John Noble Wilford, la Repubblica 20/9/2007, pagina 42., 20 settembre 2007
Quando scompare una lingua. la Repubblica, giovedì 20 settembre I linguisti dicono che delle settemila lingue parlate oggi nel mondo, circa la metà sono a rischio di estinzione e molto verosimilmente spariranno entro la fine di questo secolo
Quando scompare una lingua. la Repubblica, giovedì 20 settembre I linguisti dicono che delle settemila lingue parlate oggi nel mondo, circa la metà sono a rischio di estinzione e molto verosimilmente spariranno entro la fine di questo secolo. In effetti smette di essere utilizzata una lingua ogni due settimane. Alcune lingue spariscono in un solo istante, quando muore l´ultimo sopravvissuto che le parla. Altre si perdono gradualmente nelle culture bilingue, quando le lingue indigene sono sovrastate, per esempio, dalla lingua dominante a scuola, al mercato oppure alla televisione. Da quanto si è appreso da una nuova ricerca resa nota ieri, vi sono cinque aree geografiche nelle quali le lingue stanno scomparendo più rapidamente che altrove: l´Australia settentrionale, il Sudamerica centrale, la zona costiera nordamericana del Pacifico settentrionale, la Siberia orientale, l´Oklahoma e la parte sud-occidentale degli Stati Uniti. In tutte queste aree vi sono popolazioni indigene in costante calo che parlano lingue diverse. Lo studio si è basato su una ricerca sul campo e sull´analisi di dati ed è stato supportato dalla National Geographic Society e dal Living Tongues Institute for Endangered Languages. L´esito della ricerca è riportato nel numero di ottobre del National Geographic e sul sito languagehotspots. org.. In una teleconferenza con la stampa K. David Harrison, professore associato di linguistica a Swarthmore, ha detto ieri che oltre la metà delle lingue non avevano forma scritta ed erano «esposte ad essere perdute e dimenticate». Dietro di sé queste lingue scomparse non lasciano alcun vocabolario, alcun testo scritto, alcun resoconto del sapere e della storia accumulati da una cultura ormai scomparsa anch´essa. Dando inizio a quello che si prevede sarà un progetto a lungo termine finalizzato a individuare e registrare le lingue a rischio di estinzione, il professor Harrison ha viaggiato in molte parti del mondo in compagnia di Gregory D. S. Anderson, direttore del Living Tongues Institute, di Salem in Oregon, e di Chris Rainier, regista della National Geographic Society. I ricercatori, concentrandosi sulle specifiche lingue orali, e non sui dialetti, hanno intervistato e registrato le poche persone rimaste che ancora le parlano e hanno altresì messo insieme un elenco delle parole più importanti. I progetti individuali - alcuni della durata di tre-quattro anni - comportano centinaia di ore di discorsi registrati, l´elaborazione di grammatiche, l´insegnamento ai bambini della lettura di lingue oscure. La ricerca si è concentrata sul salvataggio di intere famiglie linguistiche. In Australia, dove quasi tutte le 231 lingue parlate sono a rischio, i ricercatori hanno individuato tre persone che parlano Magati Ke nei Territori del Nord e altre tre che parlano Yawuru nell´Australia occidentale. A luglio poi, ha detto Anderson, hanno conosciuto l´unico uomo rimasto a parlare Amurdag, una lingua dei Territori del Nord che era stata dichiarata estinta. «Molto probabilmente questa è l´unica lingua che non sarà possibile riportare in vita, ma almeno l´avremo registrata» ha detto, facendo notare che l´aborigeno che la parla faticava a ricordare parole che aveva sentito proferire da suo padre ormai morto. Molte delle 113 lingue parlate nella regione delle Ande, nel bacino dell´Amazzonia, sono poco conosciute e stanno cedendo il passo allo spagnolo o al portoghese, oppure, in qualche caso, a un´altra lingua indigena dominante. In quest´area, per esempio, un gruppo noto con il nome di Kallawaya utilizza lo spagnolo o il quechua nella vita di tutti i giorni, ma parla altresì una terza lingua segreta esclusivamente per trasmettere le conoscenze sulle piante medicinali, alcune delle quali in precedenza erano del tutto sconosciute alla scienza. «In che modo e perché questa lingua sia riuscita a sopravvivere per oltre quattrocento anni, pur essendo parlata da pochissimi individui è un vero mistero» ha detto Harrison nel comunicato stampa. La predominanza dell´inglese pregiudica la sopravvivenza delle 54 lingue indigene dell´Altopiano del Pacifico nord-occidentale, una regione che comprende il British Columbia, Washington e l´Oregon. Soltanto una persona parla ancora il Siletz Dee-ni, l´ultima di molte lingue parlate un tempo nelle riserve dell´Oregon. Nella Siberia orientale, dicono i ricercatori, la polizia governativa ha costretto chi parlava le lingue delle minoranze a utilizzare le lingue nazionali o regionali, come il russo o il sakha. In Oklahoma, in Texas e in New Mexico si parlano ancor oggi quaranta lingue, molte delle quali originariamente usate dalle tribù indiane, altre invece introdotte da tribù orientali costrette a trasferirsi nelle riserve, soprattutto in Oklahoma. Molte di queste lingue sono tuttavia morenti. Altro segno della minaccia che incombe su molte lingue relativamente sconosciute, ha detto Harrison, è il fatto che 83 lingue con influenza «globale» siano parlate e scritte dall´80 per cento della popolazione mondiale. Molte di esse devono far fronte a un´estinzione che procede a un ritmo perfino superiore a quello col quale scompaiono dalla Terra uccelli, mammiferi, pesci e piante. John Noble Wilford (Copyright "New York Times"/ "la Repubblica". Traduzione di Anna Bissanti)