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 2007  settembre 18 Martedì calendario

La Commissione Ue rivaluta la golden share e la inserisce tra le misure per blindare il mercato energetico europeo, scongiurando ogni ingerenza politica di gruppi di Paesi terzi

La Commissione Ue rivaluta la golden share e la inserisce tra le misure per blindare il mercato energetico europeo, scongiurando ogni ingerenza politica di gruppi di Paesi terzi. I maliziosi lo chiamano già «piano AntiGazprom», nome efficace che non piace né ai funzionari comunitari né ai diretti interessati, eppure nasce proprio dai sospetti sui motivi nascosti che potrebbero spingere i russi - come i cinesi o gli arabi - a investire nelle reti che Bruxelles vuole liberalizzare. Sospetti che hanno convinto l’eurogoverno a definire una gamma di interventi «post hoc» per vagliare i negoziati e gli accordi bilaterali sul gas. Domani l’esecutivo comunitario nella persona di Andris Piebalgs, responsabile per l’Energia, presenterà il pacchetto di misure per aprire il mercato del gas e garantire la stabilità dell’offerta in un contesto affidabile. Il perno della strategia è l’«unbundling» delle reti, ovvero lo spacchettamento dei network dalle società che vendono energia, cosa che per noi significa separazione fra Eni e Snam. Lo accompagnano la creazione di un’Agenzia formata da i regolatori nazionali e il varo di misure di protezione. Dopo parecchie dispute interne Piebalgs ha intavolato ieri una «nota di discussione» in cui illustra la strategia difensiva. Secondo il testo visto da La Stampa, posto l’unbundling, e il fatto che «anche i produttori di gas esterni come i fornitori attivi nell’Ue non possono acquisire i network», c’è «la preoccupazione» che l’Ue possa essere «vulnerabile» qualora Paesi terzi tentino di «dominare il mercato del gas non con l’approvvigionamento ma anche acquisendo le reti di connessione». Due approcci sono presi in considerazione. Il primo, ritenuto pericoloso per i contenziosi internazionali che potrebbero scatenarsi, stabilisce che «gli Stati membri e compagnie di Stati membri debbano detenere almeno il 50% delle reti oppure controllarle in modo effettivo». E’ il modello del settore aerospaziale. Per questo, nonostante i rischi, «non va accantonato completamente». La seconda via si focalizza «su un controllo regolamentare attraverso la concessione di licenze» con quattro strumenti, da usare «uno alla volta o combinati, per dare all’Ue il massimo potere negoziale verso l’esterno e il massimo controllo della situazione interna». Eccoli. Designazione dei Tso. Agli Stati verrebbe chiesto di notificare la designazione degli operatori dei sistemi di trasmissione, i Tso, in modo che la Commissione possa valutarli e, se necessario, decidere sanzioni, «ad esempio rifiutare il diritto di offrire gas all’Ue». Essendo rivolta a tutti, la misura è «non discriminatoria» e buona per il Wto. Reti strategiche. Logica accettata dal Wto, se conclamata consentirebbe la facoltà di bloccare gli investimenti di terzi. Golden Share. L’azione d’oro pubblica in tutte le società a cui fa capo la licenza del Tso permetterebbe agli Stati di intervenire per assicurare il buon operato della rete. L’ultimo parole sul funzionamento sarebbe pertanto modo nelle mani delle singole capitali. Potere di blocco. Il pacchetto potrebbe contenere una norma che impedisce ad ogni Tso di eseguire manovre contrarie al diritto Ue, caso in cui si aprirebbe la via per sanzioni finanziarie e, all’occorrenza, all’esproprio della quota della rete.