Il Sole 24 Ore 16/09/2007, 16 settembre 2007
Caro Giulio, lasciami Bube. Il Sole 24 Ore 16 settembre 2007. Caro Cassola, ho trovato il tuo libro molto bello e l’ho passato in questi giorni in composizione
Caro Giulio, lasciami Bube. Il Sole 24 Ore 16 settembre 2007. Caro Cassola, ho trovato il tuo libro molto bello e l’ho passato in questi giorni in composizione. Vorrei riuscire a pubblicarlo entro i primi di marzo, in modo da farne la prima grossa novità letteraria dell’anno. Devo però dirti che non siamo convinti del titolo. Quel Bube in copertina non ci suona bene: forse sarà che tutto quanto, in letteratura, ha sapore di popolaresco-toscano suscita quassù un istintivo moto di diffidenza. Non vorrei proprio che questo titolo danneggiasse una così bella storia. Pensaci anche tu e fammi sapere qualcosa appena puoi. Giulio Einaudi (Torino 2 febbraio 1960) * * * Caro Einaudi, ti ringrazio della lettera, e sono contento che il romanzo ti sia piaciuto. Per quanto riguarda il titolo: io sono contrario a ogni titolo che non sia semplicemente indicativo dell’argomento. Tutti i buoni libri contengono nel titolo un’indicazione del genere, e nulla più. Sembrano i titoli più poveri, e sono in realtà i titoli più ricchi di implicazioni, e comunque i soli onesti. Io non ammetto, insomma, titoli come Tenera è la notte o Prima che il canto galli e insomma i titoli ambigui o addirittura ermetici e nullasignificanti di cui si compiacciono tanto gli autori d’oggi. Mi ricordo che Bassani era incerto sul titolo da dare alle sue storie ferraresi, e mi parlò di titoli come Le mura di Gerico e La serpe nel seno, e io gli dissi che se intendeva barare nel titolo voleva dire che non credeva nel libro. Per Fausto e Anna Vittorini avrebbe voluto come titolo L’appassionato disponibile (mi era stato suggerito da Levi): non era un titolo disonesto, ma certo forzava a un’interpretazione, e io non volli saperne e feci bene. Ciò premesso, ti dirò perché ho scelto per questo romanzo La ragazza di Bube. Per la verità, non l’ho nemmeno scelto, all’idea del romanzo si è accompagnato subito questo titolo, che indica in modo preciso la condizione della protagonista. Ragazza è più generico, che so io, di fidanzata, e quindi più appropriato; la finale fedeltà di Mara a Bube è dovuta a una ragione più profonda e complessa di quanto comporti un legame normale. Ma a te dà fastidio il nome Bube. Ora ti dirò che i toscanismi sono fastidiosi anche per me, anzi ancor più per me, che per un non toscano; ma Bube non mi suona come un toscanismo. Non è un diminutivo, voglio dire, come Cecco o Nando o Gigi. Anzi, non è nemmeno un diminutivo. un soprannome, assai poco usato, o forse addirittura inventato, dal momento che io ho conosciuto una sola persona che l’avesse; e credo che potrebbe benissimo essere appiccicato a un settentrionale, o a un italo-americano. Semmai, l’inconveniente di questo titolo, è che qualcuno potrebbe non afferrare che si tratta di un nome di persona, e pensare invece a un paese, a una località. Ma, che vuoi farci? Il romanzo è nato con questo titolo, e non mi sento di cambiarlo. Carlo Cassola (Grosseto, 8 febbraio 1960)