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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

CAPECCHI

CAPECCHI Riccardo Perugia 1965. «’Lo scout è leale” è scolpito all’articolo 2 della Legge dei piccoli esploratori e chi da bambino ha indossato l’uniforme del lupetto, di certo non ha dimenticato. Se uno scoiattolo è ferito, lo curi. Se il capo reparto ti impartisce un ordine, obbedisci. Se accetti un passaggio da un vicepremier su un aereo di Stato, ti dimetti. E Riccardo Capecchi, ex boy scout [...] dirigente delle Poste in aspettativa nonché stretto collaboratore di Romano Prodi ed Enrico Letta, si è dimesso. Era sul volo blu delle polemiche, decollato da Milano dopo il gran premio di Monza con a bordo Francesco Rutelli e Clemente Mastella. ”E non era giusto che io ci fossi” ha ammesso l’intruso con tempestività rara. La foto del funzionario di Palazzo Chigi, pizzetto e occhiali da studente, spunta al mattino sulle pagine online di Dagospia, titolo ”Non prendete quell’aereo”. I pettegolezzi politici di Roberto D’Agostino viaggiano veloci, cappuccino e cornetto e la storia del funzionario pizzicato a quota novemila ha già fatto il giro dei Palazzi. Capecchi vede Prodi, parla con Letta, ”resta Riccardo, resta...”, ma lui niente. Pulito nel pensiero, nella parola e nell’azione come da decalogo del perfetto lupetto, affida la sua lettera di dimissioni proprio al sito che l’ha paparazzato col piede sulla scaletta. ”Volo, maledetto volo” manda in rete D’Agostino e s’incarica di ringraziare a nome degli italiani la vittima dello scoop. ”Gentile Capecchi, solo due parole per un gesto che Le fa onore: è Mastella che deve dimettersi da ministro, non Lei”. Firmato, Dagospia 19 settembre 2007. ”Un gesto personale che è stato apprezzato » fanno sapere da Palazzo Chigi, nelle cui stanze si cerca affannosamente un antidoto al grillismo che impazza. Il caso, assai spinoso, è tutt’altro che chiuso. ”Sono certo di non aver commesso alcun illecito, ma consapevole di aver compiuto una leggerezza – si legge nella missiva di addio ”. Mi è ben chiaro che non tutti hanno l’opportunità di salire su un volo di Stato solo per risparmiare alcune ore di attesa». Ma il passaggio delicato è un altro, quello in cui il passeggero a sbafo, chiarito che aveva in tasca un biglietto ”regolarmente acquistato” per il volo delle ore 20 da Linate a Fiumicino numero AZ 2119, dichiara di essere salito sul velivolo di Stato ”per atto di cortesia di Rutelli”. Gentilezza presidenziale? Macché. L’ufficio stampa del ministro smentisce, fa sapere che l’imbucato volante ”si è presentato all’imbarco di sua iniziativa e non è stato assolutamente autorizzato”. A sentire lo staff del vicepremier il nome di Capecchi non era nell’elenco delle persone autorizzate a salire a bordo ”d’intesa con l’Ufficio voli di Palazzo Chigi”. Fedele al re, alla Patria, ai suoi capi, ai suoi genitori e ai suoi datori di lavoro come ogni bravo scout (art. 2 della Legge, ndr), l’uomo dei dossier riservati non polemizza. Se pure fosse ”distrutto” come lo descrive chi gli vuol bene, ”amareggiato” per aver pagato solo lui che non è un politico, pubblicamente non lo direbbe mai. Articolo 8 della Legge: ”Lo scout sorride e fischietta in tutte le difficoltà”. E così il vice di Daniele De Giovanni, capo della segreteria del premier, fa le valigie e lascia Palazzo Chigi, come già il tesoriere Angelo Rovati investito dalla bufera Telecom. Poiché in Italia non si dimette mai nessuno la domanda è d’obbligo. Dimissioni irrevocabili, parola di lupetto? ”Sì”. vero che il suo contratto sarebbe scaduto tra due mesi? ”Verissimo, ma sono certo che l’avrebbero rinnovato”. Perché è salito su quel volo? ”Arrivava tre ore prima”. Perché lascia? ”Sono una persona retta e trasparente e non voglio che il mio nome sia accostato strumentalmente, nemmeno per un secondo, a operazioni di antipolitica. Ora sono libero e voglio vedere chi romperà le scatole”. A Prodi? ”Persona straordinaria, è sotto Finanziaria”. E Letta? ”Enrico è impegnato in una campagna importante e io mi onoro di essergli amico”. Dottor Capecchi, Beppe Grillo potrebbe rimproverarla di aver dimenticato l’articolo 9, lo scout è economo... ”Bisognava pur dare un segnale di correttezza. Essere un boyscout impone la lealtà. E non è un fatto romantico”» (Monica Guerzoni, ”Corriere della Sera” 20/9/2007).