Varie, 18 settembre 2007
BOROLI
BOROLI Silvano Novara 15 dicembre 1945. Già uomo di punta della «De Agostini» (uscito nel 1997) e senatore di Forza Italia (1994-1996), oggi editore e imprenditore vinicolo, nelle Langhe. Il 4 luglio 2007 sembrò che il figlio Achille (terzo di quattro) fosse riuscito a sfuggire ad un tentativo di sequestro (poco dopo le 19 non appena superato il casello autostradale di Novara Est, in direzione Milano): «Ho avuto un problema al motore e ho acceso le luci di emergenza subito dopo aver superato la barriera col Telepass. Poi tutto si è risolto e sono ripartito, ma subito mi sono accorto che un’altra auto, ferma come se mi aspettasse, una grossa monovolume scura, forse un pick up, ha cominciato a inseguirmi e a cercare di stringermi contro il guardrail. A bordo c’erano due persone, il passeggero faceva dei gesti, poi, in italiano, mi ha intimato di fermarmi. Ho avuto paura, ho pensato che volessero derubarmi e ho cercato di sfuggire alla stretta. Dopo una specie di inseguimento durato poche decine di metri sono riuscito a liberarmi, loro se ne sono andati e io ho chiamato la polizia». Si capì poi che si era invece trattato di una lite tra automobilisti. Raccontò Athos Rocatti, 51 anni, titolare di una ditta di impianti: «Stavamo tornando a casa da Milano con la mia Kia Carnival blu imperiale. Guidava mio nipote. Ci eravamo appena lasciati alle spalle il casello di Boffalora quando Christian ha sorpassato un camion. Stava superandolo quando alla spalle è arrivata quella Renault Laguna facendo i fari con insistenza come se la strada fosse sua. L’abbiamo lasciata passare ma quell’auto ci ha affiancato e il conducente ci ha preso a male parole, ci ha mostrato il dito indice e poi ha accelerato seminandoci. Al casello di Novara Est lo abbiamo però visto fermo alla barriera perché probabilmente il suo telepass non funzionava. Gli abbiamo chiesto perché ci aveva insultato in quel modo. La risposta sono stati nuovi improperi. Allora lo abbiamo aspettato al di là della barriera. Volevamo una spiegazione, non rapirlo. Non sapevamo nemmeno chi era. Per noi era solo un prepotente maleducato. Invece ci siamo presi un terzo vaff... e una sgommata. Beh, a quel punto eravamo davvero arrabbiati e abbiamo provato a inseguirlo ma ci ha seminato in un secondo. Ce ne siamo andati a casa. Venerdì sera sento bussare alla porta e quando apro mi trovo di fronte tre signori gentili che mi dicono di essere poliziotti e mi raccontano tutto...» • «[...] Nel 1978, sua zia Marcella era stata vittima di un clamoroso sequestro di persona, conclusosi col pagamento del riscatto. Da allora, l’intera famiglia vive col timore che quell’episodio possa ripetersi [...]» (Vera Schiavazzi, ”Corriere della Sera” 6/7/2007).