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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

dal nostro corrispondente Le conseguenze dei nostri gesti ci inseguono per tutta la vita. Anche a livello penale, almeno secondo il procuratore di Philadelphia Lynne Abraham

dal nostro corrispondente Le conseguenze dei nostri gesti ci inseguono per tutta la vita. Anche a livello penale, almeno secondo il procuratore di Philadelphia Lynne Abraham. La storia è semplice: nel 1966, il giorno del Ringraziamento, durante una rapina ad un salone di bellezza William J. Barnes, ladro trentenne, sparò due volte a Walter T. Barclay Jr., poliziotto di 23 anni. Barclay venne colpito alla spina dorsale e rimase semiparalizzato: ha vissuto faticosamente su una sedia a rotelle fino al 19 agosto di quest´anno. Nel ´66 Barnes venne arrestato e condannato a vent´anni di galera, che ha scontato interamente. Ora, 41 anni dopo, la morte del poliziotto per infezione ha spinto il procuratore distrettuale a riarrestare Barnes con l´accusa di omicidio, sostenendo che la morte è stata causata dai postumi della ferita. L´ex rapinatore, che oggi ha 71 anni e lavora come uomo delle pulizie in un supermercato, è di nuovo dietro le sbarre e ci resterà almeno fino a dicembre, quando si terrà la prima udienza per decidere se ci sarà un nuovo processo. Il procuratore sostiene che si è responsabili di tutta la catena di eventi a cui si ha dato inizio, e che l´infezione mortale era l´ultima conseguenza del proiettile sparato: «Chi commette un crimine è responsabile per ogni singola cosa che ne deriva, non importa quanto distante, basta che si possa dimostrare un collegamento diretto». Nella maggior parte degli Stati americani esiste una regola, che risale all´Ottocento, per cui se una persona muore dopo un anno e un giorno dal momento di un incidente o di un crimine, il responsabile non può essere processato per omicidio. Ma i progressi della medicina hanno prolungato la vita delle vittime, e questo ha spinto i legislatori a spostare i termini della prescrizione. Così almeno venti stati, tra cui la Pennsylvania, hanno abolito ogni limite temporale per poter mandare a giudizio qualcuno con l´accusa di omicidio. Il medico legale della Contea di Bucks ha dichiarato che la morte è avvenuta per omicidio, pur senza aver fatto l´autopsia, e ha dato il via libera alla sepoltura. Il sito della polizia dedicato alla memoria dei propri caduti non ha atteso il processo, e ha già inserito la scheda di Barclay spiegando che è morto per una sparatoria del 1966. La difesa evidenzia invece che l´ex agente negli anni ha avuto due gravi incidenti d´auto, uno dei quali lo aveva colpito alla schiena, e aveva contratto l´epatite. E che non è possibile legare un´infezione alle vie urinarie a due proiettili di quarantuno anni fa. Barnes, che nella sua carriera criminale era chiamato «Il cowboy», è reduce da due infarti e oggi dice: «Ora sono vecchio e ho pagato il mio debito. Niente mi fa vergognare quanto quello che feci quella sera del ´66. Dovrò rispondere a Dio per quanto ho fatto soffrire quell´uomo, ma questa volta mi sento una vittima».