Gianluca Luzi, la Repubblica 18/8/2007, 18 agosto 2007
GIANLUCA LUZI
ROMA - Tensione e scambi di battute: anche i costi della politica riescono a far litigare la sinistra. Fassino chiede uno «stop automatico» all´aumento di duecento euro nella busta paga dei parlamentari. «Già fatto», gli risponde il presidente della Camera Bertinotti che aggiunge con un certo veleno: «E tu dovresti essertene accorto, visto che sei un deputato». Per arginare la marea dell´antipolitica che in Grillo ha trovato la sua voce, la politica - soprattutto quella di sinistra - cerca di limitare i suoi costi. Questa volta c´è in ballo l´adeguamento automatico degli stipendi dei parlamentari: duecento euro netti, come prevede la legge. I senatori li hanno già incassati ad agosto con gli arretrati. I deputati no, la Camera ha «congelato» l´aumento. Ma Fassino ha scritto lo stesso una lettera a Bertinotti per chiedere «un intervento per il congelamento immediato di tutte le forme di incremento automatico dei trattamenti economici dei parlamentari» perché «tutto ciò che appare privilegio, disparità di trattamento, condizione di favore non può che irritare i cittadini e ridurre la loro fiducia nelle istituzioni e nella politica». Immediata la replica del presidente della Camera: «Desidero ricordarti - dice Bertinotti - che la Camera dei deputati ha già congelato gli aumenti previsti dalla legge. Come tu sai, essendo deputato, questi aumenti non sono stati erogati». «Visto? - aggiunge Bertinotti - alla Camera abbiamo preceduto Grillo». Fassino ringrazia e controreplica: «Mi auguro che anche il Senato assuma al più presto il congelamento disposto dalla Camera». Marini, però, chiamato in causa la pensa in modo diverso: «Al di là delle scelte individuali, c´è un solo modo per intervenire: cambiare la legge. Qui non ci muoviamo nel vuoto ma agiamo in base ad una norma precisa che finché c´è va rispettata». Ecco perché il Senato ha applicato l´adeguamento automatico dello stipendio. La richiesta di Fassino è piaciuta all´onorevole Silvana Mura, Italia dei valori, che invita il leader ds a sottoscrivere il disegno di legge «che noi abbiamo presentato già da molti mesi e che prevede il congelamento degli aumenti fino al 2010». E Di Pietro giudica che il blocco stabilito dalla Camera è «un provvedimento necessario ma insufficiente». La sinistra radicale promette battaglia. «Intervenire con la scure, non con la lima», annuncia il ministro Ferrero. E Diliberto: «Proporremo una salutare cura da cavallo». Intanto - con l´ombra minacciosa di Grillo che incombe - la Camera, prima di approvare il bilancio annuale, sta studiando una serie di drastiche misure per ridurre i costi. Tra le ipotesi il blocco delle assunzioni per i prossimi tre anni. All´Agenzia del demanio sarà chiesto di trovare un palazzo per ospitare il «Montecitorio 2» in cui concentrare tutte le attività che riguardano la Camera. I contratti d´affitto per un totale di 2 milioni e 600mila euro ogni anno non verrebbero più confermati, ad eccezione di quello riguardante palazzo Marini che scadrà nel 2015. Con il blocco del turn over dovrebbe calare il numero dei commessi e - «rivoluzione anti-privilegi» - il mitico barbiere, anzi la barberia, dovrebbe portare a quindici euro il costo di un taglio di capelli.
LA REPUBBLICA, MERCOLEDì 19/9/2007
GOFFREDO DE MARCHIS
ROMA - Qualcuno è pronto alla rinuncia individuale. L´ha annunciata in aula il senatore della Margherita Luigi Lusi, lo vuole seguire Francesco Storace: «Se c´è un modo per non avere l´aumento, io lo troverò». Il presidente del Senato Franco Marini fa capire di non apprezzare le iniziative singole. Per farsi "perdonare" i 200 euro di aumento (più arretrati) c´è una sola strada ed è collettiva: cambiare la legge che aggancia il salario dei senatori a quello dei magistrati. Ma il tempo stringe. Il congelamento deciso dalla Camera, la lettera di Piero Fassino e la bufera sui costi della politica con conseguente effetto Grillo impongono una decisione immediata senza attendere i tempi lunghi e incerti di un provvedimento legislativo. «Oggi proporrò al gruppo dell´Ulivo una soluzione alternativa», dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori ulivisti. Niente taglio e niente congelamento. «Quei soldi si possono destinare diversamente senza finire nelle tasche dei parlamentari». In beneficenza? «Non scopro le carte, dobbiamo aspettare ancora qualche ora».
La Finocchiaro supera così l´eventuale imbarazzo dei senatori. Difendendo Marini: «Ha ragione: la legge va rispettata». Ricordando che in origine l´automatismo dello scatto legato allo stipendio dei magistrati «era una norma di limitazione della busta paga dei parlamentari. Il meccanismo impediva che il senatore o il deputato si potesse aumentare lo stipendio per proprio conto». Ma la Camera è stata più rapida di riflessi del Senato? Alla Finocchiaro la mossa di Bertinotti non è piaciuta: «Bisognerebbe chiedere a Montecitorio: stipendi congelati fino a quando?». Eh già, congelare non significa tagliare.
Francesco Storace, leader della Destra, invece accusa Marini di non aver seguito l´esempio di Bertinotti: «Dovevamo fare lo stesso. Ma l´ipocrisia qui dilaga, è un film già visto, noi avevamo avvertito la maggioranza durante la discussione sull´ordinamento giudiziario. Sapevamo benissimo che aumentando lo stipendio dei magistrati sarebbe scattato anche il nostro». Per Storace l´effetto dell´aumento sarà una slavina per le casse dello Stato. «Saliranno tutte le buste paga dei consiglieri regionali. Che sono legate all´indennità parlamentare». Massimo Villone, senatore di Sinistra democratica, ha scritto per primo (con Cesare Salvi) una libro-denuncia contro gli sprechi della politica. Però non condivide la risposta a Grillo e all´ondata di antipolitica del segretario ds. «Fassino è un personaggio in cerca di autore che dovrebbe approfondire i temi prima di buttarsi. Sinistra democratica è favorevole a tutti i tagli. Ma non bisogna fermarsi lì». Con Salvi, Villone aveva suggerito a Prodi: «Fai della lotta agli sprechi la tua bandiera. Non ci ascoltò e oggi siamo a Grillo. Ma il comico è lo tsunami che arriva sulla spiaggia mentre il terremoto è da un´altra parte. Tutto il sistema politico vive nello spreco».
LA REPUBBLICA, 19/9/2007
CARMELO LO PAPA
ROMA - Il Paese in crisi economica e sociale deve fare i conti con un sistema politico, una classe dirigente incapace di rispondere all´urgenza del momento. il nuovo affondo di Confindustria al Palazzo, alla sua efficienza discutibile, al suo funzionamento e soprattutto ai suoi costi e ai suoi sprechi. Spende parecchio, il Parlamento, più che nel resto d´Europa, denuncia l´associazione degli industriali presieduta da Montezemolo in un´analisi del centro studi che in 287 pagine passa ai raggi X l´intera macchina politico-istituzionale.
Il documento, che sarà presentato domani, si risolve in una critica impietosa e a tutto campo: «Vi è un chiaro problema di inadeguata governance del Paese che risiede nella legge elettorale, nelle regole di governo, nella forma di Stato». Gli imprenditori, neanche a dirlo, nutrono scarsa fiducia nella capacità della politica di rigenerarsi, tanto che «una riforma della legge elettorale resta improbabile» e solo l´iniziativa referendaria, è la loro tesi, «può essere una spinta salutare verso il cambiamento». Ma il bubbone sul quale il centro studi di via dell´Astronomia ha focalizzato l´attenzione è quello attualissimo dei costi. «Il fatto che la politica abbia dei costi non è messo in discussione. Ciò che invece è motivo di pesanti critiche è il fatto che ad una inevitabile livello di costi non corrisponda un funzionamento efficace».
Il finanziamento della politica. L´analisi di Confindustria mette a confronto i sistemi di cinque paesi occidentali: Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. In Italia il meccanismo ruota attorno ai rimborsi elettorali, che in occasione del voto del 2006 sono ammontati a 200 milioni 819 mila euro. Fuori dai nostri confini l´asticella scende non di poco: 152 milioni di euro il finanziamento negli Usa, 132 milioni in Germania, 73 milioni in Francia, 60 in Spagna, 9,23 (ai soli partiti di opposizione) nel Regno Unito.
Quanto costa il Palazzo. Dal raffronto emerge che «l´Italia è il Paese che spende di più» per mantenere le istituzioni. Anzi, il nostro Parlamento, da solo, assorbe il 41% dei costi complessivi, quanto Francia e Germania insieme. Di conseguenza, è piuttosto sostenuto il costo medio delle casse pubbliche per ciascun parlamentare: 1 milione 531 mila euro, «poco meno del doppio di quello complessivamente sostenuto da Francia e Germania e quasi sei volte superiore a quello sostenuto dalla Spagna». Ogni italiano infatti spende 16,3 euro per sostenere le Camere, contro i 2,1 della Spagna, l´8,1 della Francia, i 6,3 della Germania. E questo, incalza Confindustria nella sua disamina, «malgrado la situazione italiana sia contraddistinta da minore efficacia ed efficienza». L´Italia si piazza in testa alla classifica anche per gli stipendi dei suoi 78 europarlamentari. Quasi 150 mila euro di indennità base (alla quale aggiungere rimborsi spese, benefits, costi di soggiorno) a fronte dei 105 mila dell´Austria che segue lontana secondo, gli 84 mila della Germania e giù con gli altri. Per non dire dello stipendio dei parlamentari nazionali. Il centro studi mette maliziosamente a confronto l´indennità con il costo di 1 kg di pane, dal 1948 ai nostri giorni. Fino al 2006, quando lo stipendio ha superato quota 15.304 euro a fronte di una spesa per acquistare il pane che per il cittadino comune ammonta a 2,86 euro.
La patologia del sistema. E poi c´è l´indotto della politica, il popolo di consulenti, esperti, consiglieri, assessori, portaborse, che negli anni è cresciuto a dismisura. Gli industriali parlano di «ipertrofia degli apparati burocratici che soprattutto nelle due ultime legislature hanno proliferato indisturbati e senza controllo». Di più, di «permanenza di privilegi improntati a due pesi e due misure». «Un humus tutto italiano, storicamente allergico al rispetto delle regole e al controllo della legalità». la Politopoli secondo Confindustria, destinata a essere travolta dalla «sfiducia dei cittadini verso le istituzioni, la più alta tra i paesi sviluppati».