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 2007  settembre 14 Venerdì calendario

Dalla terra alla tavola, ricarichi del 500%. La Repubblica 14 settembre 2007. ROMA - Un piatto di pasta e un pezzo di pane: per metterli in tavola quest´anno, a detta dei consumatori, la famiglia italiana spenderà circa il 20 per cento in più rispetto all´anno scorso

Dalla terra alla tavola, ricarichi del 500%. La Repubblica 14 settembre 2007. ROMA - Un piatto di pasta e un pezzo di pane: per metterli in tavola quest´anno, a detta dei consumatori, la famiglia italiana spenderà circa il 20 per cento in più rispetto all´anno scorso. Un meccanismo di ritocchi e rincari che ha poco a che fare con il costo del grano e molto con i tanti passaggi che un chicco fa per trasformarsi in spaghetto. E visto che sullo spaghetto non si tratta, proprio da lì - ieri - è partita la protesta. Uno «sciopero della pasta», un invito a disertare i reparti pane e cereali di negozi e supermercati, sul quale si è consumato il solito balletto di cifre, ma che qualche risultato lo ha già prodotto: Antitrust e Guardia di Finanza si sono impegnati ad indagare. Il mistero, dicono i produttori di cereali che ieri sono scesi in piazza accanto ai consumatori, sta tutto nella filiera. Perché se è vero che c´è stato un rialzo all´origine sul prezzo del grano, nulla - secondo la Coldiretti - può giustificare i rincari pindarici che segnano il passaggio di un prodotto dal campo alla tavola: il listino aumenta in media di cinque volte tanto. Quest´anno un chilo di grano costa 0,22 euro, uno di pane 2,7: in percentuale il 1100 in più. Se trasformato in pasta fresca il costo sale a 4,5 euro al chilo, aumentando del 1.900 per cento in più. Certo fra le due «tappe» ci sono i costi di lavorazione e distribuzione di cui tenere conto, ma a fare un salto del 465 per cento dal campo allo scaffale è anche la zucchina, l´uva (400) e il latte (300). E la corsa sembra non fermarsi: dalle tabelle fornite da Federconsumatori, Adoc, Adusbef e Codacons si segnalano rincari record fra il 2006 e il 2007 che vanno dal 7 per cento per il latte fresco al 22 per cento per il chilo di penne; dall´11 per cento del chilo di farina a quello del 27 per gli spaghetti. Cifre davanti alle quali Antitrust e Guardia di Finanza s´impegnano ad intervenire. Sul successo dello «sciopero» le cifre non concordano: le associazioni assicurano che è andato molto bene e che 67 consumatori su cento, ieri, facendo la spesa hanno rinunciato a pasta e pane, per i commercianti l´iniziativa - invece - ha fatto «flop». Ma qualche risultato si è già visto: Catricalà, presidente dell´Antitrust, ha assicurato ai promotori che l´authority sta «indagando sulle degenerazioni che si realizzano all´interno del mercato». Il ministro dell´Industria Bersani ha parlato di un intervento della Guardia di Finanza: «Credo che in tutta la filiera ci sia la possibilità di assorbire al meglio tutti i rincari». Chiamata in causa, la filiera non ci sta. Dai pastai ai commercianti la risposta è sempre la stessa: se i listini vanno alle stelle la colpa non è nostra. «Non c´è nessuna speculazione, sulle materie prime - assicura Vincenzo Divella, amministratore delegato dell´omonimo pastificio - c´è stato un aumento vicino al 100 per cento». Per Confcommercio la protesta è senza fondamento visto che «l´aumento dei prezzi, anche se del 6 per cento, si tradurrà in una maggiore spesa mensile di 9 euro a famiglia». Per la Confesercenti la responsabilità è della grande distribuzione «visto che è lei che fa i prezzi». Comunque sia, la catena Crai e la Sigma hanno annunciato di aver «bloccato fino a fine gennaio tutti i listini dei mille beni a marchio proprio». LUISA GRION