Panorama 20/09/2007, pag.99 GIAN ANTONIO ORIGHI, 20 settembre 2007
Il re spende senza controllo. Panorama 20 settembre 2007. Quando si tratta dei suoi conti, re Juan Carlos I di Spagna non si distingue per essere un modello di trasparenza
Il re spende senza controllo. Panorama 20 settembre 2007. Quando si tratta dei suoi conti, re Juan Carlos I di Spagna non si distingue per essere un modello di trasparenza. A differenza delle altre nove case regnanti europee, tra cui quella della lontana cugina Elisabetta d’Inghilterra, che comunicano ai sudditi le loro uscite, nessuno sa come il monarca spenda l’appannaggio annuale che riceve dai contribuenti spagnoli. Si tratta di 8.289.970 euro nel 2007, quasi cento volte il salario del premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero (che guadagna 89.303 euro). Rimane un mistero a quanto ammonti e come venga gestito il patrimonio reale valutato in circa 1,7 miliardi di euro. «Il funzionamento della monarchia è il vero buco nero della nostra democrazia» tuona Joan Tardá, 54 anni, capogruppo alla camera di Esquerra republicana de Catalunya (Erc). Il partito antimonarchico ha presentato lo scorso aprile un’interrogazione parlamentare per sapere come sia calcolata e spesa la somma destinata alla casa reale, citata in una sola riga nelle legge finanziaria. Nonostante l’opposizione di socialisti e popolari, Tardá non si è arreso, presentando ricorso al tribunale costituzionale e annunciando un disegno di legge «per fissare gli obblighi della casa reale» entro il 2008. La costituzione postfranchista del 1978, che definisce la Spagna una monarchia parlamentare, favorisce nettamente Juan Carlos, 69 anni, nominato nel 1969 dal dittatore Francisco Franco «suo successore a titolo di re». Dopo averlo dichiarato «inviolabile e non soggetto a responsabilità», l’articolo 65 della carta fondamentale spagnola precisa: «Il re riceve dallo stato una somma di denaro che può utilizzare liberamente per il mantenimento della sua famiglia e della casa reale». Senza nessun obbligo di rendiconto, dunque. Il sovrano, inoltre, ha deciso di non seguire l’esempio del nonno, Alfonso XIII, il quale teneva un resoconto dettagliato, sebbene non richiesto, di tutte le sue spese. Il 27 agosto sembrava che il re avesse invertito la rotta. Con l’annuncio, sulla Gazzetta ufficiale, della nomina di un «interventor», o «contabile reale»: il prestigioso fiscalista scar Moreno Gil, 72 anni. Ma le speranze si sono presto affievolite. «Gil si occuperà di questioni interne e risponderà solo ad Alberto Azaal, capo dello staff della casa reale» precisa un portavoce della Zarzuela, residenza ufficiale dei sovrani. «Questa nomina non vale niente, stanno solo ammettendo di essere un’anomalia» dichiara Tardá «ma il dibattito sulla trasparenza della casa reale e sulla necessità di un controllo parlamentare sulle sue attività e finanze ha fatto crollare un tabù». Il capogruppo dei comunisti catalani, Joan Herrera, commenta: «L’interventor dev’essere nominato dallo stato». Governo e opposizione popolare si limitano a ribadire l’inviolabilità del sovrano. Ma il quotidiano El Mundo mette il dito nella piaga: «Negare qualsiasi informazione implica attribuire alla questione il carattere di segreto di stato». Più trasparenti le altre monarchie Non tutti i sovrani si comportano allo stesso modo. Lo dimostrano le altre nove case reali europee. A cominciare da quella britannica: la regina Elisabetta II, a differenza di Juan Carlos I, non solo dichiara le proprie spese (53,8 milioni di euro) e paga le tasse sul patrimonio, ma pubblica un resoconto minuzioso dei conti reali su internet (www.royal.gov.uk/output/page3954.asp). I cittadini dell’isola possono anche controllare il budget dell’erede al trono, il principe Carlo, che con le sue proprietà guadagna 16,9 milioni di sterline. Mistero invece su quanto riceva il futuro successore del re spagnolo Felipe. I reali svedesi e norvegesi, che dichiarano rispettivamente 5,3 e 15 milioni di euro all’anno, fanno addirittura analizzare spese e introiti da consulenti esterni, presentando un bilancio dettagliatissimo. Il re del Belgio, invece, incassa dallo stato 12,5 milioni di euro: di cui 9,5 milioni per lui e 1,4 milioni di euro per l’ex regina Fabiola. GIAN ANTONIO ORIGHI