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 2007  settembre 17 Lunedì calendario

SULLE ELEZIONI IN GRECIA

CORRIERE DELLA SERA, MARIA SERENA NATALE
ATENE – Antoni l’aveva detto. Dal suo banco ricolmo di bandiere bianco-blu per tutto il pomeriggio ha tifato Karamanlis. «Siamo i migliori, vedrà: Nuova Democrazia batte Pasok 42 a 38, bye bye Papandreu ». Nella notte, il leader dell’opposizione Georgios Papandreu ha ammesso la sconfitta, il premier uscente Costas Karamanlis ha proclamato la vittoria: «I greci ci chiedono di continuare sulla via delle riforme, mi sento doppiamente responsabile, non posso permettermi di commettere errori».
Con circa il 43% dei voti il centro-destra resta al governo ma perde seggi (erano 165 nel 2004, stavolta superano a stento la maggioranza dei 151 su 300): Karamanlis faticherà a rilanciare la debole economia greca incastrata tra un debito pubblico che è il secondo d’Europa (dopo l’Italia) e un sistema pensionistico che pesa come un macigno sulle casse dello Stato. Grande sconfitto il partito socialista di Papandreu, il Pasok, che cala dal 40 al 38%. Entra in Parlamento, a trent’anni dalla fine della dittatura dei Colonnelli, la destra del La.Os di Georgios Karatzaferis, che rifiuta l’etichetta di «estrema» ma promuove «l’omogeneità etnica della Grecia» e lancia la crociata contro «i nemici ebrei e musulmani». Dovrebbero superare la soglia di sbarramento del 3% anche i comunisti del Kke e la sinistra radicale di Syriza.
Quando in giugno chiamò nove milioni di greci a un voto anticipato di sei mesi, Karamanlis credeva di avere la vittoria in tasca. Tagli al deficit, crescita economica al 4 per cento, 200 mila nuovi posti di lavoro, l’accordo con Sofia e Mosca per l’oleodotto transbalcanico pesavano nel curriculum dell’esecutivo che aveva posto fine a oltre vent’anni di governo socialista. «Il Paese ha bisogno di un cambiamento ancora più radicale – spiegò ”, vogliamo essere certi che la popolazione sia con noi».
«Troppi scandali – fu la versione socialista ”. Si torna alle urne perché Nuova Democrazia teme i risultati delle inchieste su fondi pensione e intercettazioni telefoniche». Poi, l’estate 2007 e le 66 vittime del fuoco che ha aggredito il Peloponneso e incenerito i sogni di gloria della maggioranza. L’ipotesi del complotto terroristico, le accuse ai «soliti turchi» insofferenti al boom del turismo greco, l’imbarazzo del governo, che non ha badato a spese ma si è dimostrato incapace di rispondere con efficacia alla tragedia.
Eppure, i socialisti non hanno sfondato. Non è bastato lanciare la pensione minima per le casalinghe, il raddoppio del limite delle tasse di successione, l’esenzione totale per la prima casa (obiettivo comune con la destra), la battaglia per l’ambiente. I greci non hanno perso la diffidenza per «George l’americano ». Il nipote di Georgios che issò la bandiera greca sul Partenone nell’Atene appena liberata dai tedeschi nel ’44, il figlio di Andreas che fondò il Movimento socialista panellenico, non ha mai fatto breccia nella scorza della Grecia fatalista.
«Kara manlis non ci ha difesi dal fuoco e dal vento – sorride Konstantin dal volante di un vecchio taxi giallo ”, ma Papandreu avrebbe fatto meglio? Nessuno di loro poteva salvarci ». All’ombra di Atena, il destino è nato qui. «Il governo ha vinto in circostanze difficili – ha ammesso alla fine il sindaco della capitale Nikitas Kaklamanis, dirigente di Nuova Democrazia – certo l’elettorato ha voluto lanciarci un messaggio che non potremo ignorare».
Nella sera chiara di Atene stordita di eucalipto, clacson e bandiere. Il venditore di mandorle sgranocchia pistacchi, «Viva Nea Demokratia». Una vittoria stanca. Bianca corre verso casa, risponde distratta. «Ho votato Karamanlis ». Ci ripensa. «Per Constantinos » (lo zio di Costas scomparso nel 1998, più volte premier e presidente della Repubblica). Il portone si richiude piano alle sue spalle.
CON LA MOGLIE
Il premier Costas Karamanlis con la moglie Natasa dopo la vittoria. In alto, sostenitori del partito «Nuova Democrazia»

CORRIERE DELLA SERA, 17/9/2007
ANTONIO FERRARI
ATENE – Antoni l’aveva detto. Dal suo banco ricolmo di bandiere bianco-blu per tutto il pomeriggio ha tifato Karamanlis. «Siamo i migliori, vedrà: Nuova Democrazia batte Pasok 42 a 38, bye bye Papandreu ». Nella notte, il leader dell’opposizione Georgios Papandreu ha ammesso la sconfitta, il premier uscente Costas Karamanlis ha proclamato la vittoria: «I greci ci chiedono di continuare sulla via delle riforme, mi sento doppiamente responsabile, non posso permettermi di commettere errori».
Con circa il 43% dei voti il centro-destra resta al governo ma perde seggi (erano 165 nel 2004, stavolta superano a stento la maggioranza dei 151 su 300): Karamanlis faticherà a rilanciare la debole economia greca incastrata tra un debito pubblico che è il secondo d’Europa (dopo l’Italia) e un sistema pensionistico che pesa come un macigno sulle casse dello Stato. Grande sconfitto il partito socialista di Papandreu, il Pasok, che cala dal 40 al 38%. Entra in Parlamento, a trent’anni dalla fine della dittatura dei Colonnelli, la destra del La.Os di Georgios Karatzaferis, che rifiuta l’etichetta di «estrema» ma promuove «l’omogeneità etnica della Grecia» e lancia la crociata contro «i nemici ebrei e musulmani». Dovrebbero superare la soglia di sbarramento del 3% anche i comunisti del Kke e la sinistra radicale di Syriza.
Quando in giugno chiamò nove milioni di greci a un voto anticipato di sei mesi, Karamanlis credeva di avere la vittoria in tasca. Tagli al deficit, crescita economica al 4 per cento, 200 mila nuovi posti di lavoro, l’accordo con Sofia e Mosca per l’oleodotto transbalcanico pesavano nel curriculum dell’esecutivo che aveva posto fine a oltre vent’anni di governo socialista. «Il Paese ha bisogno di un cambiamento ancora più radicale – spiegò ”, vogliamo essere certi che la popolazione sia con noi».
«Troppi scandali – fu la versione socialista ”. Si torna alle urne perché Nuova Democrazia teme i risultati delle inchieste su fondi pensione e intercettazioni telefoniche». Poi, l’estate 2007 e le 66 vittime del fuoco che ha aggredito il Peloponneso e incenerito i sogni di gloria della maggioranza. L’ipotesi del complotto terroristico, le accuse ai «soliti turchi» insofferenti al boom del turismo greco, l’imbarazzo del governo, che non ha badato a spese ma si è dimostrato incapace di rispondere con efficacia alla tragedia.
Eppure, i socialisti non hanno sfondato. Non è bastato lanciare la pensione minima per le casalinghe, il raddoppio del limite delle tasse di successione, l’esenzione totale per la prima casa (obiettivo comune con la destra), la battaglia per l’ambiente. I greci non hanno perso la diffidenza per «George l’americano ». Il nipote di Georgios che issò la bandiera greca sul Partenone nell’Atene appena liberata dai tedeschi nel ’44, il figlio di Andreas che fondò il Movimento socialista panellenico, non ha mai fatto breccia nella scorza della Grecia fatalista.
«Kara manlis non ci ha difesi dal fuoco e dal vento – sorride Konstantin dal volante di un vecchio taxi giallo ”, ma Papandreu avrebbe fatto meglio? Nessuno di loro poteva salvarci ». All’ombra di Atena, il destino è nato qui. «Il governo ha vinto in circostanze difficili – ha ammesso alla fine il sindaco della capitale Nikitas Kaklamanis, dirigente di Nuova Democrazia – certo l’elettorato ha voluto lanciarci un messaggio che non potremo ignorare».
Nella sera chiara di Atene stordita di eucalipto, clacson e bandiere. Il venditore di mandorle sgranocchia pistacchi, «Viva Nea Demokratia». Una vittoria stanca. Bianca corre verso casa, risponde distratta. «Ho votato Karamanlis ». Ci ripensa. «Per Constantinos » (lo zio di Costas scomparso nel 1998, più volte premier e presidente della Repubblica). Il portone si richiude piano alle sue spalle.
CON LA MOGLIE
Il premier Costas Karamanlis con la moglie Natasa dopo la vittoria. In alto, sostenitori del partito «Nuova Democrazia»