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 2007  settembre 18 Martedì calendario

DAL NOSTRO INVIATO

TEHERAN – Domenica sera, il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner aveva detto che la corsa al nucleare iraniana è la «crisi più grave del momento» e che il mondo deve «prepararsi al peggio, cioè alla guerra». Un concetto non troppo diverso dall’«alternativa catastrofica» ventilata dallo stesso presidente francese Sarkozy: «O la Bomba iraniana o il bombardamento dell’Iran».
La svolta «muscolare» di Parigi ha scombussolato le posizioni. Accanto a iraniani ancora più imbufaliti, gli europei si scoprono, come al solito, critici, scettici o simpatizzanti in ordine sparso. Soddisfatti, invece, americani e israeliani.
La mattinata di ieri si è aperta con i commenti iraniani alle esternazioni di Kouchner. «Impiegare parole provocatorie e guerrafondaie – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ”, è contrario alle alte tradizioni storiche e culturali della civiltà francese. Sembra che Kouchner dimentichi la politica europea» in generale propensa (fino all’elezione di Sarkozy) a un approccio multilaterale imperniato sulle Nazioni Unite. I giornali di Teheran abbondano di articoli sul «sostegno cinese» e sulla «collaborazione nucleare con Mosca ». Mentre in qualunque palazzo del potere, a sentire nominare il nuovo presidente francese, il commento va sempre alle sue «origine ebraiche» capaci di «spiegare da sole l’accanimento contro la Repubblica islamica». Giusto per far capire a Parigi l’aria che tira, Teheran sta preparandosi a disdire un multi miliardario progetto di liquefazione del gas con la francese Total.
Di segno opposto la reazione in Israele. Accanto a elogi alla fermezza di Kouchner, il
Jerusalem Post rivela una ragione in più per temere gli ayatollah. «Un sito Internet iraniano sostiene che Teheran ha 600 missili puntati contro di noi. Sarebbe la loro prima reazione a un attacco». Passano poche ore e a Vienna, sulla porta dell’ennesima riunione sui controlli al programma nucleare iraniano all’Agenzia per l’energia atomica (Aiea), il presidente Mohamed El Baradei bacchetta il ministro di Parigi: «Entro novembre o dicembre potremo sapere se l’Iran sta agendo in buona fede o meno e quindi chiedo a tutti di frenarsi fino a quel momento. Non vedo un pericolo immediato». Lì accanto il ministro degli Esteri austriaco, Ursula Plassnik, attacca il collega di Parigi. «La retorica di guerra in questo momento mi è incomprensibile ».
Nel pomeriggio è proprio Kouchner a spiegare meglio il suo pensiero che, se non comprende l’Onu, non è fatto di soli bombardieri: «Sono per sanzioni europee che ciascun Paese adotterà nell’ambito dei propri sistemi bancari, commerciali e industriali». Secondo fonti diplomatiche, inglesi, tedeschi e olandesi sarebbero interessati a discuterne.
(Afp/Atta Kenare)

CORRIERE DELLA SERA, 18/9/2007
DANILO TAINO
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BERLINO – L’Europa prova a essere più assertiva, in fatto di politica internazionale. Parigi e Berlino – da tempo in prima linea, assieme a Londra, per cercare di fermare con la diplomazia i piani nucleari iraniani – hanno deciso di alzare i toni del confronto con Mahmoud Ahmadinejad. In forme diverse, ma in accordo di sostanza: ieri, negli ambienti di Berlino vicini alla cancelleria, era difficile trovare critiche all’allarme lanciato nel fine settimana dal ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner. Anche nel governo guidato da Angela Merkel l’evoluzione dei fatti iraniani è giudicata «una crisi grave».
I tedeschi non usano l’argomentazione «rischi di guerra» (termine pressoché bandito nella politica della Germania) ma sono dell’opinione, come il governo francese, che l’Europa debba prendere un’iniziativa autonoma e imporre altre sanzioni a Teheran anche se il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovesse respingerle.
Merkel e Sarkozy almeno su questo sembrano d’accordo e della cosa avrebbero parlato nel loro incontro a Berlino la settimana scorsa. Ieri, il portavoce del governo tedesco Ulrich Wilhelm ha detto che Parigi è corretta nel sostenere «che ci sono tutti gli elementi per un obbligo molto serio della comunità internazionale e che dobbiamo fare qualsiasi cosa possibile per assicurare che l’Iran non abbia armi nucleari». Martin Jaeger, portavoce del ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, socialdemocratico, ha spiegato che dal punto di vista tedesco quelle di Kouchner «non sono minacce di guerra: al contrario, prendiamo questa dichiarazione come la prova che gli amici francesi prendono la questione molto sul serio e che si impegnano con noi per evitare questo sviluppo». In altre parole, Parigi e Berlino (assieme a Londra che ha sempre avuto posizioni dure verso Teheran) sembrano avere deciso di prendere l’iniziativa in una fase in cui la leadership americana in Medio Oriente è debole. E ieri a Berlino si faceva notare che non è tanto significativo il fatto che le posizioni delle cancellerie europee siano più vicine di un tempo a quelle di Washington quanto il fatto che al cuore dell’Unione europea si stia creando «una spinta» verso una politica internazionale più determinata che in passato, grazie ai nuovi leader – Merkel, Sarkozy e Gordon Brown a Londra – che hanno superato, almeno su questo terreno, le divergenze del passato. Il fatto che ieri Kouchner sia volato a Mosca per fare pressioni affinché il Cremlino prenda una linea più dura con Ahmadinejad, è anche letto come il segno di una nuova volontà europea di avere un approccio meno conciliante con la Russia di Vladimir Putin, l’altro banco di prova della politica estera Ue.
La cancelliera Merkel è stata più volte dura con il presidente russo, in passato. Ora, dopo l’elezione di Sarkozy all’Eliseo, ha probabilmente trovato una sponda a Parigi e, dopo l’avvelenamento di Alexander Litvinenko, una ancora più forte determinazione di Londra a frenare le ambizioni russe. L’uscita di Kouchner, insomma, non è significativa perché evoca un «rischio guerra» con l’Iran, ma perché rivela che l’Europa prova a darsi una politica estera.