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 2007  settembre 17 Lunedì calendario

MILANO

Non più solo a scuola, verso gennaio-febbraio. Il problema pidocchi parte da lontano, dalle vacanze estive. Dal grest, dalla colonia, dalla piscina, dalle spiagge, popolari o da vip che siano. E dai luoghi di villeggiatura, se i genitori non si allertano, il passaggio ai banchi di scuola è presto fatto. Il «contagio» interessa particolarmente i bambini dai 3 ai 7 anni.
«Succede soprattutto a causa degli atteggiamenti dei piccoli – spiega Ernesto Bonifazi, dermatologo pediatra dell’università di Bari ”. E’ tipico di quell’età, per esempio, stare testa a testa con un compagno per disegnare sullo stesso foglio o leggere il medesimo libretto, così come lo scambiarsi per gioco o per sbaglio il cappellino o l’asciugamano, il che rende molto più facile la trasmissione dei parassiti».
Al congresso mondiale di Dermatologia, a Buenos Aires, si affronteranno parassitosi come questa. Ma il primo luogo comune da sfatare è che i pidocchi siano sinonimo di povertà o di scarsa igiene. Lavarsi spesso i capelli non mette al riparo dall’inconveniente.
«Nell’immaginario popolare si pensa che "avere i pidocchi" significhi essere sporchi o di basso livello sociale – commenta Bonifazi ”. In realtà, se l’ambiente è infestato, anche la persona più pulita può trovarsi a fare i conti con questo problema».
Che cosa bisogna fare per prevenire?
«Fondamentale è soprattutto il controllo quotidiano della cute – spiega il dermatologo ”.
Controllo che, ovviamente, va fatto a livello dell’intera comunità, ma che ogni mamma può eseguire sul proprio bambino, in modo da bloccare sul nascere il problema. Si tratta di osservare scrupolosamente tutto il cuoio capelluto (specialmente la zona dietro le orecchie e la nuca, zone predilette dal pidocchio perché più calde e umide), ricercando la presenza di lendini, cioè le uova del parassita».
Tondeggianti, di colore bianco-grigiastro, con un diametro di circa 1 mm, le lendini si differenziano dalla forfora perché sono saldamente attaccate al capello, e non se ne distaccano facilmente. Se si trovano tracce del parassita, è il momento di usare un trattamento specifico. Ma non sono tossici? «Attualmente, in Italia, i prodotti più innovativi sono a base di essenze naturali (estratti di noce di cocco, olio essenziale di anice e ylang ylang) e mirano ad eliminare il pidocchio in modo meccanico, ostruendone l’apparato respiratorio e causandone la morte per soffocamento – afferma Bonifazi ”.
Rispetto ad altre sostanze anti-pediculosi, hanno il vantaggio di non contenere insetticidi e quindi di essere assolutamente innocui per la salute di chi ne fa uso».