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 2007  settembre 18 Martedì calendario

ROMA – All’inizio è stato usato per pranzi e cene riservati agli amici personali di Ronald Spogli, l’ex compagno di studi di George W

ROMA – All’inizio è stato usato per pranzi e cene riservati agli amici personali di Ronald Spogli, l’ex compagno di studi di George W. Bush che è ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Adesso sta diventando sempre più uno strumento di lavoro, se mai qualche ricercatore avesse voglia di pubblicarne uno potrebbe rientrare in un catalogo sulla miriade di mezzi, formali e informali, dei quali si serve la diplomazia per raggiungere i propri scopi. un forno a legna per le pizze, affidato a un pizzaiolo italiano. Nella cerchia degli amici di Spogli la qualità dell’impasto ha successo dalla primavera scorsa. La settimana scorsa l’ambasciatore ha messo all’opera il forno per un lunch offerto a gruppo di corrispondenti di testate americane da Roma. Oggi tornerà a funzionare a pieno regime per una colazione con alcuni giornalisti italiani. « A buffet reception », un ricevimento con buffet, c’è scritto sull’invito. Senza accennare al piatto principale.  stato costruito nel patio di Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore, questo forno. Sta in un punto dal quale si può guardare al giardino, celebre per varie ragioni. Per la cronaca recente, perché ogni anno il 4 luglio ci si organizza una festa per l’Independence day: la lista degli invitati va dai capi dei servizi segreti ai ministri, da stuoli di imprenditori a frotte di banchieri, stilisti e starlette. Una folla di potenti, semipotenti e aspiranti tali. Le birre e gli hamburger sono forniti da sponsor. Il giardino dei Parioli è lo stesso nel quale Valerio Morucci, prima di diventare brigatista, tentò di far scoppiare una bomba anti yankee ricavandone un cilecca che lo deluse. La mattina dopo, l’allora apprendista terrorista cercò la notizia dell’attentato sui giornali. Non la trovò. Nessuno si era accorto del suo, taciturno, petardo notturno. La pizza è un piatto-bandiera italiano, ma quella di Spogli risponde alla tendenza tipicamente americana di fare le cose in grande. Il forno di Villa Taverna è in grado di tirar fuori in rapida successione 15 pizze diverse: con i fiori di zucca, con il gorgonzola, «margherita», ai peperoni e così via. A volte si aggiunge un’ulteriore versione, con le acciughe. «Questo è uno dei miei contributi a Villa Taverna», diceva Spogli agli ospiti, la settimana scorsa, orgoglioso della sua creatura. Non è stato pagato dagli americani, il forno, ha fatto capire. Come per il party del 4 luglio, sono entrati in campo alcuni «donatori», alcuni sponsor. Sarebbe sbagliato credere che il forno non sia dotato, a suo modo, di un’utilità politica. Corme ricorda Robert B. Cialdini, dell’Arizona State University, nel libro Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì, Giunti editore, «è tradizione che la Casa Bianca, quando vuole vincere le resistenze dei parlamentari a una sua iniziativa, li inviti a colazione». Sulla tavola come mezzo di persuasione, lo psicologo Gregory Razran elaborò la teoria della «tecnica dello spuntino »: di fronte ad affermazioni politiche presentate a campioni di soggetti due volte, rammenta Cialdini, «è risultato che alla fine il giudizio era migliorato solo per quelle che la seconda volta erano comparse insieme col cibo». Non è un caso, forse, che ieri a Washington Condoleezza Rice fosse invitata a un pranzo dall’ambasciatore d’Italia Gianni Castellaneta. Maurizio Caprara