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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

Nella sua storia plurisecolare, il papato ha sperimentato varie forme di tasse e di introiti fiscali, almeno fino alla soppressione dello Stato pontificio

Nella sua storia plurisecolare, il papato ha sperimentato varie forme di tasse e di introiti fiscali, almeno fino alla soppressione dello Stato pontificio. In molte città dell´antico Stato pontificio – ed anche ad Avignone (che fu sede del papato nel Trecento e che gli appartenne per secoli) – si possono ancor oggi ammirare i palazzi in cui erano insediati i collettori delle gabelle pontificie. Gli archivi pontifici sono ricolmi di documenti provenienti dalle amministrazioni fiscali papali. Non solo gli abitanti dello Stato, ma anche sovrani – come i re di Sicilia e di Inghilterra – hanno versato per secoli censi annuali alla Chiesa di Roma, perché vassalli del papa. Ed anche le varie istituzioni ecclesiastiche della Cristianità hanno regolarmente dovuto pagare tasse ed imposte, di vario tipo, alla Chiesa di Roma. Il sistema fiscale del papato fu all´avanguardia. Fin dai primi anni del Duecento, il papato tentò di introdurre una tassa regolare per finanziare la Curia romana. Tale tassa avrebbe dovuto corrispondere alla decima parte degli introiti delle chiese cattedrali. Come controparte, il papato prometteva di togliere le tasse sulle bolle prodotte dalla cancelleria. Questo progetto fiscale non ebbe successo, ma l´idea di esigere dalle varie chiese della Cristianità il pagamento di decime non fu dimenticata. Anzi, fu introdotta per finanziare le Crociate. Decine di collettori papali furono allora inviati nelle varie regioni della Cristianità per raccogliere le decime. Quando era ancora un giovane curiale, Benedetto Caetani, il futuro papa Bonifacio VIII (1294-1303), fece il giro di mezza Europa per raccogliere decime in Francia, in Inghilterra e persino in Danimarca. Era un´attività piena di rischi, perché talvolta i collettori venivano accolti con lanci di sassi.... La decima servì anche a scopi politici. Per finanziare la guerra contro i Colonna, Bonifacio VIII si servì anche della decima per la Terra Santa che era allora depositata a Firenze presso dei banchieri, pregando il cardinal Matteo Rosso Orsini di prelevare su di essa duemila fiorini d´oro. Per razionalizzare la raccolta delle decime, nei primi decenni del Trecento, un papa – Benedetto XII – suddivise l´Europa in quattro parti. Ma anche questa ripartizione suscitò reazioni, soprattutto da parte dell´Inghilterra che volle essere considerata una "nazione" a parte, la quinta appunto. E ci riuscì, al concilio di Costanza (1415), durante il quale peraltro il problema delle tasse pontificie fu dibattuto a lungo, perché considerato uno dei grandi problemi che la Chiesa doveva risolvere. I concili del Quattrocento tentarono anche di eliminare un´altra tassa pontificia, che aveva allora più di due secoli di vita, i cosiddetti "servizi", le oblazioni in denaro che vescovi e abati dovevano versare in occasione della conferma della loro elezione. Uno dei primi casi attestati riguarda un vescovo tedesco (di Würzburg). Nel settembre 1255, questo vescovo prelevò presso i banchieri romani un prestito di 215 marchi d´argento: quattro anni dopo non aveva ancora versato i 500 marchi che aveva promesso al collegio dei cardinali... Nel Medioevo e fino alla fine dello Stato pontificio, i papi erano signori spirituali e temporali. E per sostenere ciascuno di questi ambiti, dovettero appoggiarsi su un sistema di imposte e di tasse, che proprio per la sua efficacia, sollevò non poche proteste. Celebri sono le rimostranze del più grande vescovo inglese del Duecento, Roberto Grossatesta, fondatore dell´Università di Oxford. Ma celebri sono anche i versi polemici dei due massimi poeti popolari romani, Trilussa e Gioacchino Belli.