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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

ROMA – Se è vero che era l’estate 2005 quando Massimo D’Alema fu intercettato «indirettamente» mentre parlava con Giovanni Consorte della scalata Unipol alla Bnl, a rigor di logica questo vuol dire che la Camera non è competente per le autorizzazioni richieste dal Gip Clementina Forleo

ROMA – Se è vero che era l’estate 2005 quando Massimo D’Alema fu intercettato «indirettamente» mentre parlava con Giovanni Consorte della scalata Unipol alla Bnl, a rigor di logica questo vuol dire che la Camera non è competente per le autorizzazioni richieste dal Gip Clementina Forleo. Non lo è perché, tra il 19 luglio 2004 e il 10 aprile 2006 l’attuale ministro degli Esteri era deputato europeo. Quindi, già mercoledì 26 settembre, Elias Vacca, il relatore del caso D’Alema nella giunta per le autorizzazioni, farà la sua proposta per il voto dell’aula: rinviare gli atti al giudice Forleo perché ha sbagliato destinatario nel richiedere l’utilizzabilità contro Consorte delle intercettazioni in cui è coinvolto D’Alema. La palla, dunque, passerebbe alla commissione giuridica dell’Europarlamento presieduta da Peppino Gargani (Forza Italia). Il colpo di scena si è materializzato quando lo zelo dei funzionari della giunta delle autorizzazioni, guidati dal consigliere Marco Cerase, ha indotto il presidente Carlo Giovanardi (Udc) a verificare i precedenti e la data in cui D’Alema si era dimesso dalla carica di deputato nazionale: «Va reso merito agli uffici da me sollecitati a un’ulteriore verifica di esser stati gli unici ad essersi accorti del rilievo decisivo». Il giudice Forleo, a questo punto, dovrebbe riformulare la sua richiesta ma già da ora avverte: «La legge è chiara e io l’ho rispettata. Al massimo devono trasmettere l’atto al Parlamento europeo, ma non cambia nulla». Tutto ruota intorno al secondo comma dell’articolo 6 della legge Boato: il giudice chiede «l’autorizzazione alla Camera alla quale il membro del Parlamento appartiene o apparteneva al momento in cui le conversazioni o le comunicazioni sono state intercettate ». Pier Luigi Mantini (Ulivo), il primo a sollevare la questione, è sicuro che l’interpretazione sia una sola: « evidente che ci si debba riferire allo status del soggetto all’epoca dei fatti e non a quella della richiesta». Della stessa opinione è il relatore Elias Vacca (Pdci)che già lunedì consegnerà la sua memoria ai colleghi della giunta, in forza anche del precedente di Giuseppe Gianni (Udc) per il quale la Camera votò all’unanimità la sua incompetenza: la richiesta dell’autorità giudiziaria di Ragusa si riferiva a intercettazioni captate quando Gianni non era deputato. Il 26 settembre, poi, la giunta potrebbe prendere una decisione su Piero Fassino (Ds) e su Salvatore Cicu (FI). E secondo Mantini, «l’Ulivo non deve avere tentennamenti e deve autorizzare l’utilizzazione di quelle intercettazioni nel procedimento contro Consorte. Lo deve fare perché non ha nulla da nascondere».