Pierluigi Battista, Corriere della Sera 17/9/2007, 17 settembre 2007
Un tempo c’era il qualunquismo. Era qualunquista la denuncia della politica come tirannica eppur generosa erogatrice di favori
Un tempo c’era il qualunquismo. Era qualunquista la denuncia della politica come tirannica eppur generosa erogatrice di favori. Era qualunquista la critica del potere abnorme che la politica esercitava sul destino dei singoli. Erano la summa del qualunquismo le parole di Giuseppe Prezzolini citate da David Bidussa nel suo «Siamo italiani» appena pubblicato dall’editore Chiarelettere e scritte nel 1921, alla vigilia del fascismo: «In Italia non esiste giustizia distributiva. Ne tiene le veci l’ingiustizia distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso», e tuttavia «il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell’altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l’ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente». Rotto il tabù del qualunquismo, resi frequentabili pensieri e sensazioni prima bollati come indecenti e rozzi, chi può negare che la stragrande maggioranza degli italiani percepisca ancora oggi l’alternanza democratica dei partiti «neri» e «rossi» esattamente come se la figurava un campione dell’«italianologia» come Prezzolini?