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 2007  settembre 20 Giovedì calendario

Bianchi Edgar

• Genova 1979 (~) Maniaco • «[...] il ”mostro dell’ascensore” [...] un barista che per due anni e mezzo aveva pedinato e violentato ragazzine nei portoni della città o negli ascensori, minacciandole con un coltello e costringendole a fare cose che non dimenticheranno più. [...] fu catturato dalla squadra mobile nel momento in cui il panico stava [...] dilagando, riconosciuto quasi per caso da un poliziotto che lo incontrò in un bar e si ricordò degli identikit tante volte pubblicati sui giornali (quell’ispettore si chiamava Roberto Cutillo e morì pochi mesi dopo in un incidente stradale, ndr). [...]» (Matteo Indice, ”Il Messaggero” 5/7/2009) • «’Non credevo di aver commesso fatti così gravi. In fin dei conti le fermavo perché ritenevo che a loro facesse piacere”: così ha accolto spaventato e stupito una richiesta di condanna a 24 anni Edgar Bianchi, bellissimo barista [...] conosciuto come il maniaco dell’ascensore: ha terrorizzato la città per quasi due anni, colpendo in quasi tutti i quartieri, anche a 200 metri dalla questura, sfidando gli investigatori che non riuscivano a identificarlo. Finalmente individuato, è stato incastrato dal dna, dalle impronte e soprattutto dal riconoscimento da parte delle sue stesse vittime 24 alunne delle scuole medie inferiori e ”per errore” una diciassettenne minuta come una bambina. ”Non le sceglievo per l’età - ha spiegato -. Mi piacevano quelle piccole e magroline perchè potevo sottometterle, dominarle meglio”. Le aggressioni sono cominciate all’improvviso: ”A un certo punto mi sono accorto che queste ragazze mi piacevano tanto. Come quando mangi un pasticcino, che poi ti piace e non ne puoi fare a meno, ne mangi tanti altri”. Però c’è stato un intervallo nella serie di violenze, nell’estate del 2005, fino a settembre. «Stavo bene, ero andato in Portogallo, quando sono tornato ero più tranquillo». Già, in Portogallo, dove [...] si era trasferita la mamma brasiliana, lasciando Edgar affidato al fratello maggiore. In passato ha chiesto perdono, per scritto: ”Io sono responsabile di tutti i fatti e voglio chiedere perdono a tutti perchè allora non mi rendevo conto di quello che facevo”. Prima ancora aveva detto, tra le lacrime: ”Mi accusano di cose gravi che mi turbano e mi fanno stressare, ma io non ricordo nulla [...] Non ricordo tutti gli episodi, qualcuno sì, altri li confondo, in una stessa zona sono andato magari due volte, le cose si sovrappongono. Ricordo via Donaver, via Sestri, via D’Albertis”. Così non hanno identità le piccole vittime costrette a rapporti orali, palpeggiamenti, masturbazioni. ”Tornavo a casa dal lavoro, lungo il tragitto da San Fruttuoso a Prà, oppure andavo in giro nel mio giorno libero - racconta - e se vedevo una ragazza che mi piaceva sentivo un impulso irresistibile, le andavo dietro, fino a casa. Entravo nel portone e poi nell’ascensore. Le chiedevo di darmi un bacio, o di fare altro”. Una richiesta espressa con il coltello, un’arma con il manico d’osso. ” un coltello da Rambo” lo definisce, quasi con orgoglio, definendo così anche molto di sè. Ma se pensa che le ragazzine fossero consenzienti, perchè la minaccia armata? ”Così facevamo prima, ma le avrei convinte lo stesso”. Jeans, camicia a righe, abbronzato, i capelli lunghi raccolti in quel codino descritto dalle ragazzine aggredite a volto scoperto [...]» (Alessandra Pieracci, ”La Stampa” 20/9/2007).