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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

Non credevo di aver commesso fatti così gravi. In fin dei conti le fermavo perché ritenevo che a loro facesse piacere»: così ha accolto spaventato e stupito una richiesta di condanna a 24 anni Edgar Bianchi, bellissimo barista ventottenne conosciuto come il maniaco dell’ascensore: ha terrorizzato la città per quasi due anni, colpendo in quasi tutti i quartieri, anche a 200 metri dalla questura, sfidando gli investigatori che non riuscivano a identificarlo

Non credevo di aver commesso fatti così gravi. In fin dei conti le fermavo perché ritenevo che a loro facesse piacere»: così ha accolto spaventato e stupito una richiesta di condanna a 24 anni Edgar Bianchi, bellissimo barista ventottenne conosciuto come il maniaco dell’ascensore: ha terrorizzato la città per quasi due anni, colpendo in quasi tutti i quartieri, anche a 200 metri dalla questura, sfidando gli investigatori che non riuscivano a identificarlo. Finalmente individuato, è stato incastrato dal dna, dalle impronte e soprattutto dal riconoscimento da parte delle sue stesse vittime 24 alunne delle scuole medie inferiori e «per errore» una diciassettenne minuta come una bambina. «Non le sceglievo per l’età - ha spiegato -. Mi piacevano quelle piccole e magroline perchè potevo sottometterle, dominarle meglio». Le aggressioni sono cominciate all’improvviso: «A un certo punto mi sono accorto che queste ragazze mi piacevano tanto. Come quando mangi un pasticcino, che poi ti piace e non ne puoi fare a meno, ne mangi tanti altri». Però c’è stato un intervallo nella serie di violenze, nell’estate del 2005, fino a settembre. «Stavo bene, ero andato in Portogallo, quando sono tornato ero più tranquillo». Già, in Portogallo, dove anni fa si era trasferita la mamma brasiliana, lasciando Edgar affidato al fratello maggiore. In passato ha chiesto perdono, per scritto: «Io sono responsabile di tutti i fatti e voglio chiedere perdono a tutti perchè allora non mi rendevo conto di quello che facevo». Prima ancora aveva detto, tra le lacrime: «Mi accusano di cose gravi che mi turbano e mi fanno stressare, ma io non ricordo nulla». Ieri, invece, non ha pianto, non ha chiesto perdono e ha ricostruito perfettamente il suo metodo di caccia. «Non ricordo tutti gli episodi, qualcuno sì, altri li confondo, in una stessa zona sono andato magari due volte, le cose si sovrappongono. Ricordo via Donaver, via Sestri, via D’Albertis». Così non hanno identità le piccole vittime costrette a rapporti orali, palpeggiamenti, masturbazioni. «Tornavo a casa dal lavoro, lungo il tragitto da San Fruttuoso a Prà, oppure andavo in giro nel mio giorno libero - racconta - e se vedevo una ragazza che mi piaceva sentivo un impulso irresistibile, le andavo dietro, fino a casa. Entravo nel portone e poi nell’ascensore. Le chiedevo di darmi un bacio, o di fare altro». Una richiesta espressa con il coltello, un’arma con il manico d’osso. «E’ un coltello da Rambo» lo definisce, quasi con orgoglio, definendo così anche molto di sè. Ma se pensa che le ragazzine fossero consenzienti, perchè la minaccia armata? «Così facevamo prima, ma le avrei convinte lo stesso». Jeans, camicia a righe, abbronzato, i capelli lunghi raccolti in quel codino descritto dalle ragazzine aggredite a volto scoperto, è arrivato a Palazzo di Giustizia dal carcere di Chiavari, dove riceve le visite del fratello e le lettere della fidanzata. Sa che dovrà essere condannato. «Ma io non credo di aver commesso fatti così gravi». 7Il professor Franco Freilone, del dipartimento di psicologia dell’Università di Torino, uno degli esperti consultati per il delitto di Cogne, è l’autore della perizia voluta dal gip Daniela Faraggi che stabilisce come Edgar Bianchi sia capace di intendere e di volere. Come definisce il disturbo di Bianchi? «Un disturbo istrionico-narcisistico tipico del suo carattere adolescenziale, com’è tipica la sua seduttività, che però non hanno un nesso causale stretto con i suoi comportamenti». Si trattava di impulsi irrefrenabili? «In parte. Diciamo che potevano essere contenuti» Come si può spiegare il suo comportamento? «Posso citare un passo di Nietzche: ”La mia memoria dice ho fatto questo, il mio orgoglio dice non ho fatto questo, è infine il mio orgoglio che prevale”». Il giovane le ha indicato eventuali motivazioni di quanto ha fatto? All’indomani dell’arresto sembrava addirittura dispiaciuto di avere causato tanta sofferenza alle sue vittime. «Durante i colloqui non ha svelato nè un vissuto, nè un coinvolgimento emotivo e di conseguenza neppure le motivazioni». Come ha spiegato le aggressioni? «Come un istinto insopprimibile, una fame interiore, gli stessi impulsi che prova, ad esempio, entrando in una pasticceria, impulsi cui qualche volta cede e qualche volta no». Perchè nelle 85 pagine della perizia non emerge il pentimento per le aggressioni di cui s’è reso protagonista? «Non me ne ha parlato e non abbiamo elementi utili per appurarlo. E’ un aspetto che è rimasto fuori dal nostro lavoro». Insomma, Edgar Bianchi è malato? «Merita comprensione, cura e attenzione, perchè il suo disturbo di personalità gli comporta sofferenza».