Danilo Taino, Corriere della Sera 20/9/2007, 20 settembre 2007
BERLINO
Il baciamano di Jacques Chirac era una cosa: vecchio mondo, ma lusinghiero. Tutti questi abbracci e baci sulle guance che distribuisce Nicolas Sarkozy, invece, pare proprio che a Angela Merkel diano sui nervi. E la cosa è probabilmente più rilevante di quanto non appaia a prima vista. In maggio, quando il nuovo presidente francese è entrato all’Eliseo, pareva che al cuore dell’Europa si sarebbe creata la coppia perfetta: lui e la cancelliera tedesca sono conservatori moderni, non amano le polemiche anti-americane, vogliono fare qualche riforma. Quattro mesi dopo, tra Berlino e Parigi corre al contrario un bel po’ d’irritazione.
Per lo più, si tratta di sostanza: nella capitale tedesca non sono piaciuti gli attacchi di Sarkozy alla Banca centrale europea, l’iniziativa troppo personalizzata per la liberazione delle infermiere bulgare detenute in Libia, alcune scelte protezioniste di Parigi, le pretese francesi per risolvere la crisi dell’ Airbus. Solo sulla politica estera e sulla Costituzione europea, per ora, sembra esserci condivisione di contenuti. Ora, però, sta venendo in primo piano la questione dello stile: e mentre sulle scelte politiche si possono fare i compromessi, sulle attitudini personali l’irritazione rischia di diventare permanente. I commenti, negli ambienti governativi di Berlino, sugli affettuosi entusiasmi gallici di Nicolas e sulla rigidità teutonica di Angela, corrono. E, al di là dei baci che la Realpolitik potrebbe anche sopportare, è tutto il modo di fare del presidente francese a fare sbarrare gli occhi ai tedeschi.
Un quotidiano, la Rehinische Post, è arrivato a scrivere che tra Merkel e Sarkozy è ormai «crisi profonda». Probabilmente è un’ affermazione esagerata. Di certo, però, sono a confronto due modi di intendere e fare la politica in una fase in cui la politica stessa è in crisi ovunque: i modi un po’ spagnoleschi di Sarkozy e quelli understated di Frau Merkel, l’approccio individualista del presidente e l’amore per il lavoro di team della cancelliera, i toni accesi e qualche volta brutali del francese e la ricerca continua dell’accordo della tedesca. L’ultimo incontro tra i due, a Berlino la settimana scorsa, è stato «molto franco», secondo il portavoce del governo di Parigi: definizione che, tradotta, vuole dire duro se non addirittura surriscaldato. Tanto che il quotidiano francese Le Figaro
ha sostenuto che la cancelliera, ormai, ritiene i modi di Sarkozi troppo «rudi e sbrigativi ».
Il fatto è che lo stile «pancia a terra» sta servendo bene la signora Merkel. Non solo perché è connaturato a questa figlia di un pastore protestante cresciuta nella rigida Germania dell’Est quando il Muro ancora c’era. Ma soprattutto perché le ha consentito di ottenere risultati internazionali rilevanti alla guida della Ue, nel primo semestre dell’anno, e del G8, fino a fine 2007: sulla Costituzione europea e sulla lotta all’eccessivo riscaldamento del pianeta, per esempio.
E le permette, a Berlino, di tenere assieme una coalizione di governo nella quale, lei democristiana, deve sapere riconoscere le esigenze dei partner socialdemocratici. Non solo: la cancelliera sembra avere deciso che il suo approccio ai problemi interni e internazionali d’ora in poi sarà ancora più misurato, in preparazione delle elezioni dell’ autunno 2009. Il suo obiettivo è superare, tenendo la testa sott’acqua, il 2008, anno durante il quale gli alleati (si fa per dire) socialdemocratici nella Grosse Koalition cercheranno di recuperare i consensi che hanno perduto di recente e che vedrà cambiare presidenti in America e in Russia, tradizionali clienti difficili per Berlino.
Per dire: in un’intervista che sarà pubblicata oggi dal settimanale Bunte, la cancelliera appare al suo minimo di verve. I politici devono essere dei modelli di comportamento – dice ”, devono sapere dove finisce il loro privato e dove inizia la sfera pubblica e Edmund Stoiber – il leader della Baviera che uscirà di scena alla fine della settimana prossima e che con la signora Merkel ha avuto più di uno scontro in passato – «mi mancherà». Leadership minimalista, se ce n’è una.
Anche la prudenza ufficiale che, nei giorni scorsi, il governo tedesco ha tenuto sulle dure dichiarazioni del ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner contro il riarmo atomico dell’Iran va letta in questo quadro: Frau Merkel preferisce ogni giorno di più che le bandiere le sventolino gli altri, anche quando sulla sostanza (nuove sanzioni europee contro Teheran se non sarà l’Onu a deciderle) è d’accordo. Ma in questi casi, paradossalmente, lo stile iperattivo dell’esecutivo francese può diventare utile, se farà il lavoro che la cancelliera non vuole svolgere da protagonista. Anche il ragazzaccio della politica europea, il Nicolas esagerato e rumoroso alla ricerca del palcoscenico, può fare comodo. Un bacio in più sulla guancia, in fondo, cos’è, se serve a fare avanzare il «metodo Merkel»?