Panorama 20/09/2007, pag.88 DANIELA MATTALIA, 20 settembre 2007
Il business di Maddie scomparsa nella notte. Panorama 20 settembre 2007. I bracciali gialli di plastica, con la scritta «Look for Madeleine» (cercate Madeleine) costano 2 sterline, sono disponibili in tre taglie, in modo da adattarsi a tutti i polsi
Il business di Maddie scomparsa nella notte. Panorama 20 settembre 2007. I bracciali gialli di plastica, con la scritta «Look for Madeleine» (cercate Madeleine) costano 2 sterline, sono disponibili in tre taglie, in modo da adattarsi a tutti i polsi. Il poster con la foto più famosa della piccola, occhioni verdi e caschetto biondo, viene 10 pence. Se si vuole procedere all’acquisto, seguono istruzioni su carte di credito e tempi di spedizione. «Benvenuti nel negozio online di Madeleine», messo in piedi dai genitori della bimba per potenziarne le ricerche. Benvenuti nel romanzo di Maddie McCann: una storia così complessa e disturbante che qualunque scrittore avrebbe avuto qualche scrupolo nel mettere in piedi un labirinto simile di piste fasulle, indagini inconcludenti, colpi di scena che sfiorano l’inverosimile: l’ultimo, che i colpevoli siano gli stessi genitori, entrambi medici, che avrebbero accidentalmente provocato la morte di Maddie per poi occultarne il cadavere. Un finale più che tragico, inguardabile. E poi, troppi personaggi. Persino il Papa, i calciatori David Beckham e Cristiano Ronaldo, la scrittrice J.K. Rowling (la «mamma» di Harry Potter). Tutti testimonial dello stesso slogan: «Trovate Maddie». Agli occhi del mondo, il romanzo di Maddie, una bambina bella come un angelo, e pazienza se il paragone suona scontato, inizia al resort portoghese Praia da Luz il 3 maggio scorso. Nove giorni prima di compiere quattro anni. Impossibile non restare agghiacciati dai particolari della vicenda: la finestra aperta, apparentemente forzata, nella camera dove Maddie dormiva con i fratellini di due anni, durante una vacanza; la madre disperata che lancia l’allarme; l’ipotesi terribile che la piccola sia stata rapita da un pedofilo. L’incubo peggiore di ogni genitore. E di ogni bambino. L’uomo nero che arriva, porta via, scompare. Il faccino di Maddie finisce per assorbire e cancellare i visi di tutti gli altri ragazzini scomparsi di cui la cronaca si è occupata finora. Le sue foto tappezzano, letteralmente, il pianeta: sui quotidiani, in tv, sulle porte dei negozi, negli aeroporti. Su Google, se si clicca il nome «madeleine mccann», appaiono quasi 6,5 milioni di risultati. Parte la più formidabile caccia all’uomo mai condotta per un bimbo rapito. Ma anche la più frustrante. Tanti sentieri che svaniscono mentre li si percorre. Un uomo è stato visto allontanarsi con un bambino in braccio, proprio in quelle ore, proprio nei paraggi della camera dei McCann. Anzi no, avvistamento fasullo. Un vicino di casa è sospetto, c’entra qualcosa, invece non c’entra nulla, non è lui. Una coppia con una bimba in un bar portoghese, sembra Maddie, ma no, non è lei. Nel frattempo, qualche nota in questa storia inizia a suonare stonata. Com’è possibile, qualcuno si chiede, che due genitori a cena fuori lascino da soli i figli così piccoli, anche se la stanza è vicina al ristorante? Nemmeno la porta era chiusa a chiave. Incoscienti, superficiali? «I’m so sorry»,«mi dispiace così tanto» scrive Kate McCann in un articolo su un quotidiano inglese; una lettera aperta in cui ammette il senso di colpa, ma si autoassolve. Sorry, dispiaciuta? Una parola così tenue, così inadeguata. Certo, l’esposizione massmediatica di Maddie è impressionante. Ma qualsiasi genitore farebbe di tutto per ritrovare il proprio cucciolo. Qualsiasi genitore si imbarcherebbe in un tour di conferenze stampa in Usa, Italia, Spagna, Germania, Olanda, Marocco per mantenere alta l’attenzione. Qualunque genitore chiederebbe di essere accolto dal Papa per ricevere conforto e preghiere. Qualunque genitore si appoggerebbe a un portavoce per parlare con la stampa. O no? Qualunque genitore metterebbe in piedi un sito con tanto di blog, forum e un diario con dettagli quotidiani. Come questi. «4/9/2007. Kate e io abbiamo fatto la nostra prima intervista su un quotidiano francese. Per ogni intervista, accettiamo solo un piccolo compenso...» racconta Gerry. «2/9/2007. Un’altra giornata tranquilla. Abbiamo portato i bambini a casa di un amico con una piscina. Kate e io abbiamo fatto un po’ di corsa, poi un bagno con gli altri...». Qualunque genitore si inventerebbe una Fondazione Maddie dove vendere bracciali e poster della figlia: Maddie’s Fund, per la cronaca, finora ha raccolto 1 milione di sterline, un piccolo tesoro amministrato dai genitori per aiutare le ricerche. Il sito «Bring Madeleine Home», 10 milioni di visitatori, merita un giro. Vi accoglie una musichetta melodica, con foto e video di Maddie, immagini strazianti e bellissime. In una di queste, Kate, Gerry, Maddie, i due gemellini Sean e Amelie sorridono in posa, il ritratto della famiglia perfetta. Seguono commenti e messaggi. Di incoraggiamento e ammirazione. «Tenete duro, Dio vi benedica». «Il coraggio e la presenza di spirito che dimostrate sono sorprendenti». «Ho per voi una grande ammirazione». «Ho pregato tutto il giorno per voi. Io vi credo, e credo che Madeleine sia viva». «Non rinunciate alla speranza». Oggi, però, la speranza che la piccola sia ancora in vita è quasi nulla. La polizia, dopo quattro mesi di indagini, peraltro vane e confuse, ritiene responsabili della sua morte i genitori. Nella stanza dove Maddie dormiva e nell’auto, noleggiata dopo la scomparsa, ci sarebbero tracce di sangue e dna compatibile con quello di Maddie. E cani addestrati avrebbero percepito odore di morte in quella camera, sul pupazzo di Maddie (che Kate porta sempre con sé) e sulla Bibbia della madre. Indizi significativi? O il disperato tentativo della polizia di dare una svolta alle indagini? Riavvolgendo le pagine del romanzo di Maddie, prenderebbe corpo una scena ben diversa da un rapimento: Kate mette a letto i bambini prima di uscire a cena, e per far dormire Maddie le dà un sedativo. Un sedativo? Interrogata, la madre ammette che sì, ogni tanto lo faceva. Una testimone, una donna che, al resort, aveva la stanza accanto ai McCann, racconta che la sera precedente alla sua scomparsa Maddie aveva pianto per 75 minuti, prima che i genitori tornassero. Il 3 maggio, secondo l’accusa, qualcosa va storto. La dose del farmaco è eccessiva, la piccola muore. I genitori, presi dal panico, avrebbero occultato il corpo, poi fatto sparire. Se è vero, per 134 giorni avrebbero messo in scena uno show planetario, senza mai crollare, con abilità diabolica. Può essere vero? In Portogallo, le ultime apparizioni di Kate sono state salutate con fischi e insulti. Ma a Rothley, il paese inglese dove i McCann sono tornati, pochi credono alle accuse. Qualunque genitore, sospettato di un delitto così atroce, vorrebbe contare sugli avvocati migliori. Kate e Gerry si sono rivolti a due legali di fama internazionale. Uno è quel Michael Caplan che impedì l’estradizione in Spagna di Augusto Pinochet. E il milione di sterline della Madeleine’s fund potrebbe ora garantire ai McCann una difesa d’eccezione. DANIELA MATTALIA