Corriere della Sera 18/9/2007, 18 settembre 2007
L’onore nazionale è salvo: quattro festival (Venezia, Courmayeur, Pordenone e Udine) tra i «50 imperdibili» di tutto il mondo, non è un brutto risultato
L’onore nazionale è salvo: quattro festival (Venezia, Courmayeur, Pordenone e Udine) tra i «50 imperdibili» di tutto il mondo, non è un brutto risultato. Soprattutto se a redigere l’elenco – dopo aver vagliato più di mille nomi – è Variety, riconosciuta Bibbia dell’industria cinematografica, che nel suo ultimo numero pubblica l’elenco delle manifestazioni che contano. La Mostra del Lido fa parte dei «Big Five», i cinque festival che dettano legge e fanno tendenza, insieme a Berlino, Cannes, al Sundance e a Toronto. E fin qui, niente da dire: i destini del cinema spesso si giocano proprio sugli schermi di queste cinque manifestazioni. Così come è giustificatissima la promozione del Festival del cinema muto di Pordenone (il più importante appuntamento mondiale sulla parte più dimenticata della storia del cinema), quella dell’Udine Far East Festival, la «più importante rassegna di cinema asiatico fuori dall’Asia», e di Courmayeur in Noir, imperdibile per i fan del genere. Tra i cinquanta promossi ci sono festival unanimemente riconosciuti come quello di Pusan, in Corea, di Londra, di Mar del Plata, di San Sebastian, di Telluride, di Tessalonica, di Sarajevo. Su altri nomi, invece, ci sarebbe qualche cosa da dire: è così imperdibile il Tribeca Film Festival voluto da Robert De Niro? O il festival delle Hawaii? O il CineVegas, dove sembra che i tavoli da gioco siano più importanti degli schermi? Perché alla fine viene da chiedersi come mai non figurino nell’elenco festival unanimemente apprezzati come quello di Locarno, come Le Cinéma du Réel di Parigi, come il festival pan-africano di Ouagadoudou, nel Burkina Faso. Dell’elenco non fanno parte, oltre al festival di Pesaro, neppure la Festa di Roma e il Festival di Torino. E se per la manifestazione romana si può pensare che un solo anno può non essere sufficiente per valutarne l’importanza, per gli altri due (e per le tante esclusioni) viene il dubbio che i giurati di Variety abbiano selezionato le manifestazioni dove i tappeti rossi sono soprattutto per loro.