Nathan Gardels, La Stampa 17/9/2007, 17 settembre 2007
La liquidità fa girare il mondo. Sei mesi fa tutti dicevano che c’era un’abbondanza globale di risparmi - fra l’altro per il trilione di dollari di riserve in mano alla Cina, e poi per i petrodollari - e che ciò carburava la crescita mondiale, tenendo inoltre bassi gli interessi americani a lungo termine grazie ai massicci acquisti di bond statunitensi e di mutui cartolarizzati
La liquidità fa girare il mondo. Sei mesi fa tutti dicevano che c’era un’abbondanza globale di risparmi - fra l’altro per il trilione di dollari di riserve in mano alla Cina, e poi per i petrodollari - e che ciò carburava la crescita mondiale, tenendo inoltre bassi gli interessi americani a lungo termine grazie ai massicci acquisti di bond statunitensi e di mutui cartolarizzati. Adesso parlano tutti di una crisi di liquidità. Tuttavia quella liquidità estera continua ad esserci. Questo non potrebbe suggerire che una volta usciti dalla crisi dei mutui americani, imboccheremo di nuovo la via della crescita globale? «A differenza di altri momenti di turbolenza dei mercati» risponde il segretario del Tesoro americano, Henry Paulson «le difficoltà attuali non sono state causate da problemi dell’economia reale, ma dall’eccesso di prestiti indisciplinati, che sono stati resi possibili proprio dalla grande liquidità e dalla forza dell’economia. Adesso ci vorrà un po’ per uscire dalla crisi. Più tempo in certi mercati che in altri. In alcuni mercati del credito stiamo già assistendo a un miglioramento. Invece richiederà più tempo il mercato dei mutui ”subprime”, che continuerà a languire per 18 o 24 mesi. La chiave per far tornare i mercati del credito a funzionare in maniera normale è ripristinare la fiducia degli investitori rispetto alla maniera in cui considerano i titoli e il rischio loro associato. ovvio che non si può subire un tracollo del genere nel mercato dei ”subprime” senza subire qualche penalizzazione nella crescita. Ma non dimentichiamoci che mentre affrontiamo questi problemi l’economia continua a progredire, al pari degli standard di vita e delle retribuzioni. Le grandi società sono ben capitalizzate. Le istituzioni finanziarie sono ben capitalizzate e fanno guadagni record». L’altro risvolto della liquidità in mani cinesi sono gli 800 miliardi di dollari del deficit commerciale Usa. «Fra il luglio 2006 e il luglio 2007 le esportazioni americane sono cresciute del 15% mentre le importazioni poco più del 5%. Quel che vediamo è che la forza dell’economia globale ci è di beneficio, fornendoci crescita e posti di lavoro grazie all’export». Se gli Stati Uniti dipendono dalle riserve cinesi, la Cina dipende dai consumatori americani. Il tallone di Achille della Cina è la mancanza di regole efficaci su quel che produce, dato il malfunzionamento del sistema legale. Lei ritiene che la reazione del consumatore americano contro le vernici pericolose sui giocattoli e altre cose del genere costringerà i cinesi a rafforzare le loro leggi? Il potere d’acquisto degli Usa può forzarli a riformarsi in questo campo? «Chi teme che la continua crescita cinese danneggi gli Usa si preoccupa della cosa sbagliata. Gli Stati Uniti e il resto del mondo traggono beneficio dal fatto che la Cina dà un importante contributo alla crescita del mondo. Le esportazioni americane in Cina stanno crescendo a un alto ritmo. E naturalmente i consumatori beneficiano delle importazioni a basso costo dalla Cina. Quel che dovrebbe preoccuparci è l’instabilità che potrebbe interrompere questo percorso di crescita. Sostengo da sempre che il fatto che la Cina si muova troppo velocemente è un rischio minore di quello che si muova troppo lentamente. L’economia cinese sta crescendo in modo così rapido e si sta così integrando in quella mondiale che adesso i cinesi devono accelerare il passo delle riforme interne, aprendosi alla competizione. Quando riusciranno ad avere una moneta il cui valore è determinato dal mercato, e che allo stesso tempo rifletta i ”fondamentali” dell’economia, sarà loro possibile gestire la loro economia sempre più complessa con strumenti macroeconomici anziché amministrativi. Hanno anche bisogno di accelerare il passo nella riforma del sistema legale, per offrire prodotti e cibi più sicuri. Ma questo coinvolge una grande varietà di aree, incluso il rispetto della proprietà intellettuale, che è importante non solo per noi ma anche per loro se vogliono muoversi verso la parte alta della catena della produzione e mettersi a vendere cose più sofisticate. Inoltre, avere un mercato dei capitali competitivo è un fattore critico per diventare un Paese sviluppato. Infine è importante per noi occidentali, in vista della riduzione dello squilibrio commerciale, che i benefici dello sviluppo della Cina si estendano a tutti i cinesi. Continueranno ad essere un Paese che risparmia il 50% del reddito o invece ci saranno più consumi interni?». Mi par di capire che a suo parere qualunque iniziativa protezionista da parte del Congresso americano per reagire alla mancanza di sicurezza dei prodotti cinesi e alla perdita di posti di lavoro in Usa andrebbe contro lo sviluppo della Cina. «La maniera migliore di trattare con la Cina è attraverso strumenti come il dialogo economico strategico che io ho avviato con i dirigenti di Pechino, non attraverso una legislazione che preveda misure punitive unilaterali. Ciò sarebbe distruttivo in un momento in cui la crescita economica americana dipende sempre più dalle esportazioni e dalla continua forza dell’economia globale. Le relazioni fra Stati Uniti e Cina sono così importanti che dobbiamo affrontarle con un occhio sempre al lungo termine. Il dialogo ci permette di focalizzarci sulle questioni economiche fondamentali e sulle riforme». Copyright: Global Viewpoint Tribune Media Services Stampa Articolo