Luisa Grion, la Repubblica 20/9/2007, 20 settembre 2007
ROMA - Per vivere nella periferia di una grande città, in Italia, si deve mettere in conto un affitto di 800 euro al mese
ROMA - Per vivere nella periferia di una grande città, in Italia, si deve mettere in conto un affitto di 800 euro al mese. Niente di ché, sia chiaro: 80 metri quadri per bagno - soggiorno - cucina - camera - cameretta in un uno dei tanti onesti palazzoni spuntati come funghi dagli anni Cinquanta in poi. Se la famiglia in questione ha un reddito annuo di 30 mila euro, ciò vuol dire che la spesa per l´abitazione in periferia si porta via il 30-40 per cento delle entrate. Se ci si deve accontentare di 15 mila euro di reddito, l´incidenza dell´affitto può volare - come a Roma - fino al 74 per cento. Il problematico scenario emerge da un´indagine condotta dai sindacati degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat-Uil, ma secondo uno studio di Nomisma, che sarà presentato oggi, il quadro delle emergenze va allargato. Al caro-affitti, infatti, bisogna aggiungere il caro-mutuo e dalla somma risulta che in Italia vi sono 3,6 milioni di famiglia in difficoltà per via della casa. Quasi due milioni fanno i salti mortali per saldare il prestito con le banche, 1,7 lotta tutti i mesi per l´affitto. Considerate le grandi aree urbane ed esclusi gli immobili situati in aree di pregio, il canone dei classici 80 metri quadri - volendo passar dalle periferie ai quartieri a ridosso dei centri storici - è destinato a schizzare verso l´alto. Se alla estrema periferia di Bari se ne vanno 502 euro al mese, per una zona media di Roma se ne spendono 1.750. Il top dei rincari spetta a Milano dove l´appartamento in una zona «buona» costa quasi 2.000 euro al mese. La media si attesta appunto sugli 800, il che - a Firenze e Milano - vuol dire che chi vi abita spende per la casa il 30-40 per cento dell´intero reddito. Generalmente affittare casa al Sud costa un po´ meno che al Nord: ma anche nelle città meridionali è difficile trovare casa se non si mette in conto un canone non inferiore ai 500 euro. Si va dai 650 di Napoli, ai 595 di Palermo. Tali dati, secondo il Sunia, vanno inevitabilmente incrociati con quelli sugli sfratti: nel 70 per cento dei casi, infatti, la causa che li genera è la morosità dell´inquilino. Solo nel 2000 la quota era ferma del 50 per cento. Non solo: dal 2005 al 2006 gli «allontanamenti forzati» sono aumentati dell´8,5 per cento raggiungendo il tetto dei 48.751. A Firenze, ne è colpita una famiglia su 50; a Roma e Genova una su 60. E a completare il quadro, spiega l´indagine dei sindacati degli inquilini c´è l´evasione fiscale registrata sugli affitti: secondo le più recenti stime si sfiorano i 5 miliardi di euro. In pratica la metà dei contratti di locazione (più di 2 milioni) sono irregolari e tali cifre sono in continua crescita con il lievitare dei canoni senza controllo. Sunia, Sicet e Uniat Uil chiedono la modifica dell´attuale regime delle locazioni attraverso norme che privilegino il canale concertato, la tracciabilità nel pagamento dei canoni e il rifinanziamento del fondo sociale che permetta di dare sostegno alle famiglie di fascia bassa.