettori «ritengono Grillo la peggiore costola della sinistra ». Sarà, ma il comico ne ha in serbo anche per lui, lo chiama «truffolo», quello «spot vivente», quell’«ologramma », quel «venditore di bava»... Tocca a Fausto Bertinotti difendere l’istituzione che rappresenta, dire che il grillismo «non ha grande peso nella società » e che Grillo rischia di aggravare la crisi. E Franco Marini invita a prestare attenzione alle parole di Mazza sui rischi del «linguaggio violento ».