Stefania Tamburello, Corriere della Sera 18/9/2007, 18 settembre 2007
ROMA – E
se in Italia scoppiasse un caso Northern Rock, i depositanti sarebbero rimborsati? L’ipotesi non sarebbe da prendere in considerazione perché, come ha detto il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, le banche italiane sono diverse da quelle inglesi e i loro clienti sono al riparo dai rischi provocati dalla crisi dei mutui Usa. Tuttavia, visto che nessuno sa prevedere come evolveranno le turbolenze sui mercati partite dagli Stati Uniti, gli interrogativi sono giustificati.
Se si parla di tutela dei correntisti bancari, l’Italia ha uno dei sistemi più garantisti tra i Paesi industrializzati. Si tratta di un insieme di misure che partono dagli interventi di tutela della stabilità del sistema in mano alla Banca d’Italia e arrivano al Fondo interbancario di tutela dei depositi, messo in piedi dalle banche nell’87 prima che una direttiva Ue lo imponesse. un po’ l’intervento di ultima istanza, quello che scatta quando tutte le altre difese della solidità bancaria (dalla concessione di liquidità alla vendita forzata di sportelli alla applicazione della cosiddetta legge Sindona) non hanno funzionato.
Ebbene se una banca fa crac ogni depositante potrà essere rimborsato fino a 103.291,38 euro pari ai vecchi 200 milioni di lire, cifra tarata, come recita lo stesso statuto del fondo, sulla tutela del «risparmiatore più inconsapevole» e non di società o amministrazioni pubbliche escluse dal rimborso. Anche i servizi in titoli restano fuori dalla tutela ma per questi scatta il fondo nazionale di garanzia dei crediti nei confronti di sim, banche e intermediari finanziari che copre fino a 20 mila euro.
Il fondo, presieduto da Enrico Filippi, è stato in realtà utilizzato poco finora facendo notizia solo in occasione del salvataggio della Sicilcassa nel ’97 e, al suo esordio, per tamponare gli effetti della crisi della Cassa di Prato, le cui pendenze ancora si trascinano nelle aule giudiziaria. Gli altri interventi sono stati più circoscritti, nella Banca di credito di Trieste e nel Banco Tricesimo o nella Banca di Girgenti. All’organismo, diventato obbligatorio, aderiscono tutti gli istituti italiani e le succursali di quelli stranieri, ad eccezione delle banche cooperative che hanno dato vita ad un loro fondo di garanzia.