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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

ROMA – Clemente Mastella che vuole costruire nuove carceri, Alfonso Pecoraro Scanio che chiede un miliardo per l’attuazione del protocollo di Kyoto, Paolo Ferrero che pretende il fondo per gli anziani non autosufficienti, Antonio Di Pietro che ha bisogno di 2 miliardi per le grandi opere

ROMA – Clemente Mastella che vuole costruire nuove carceri, Alfonso Pecoraro Scanio che chiede un miliardo per l’attuazione del protocollo di Kyoto, Paolo Ferrero che pretende il fondo per gli anziani non autosufficienti, Antonio Di Pietro che ha bisogno di 2 miliardi per le grandi opere. Per carità, c’è anche chi si accontenterebbe dell’indispensabile. A Giuliano Amato, per esempio, basterebbero i soldi per pagare l’affitto dei commissariati e la benzina delle volanti della Polizia. Se non fosse che pure per queste spese ci vogliono centinaia di milioni, che nel bilancio pubblico non ci sono. E che nessuno ha il coraggio di tagliare da altre parti. Con un risultato desolante: per la Finanziaria del 2008 i ministri del governo Prodi hanno presentato al titolare dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, richieste di spesa per 22 miliardi. Proponendo risparmi per appena 800 milioni. La compensazione arriva poco sopra al 3%, e meno male che tutte le nuove iniziative dovevano essere «a costo zero ». Almeno così aveva ordinato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, nell’Atto di indirizzo sulla Finanziaria approvato dal governo a luglio insieme al Dpef. Un provvedimento che Tommaso Padoa- Schioppa, dopo aver consegnato la suggestiva ipotesi della prima Finanziaria senza correzioni del deficit, aveva voluto arrivasse a tutti i ministri con il timbro ufficiale di Palazzo Chigi. Imprimatur che, a conti fatti, non è servito granché. Nessuno, o quasi, ha rispettato le consegne. E ora la lista dei 22 miliardi viaggia verso una bocciatura inesorabile. Del resto, il bilancio del 2008 è già carico di spese «in eccesso » che attendono copertura con la Finanziaria. Sono altri 11 miliardi di euro, tra pubblico impiego, welfare, impegni internazionali, Ferrovie, Anas. Così lo sforamento arriverebbe a 30 miliardi, e il conto non è ancora definitivo, perché oltre a quelle dei singoli ministri, ci sono poi le «nuove iniziative politiche» che riguardano l’intero governo. Gli sgravi Ici, i soldi alle famiglie e quant’altro si deciderà. Il Tesoro aveva ipotizzato un’altra decina di miliardi. E siamo a 40. A Giulio Tremonti, quando era ministro, era andata meglio. Nel luglio del 2003 aveva chiesto a tutti i ministri una scheda con i programmi per l’anno successivo. Le richieste, allora, erano arrivate a «soli» 16 miliardi. Che furono comunque sufficienti al ministro per mettere una bella pietra sopra quei progetti. «Questo è il Dpef, mica il libro dei sogni» disse Tremonti. Che poi si inventò il taglia-spese, una falciatrice che spuntava anche l’impossibile, tanto è vero che non funzionò. Quest’anno il problema è più grave. Perché i desiderata dei ministri sono maggiori, e così sarà la loro insoddisfazione dopo i tagli. Ma anche perché l’esercizio chiesto ai ministri era indispensabile per avviare la revisione della spesa pubblica, la carta sulla quale Padoa- Schioppa gioca tutto per riportare il bilancio definitivamente sotto controllo. Mario Sensini Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa alla presentazione del rapporto Isae (foto Squillantini). Ieri vertice tecnico sulla manovra