Panorama 20/09/2007, pag.125 GLORIA JOTTI SACCANI, 20 settembre 2007
Siamo programmati per ingrassare. Panorama 20 settembre 2007. Circa 2 milioni di anni fa i nostri antenati si lasciarono alle spalle le foreste tropicali e cambiarono alimentazione: non più solo foglie e frutta, ma anche carne
Siamo programmati per ingrassare. Panorama 20 settembre 2007. Circa 2 milioni di anni fa i nostri antenati si lasciarono alle spalle le foreste tropicali e cambiarono alimentazione: non più solo foglie e frutta, ma anche carne. Prima quella delle carcasse di prede altrui, poi quella procurata con caccia e pesca. E il nuovo stile alimentare incise in modo profondo sull’evoluzione della specie. A ripercorrere le tracce dei primi esemplari del genere Homo è il libro In carne e ossa. Dna, cibo e cultura dell’uomo preistorico (Laterza), scritto da quattro ricercatori di altrettante università italiane: una lezione su come, oggi, mangiamo in modo sbilanciato, e sul perché siamo destinati ad accumulare peso. La dieta preistorica era ricca in zuccheri complessi (nella frutta), vitamine e fibre. Quella successiva, con proteine della carne e grassi, era assimilabile con minore fatica digestiva. Le dimensioni dell’intestino, non più costretto a lunghe digestioni per estrarre nutrienti da fonti povere e fibrose, si ridussero; e ciò consentì un risparmio energetico utilizzato per l’accrescimento del cervello. Poi, 10 mila anni fa, grazie all’agricoltura i carboidrati (pane e pasta) entrarono nella dieta. E 500 anni fa si aggiunsero gli zuccheri semplici (come quelli che mettiamo nel caffè). Carboidrati e zuccheri forniscono grandi quantità di energia; ma questo carico energetico può essere smaltito solo da un altrettanto grande dispendio energetico. Peccato che il nostro metabolismo si sia evoluto in tutt’altro modo: «Siamo programmati a immagazzinare peso perché, nelle antiche savane, dovevamo superare i periodi di mancanza di prede. Ma oggi questa capacità di accumulare grasso gioca a nostro sfavore, favorendo l’insorgere dell’obesità» dice Giuseppe Rotilio di Tor Vergata, Roma, uno degli autori del saggio (oltre a Gianfranco Biondi, Fabio Martini, Olga Rickards). Negli Usa è già in voga la «dieta paleolitica», simile a quella dei nostri antenati: carne, pesce, uova, frutta e verdura di stagione. Con un’avvertenza, però: i grassi delle prede del Pleistocene erano più insaturi di quelli degli animali allevati oggi, i cui grassi saturi sono più nocivi. Senza voler arrivare a nutrirci di selvaggina e tuberi, la lezione degli antenati non andrebbe dimenticata. «Oltre a praticare attività fisica, sarebbe meglio ridurre l’apporto di carboidrati e zuccheri» ricorda Rotilio. «Una dieta bilanciata e varia può proteggerci anche dall’insorgenza di molte malattie. Attenzione infine ai modelli alimentari di importazione: ricordiamoci che il nostro metabolismo è adattato al regime alimentare dei nostri nonni e delle regioni di origine delle nostre famiglie». GLORIA JOTTI SACCANI