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 2007  settembre 17 Lunedì calendario

MADRID

Ex-sindacalista, settimo figlio di un agricoltore povero, dopo aver fatto il lustrascarpe a Pernambuco e l´operaio metalmeccanico a San Paolo, Luiz Inácio Lula da Silva è dal gennaio del 2003 presidente del quinto paese più popoloso del mondo, con 188 milioni di abitanti, 50 milioni dei quali, all´incirca, soffrono la fame. Lula, 62 anni, ha recentemente cercato di vendere in Scandinavia le "eccellenze" dell´etanolo.
La deforestazione in Amazzonia si è ridotta per il terzo anno consecutivo, secondo "Greenpeace". Nel 2004 si deforestarono nella foresta amazzonica 26.000 chilometri quadrati di superficie arborea, nel 2005 furono 18.000 e l´anno scorso 14.000. Ma questa superficie è superiore a tutta la superficie bruciata in Spagna negli ultimi 21 anni. Non si potrebbe lottare in modo più efficace contro questa depredazione dell´ambiente?
« necessario capire la dimensione delle cose di cui stiamo parlando. L´Amazzonia ha 360 milioni di ettari. diverse volte più grande di alcuni paesi europei. Quando siamo andati al governo, non avevamo ispettori né strumenti per fare quel controllo. Se si considera la mappa del mondo, quello che avveniva novemila anni fa, ci si accorgerà che il Brasile aveva appena il 9% della foresta del pianeta. Oggi il Brasile ne ha il 29,5%. Se si analizza il fatto che il Brasile ha ancora il 69% delle sue foreste originarie, ci si rende conto che noi curiamo l´ambiente molto più di altri paesi».
Tra il 75 e l´80 % delle automobili nuove che si vendono in Brasile sono dotate di motori flex, vale a dire alimentabili a benzina o alcool. Inoltre, lei offre l´etanolo a Europa e Stati Uniti. Ma questa superficie nuova per la canna da zucchero, da dove uscirà? Si troverà a costo di togliere terreno alle fattorie e all´allevamento?
«Il Brasile ha un territorio immenso: 850 milioni di ettari; e 360 milioni appartengono all´Amazzonia e sono intoccabili. Non andremo a piantare lì i biocombustibili. Ma abbiamo 440 milioni di ettari. Di questi, appena l´1% è coltivato a canna da zucchero, e il 4% a soia. Il Brasile ha un potenziale straordinario per piantare biocombustibili. Inoltre, non possibile inculcare l´idea che il biocombustibile si contrappone alla sicurezza alimentare. I progressi tecnologici hanno dimostrato che si fa un raccolto maggiore in uno spazio minore. Oggi, in un ettaro, produciamo quattro volte e mezzo più canna da zucchero di quanta ne riuscivamo a produrre nel 1975. Un pollo che fino a poco tempo fa si ammazzava a 90 giorni, oggi si ammazza a 40; per un manzo, fino a poco tempo fa ci volevano 48 mesi, adesso è pronto in 18 mesi».
Le condizioni di vita dei lavoratori che raccolgono la canna da zucchero sono infime, come hanno denunciato alcuni vescovi brasiliani e alcuni membri del Movimento dei Senza Terra. Ha fatto qualcosa per migliorare la situazione?
« un lavoro molto duro, quasi disumano. La gente lo fa perché ne ha bisogno. Come si faceva prima nelle miniere di carbone. Le miniere non erano meno degradanti del raccolto di canna. Io sono sceso in una miniera di carbone a 90 metri di profondità. E preferirei passare tutta la vita a tagliare canna da zucchero piuttosto che passare una settimana in miniera. Eppure, quel lavoro nelle miniere ha permesso al mondo di arrivare dove è arrivato. Il lavoro della canna finirà a medio termine. Perché ogni macchina sostituirà 80 uomini. Nello stato di San Paolo in certi posti ci sono solo macchine. E sorgerà un altro problema. Perché è gente povera che viene da altri Stati. In una recente riunione, abbiamo discusso con gli imprenditori su come umanizzare il lavoro in campagna e come formare professionalmente questi uomini perché possano un giorno abbandonare il raccolto della canna. Io so che le società petrolifere non vogliono l´etanolo. A cominciare dalla mia, da Petrobras. I paesi che hanno il petrolio non vogliono l´etanolo. Ma è un dibattito inutile. Il petrolio non smetterà di essere importante. Ciò di cui abbiamo bisogno è di mescolare altri combustibili che diminuiscano la quantità di emissione di gas prodotta dal petrolio. I paesi ricchi non possono pretendere che adesso i paesi poveri paghino il conto».
Il suo maggior motivo di orgoglio è l´economia. Ma il Brasile continua a essere il paese con la più grande disuguaglianza sociale d´America.
«Se si prendono in considerazione gli ultimi quattro anni, e sarà così ogni anno, uno si può rendere conto che poche volte abbiamo avuto in Brasile il 10% della gente più ricca del paese che diminuiva la sua partecipazione al reddito del paese mentre aumentava quella dei più poveri. Io sono molto tranquillo perché so che abbiamo fatto molto e so che c´è ancora molto da fare. Stiamo salendo scalino per scalino. Ho fatto il sindacalista per molto tempo e quando riuscivamo a ottenere che i nostri salari aumentassero quanto l´inflazione, era già una vittoria. Oggi, più dell´80% degli accordi sindacali sono al di sopra dell´inflazione».
Tre suoi ex-ministri e il vertice del Partito dei Lavoratori, il nocciolo duro di quelli che organizzarono la campagna che la portò alla presidenza del Brasile nel 2003, a fine agosto sono stati processati con l´accusa di corruzione. Come crede che si sentano loro e come si sente lei?
«Io mi sento molto tranquillo. In primo luogo, perché stiamo esercitando la democrazia nella sua pienezza. C´è stata una denuncia, indipendentemente dal fatto che io sia d´accordo o no con la denuncia stessa, c´è stato un processo all´interno di un Congresso nazionale, è stato inviato alla magistratura e portato alla Corte Suprema. Finora non c´è stato nessun assolto e nessuno che sia stato dichiarato colpevole. Chi commette degli errori pagherà per gli errori che ha fatto. In Brasile le istituzioni funzionano e funzionano bene».
(Copyright El Pais-la Repubblica. Traduzione di Luis E. Moriones)