www.repubblica.it, 17 settembre 2007
ARTICOLI SULLA DISCESA IN CAMPO DI GRILLO. TUTTI DEL 17/9/2007
CORRIERE DELLA SERA
ANGELA FRENDA
MILANO – E ventiquattro ore dopo il suo show anti-politica dal Palasharp di Milano, Beppe Grillo tira fuori dal cilindro una nuova sorpresa: le liste civiche. L’annuncio, ieri pomeriggio, come sempre dalle pagine del suo blog: «E adesso? Dopo il V-day? La parola è ai cittadini. Ogni Meetup, ogni gruppo può, se vuole, trasformarsi in lista civica per le amministrazioni comunali». Perché? «Ma perché i cittadini devono entrare in politica direttamente. Per la loro tutela e per quella dei loro figli. I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi».
E come deve essere, perché sia valida, una lista civica «grillica»? Dovrà rispondere ai requisiti che il comico pubblicherà sul suo blog tra qualche giorno. Tra questi, ad esempio, «non essere iscritti a partiti ed essere incensurati. Per i nomi, ognuno potrà fare come gli pare». Chi supererà l’esame riceverà un certificato di trasparenza «beppegrillo. it» e l’iniziativa sarà pubblicizzata sul blog. Non ci sarà, però, tra i promotori diretti, lo stesso Beppe Grillo. Lo ha assicurato ieri il comico: «Non parteciperò ad alcuna manifestazione nei prossimi mesi. Non sto promuovendo la presentazione di nessuna lista civica, né locale né nazionale. La loro voce i partecipanti del V-day non la prestano a nessuno. Sono i megafoni di se stessi: i cittadini che si fanno politica».
Intanto, però, sul blog «i grilli» si dividono rispetto alle liste civiche. Moltissimi i messaggi contrari all’iniziativa. «Ho forti dubbi»; «è troppo presto»; «faremo troppi compromessi»; «così si rischia l’implosione »; «Beppe datti una calmata altrimenti rischi di rovinare tutto »; «liste civiche? La scoperta dell’acqua calda»; «quest’operazione non mi convince»; «così diventiamo anche noi come gli altri politici », «veder sorgere mille liste mi fa rabbrividire. Già abbiamo i partitini »; «ritiro la mia firma. Ho perso solo tempo, mi sono illuso»; «non sono d’accordo, solo rimanendo fuori dal Palazzo possiamo controllarlo »; «Beppe ripensaci». Insomma, un coro di no alla nascita di liste civiche. Accompagnato, ovviamente, anche da molti messaggi di consenso.
E sullo show di Grillo diviso, ieri, anche il mondo politico. Se Pier Ferdinando Casini accusa i Ds «di soffrire di sindrome di Stoccolma: lo hanno invitato alla Festa per farsi massacrare», Walter Veltroni dice che «se l’antipolitica diventa ideologia della contestazione non ha senso». Per Fausto Bertinotti «gli applausi del popolo ds a Grillo sono il sintomo della crisi della politica». Fabris (Udeur) lo critica: «Grillo ha buttato la maschera.
Ora chiederà a Di Pietro di farsi prestare il De Gregorio di turno». Difende il comico, invece, il premio Nobel Dario Fo: «Ha ragione. La gente ne ha piene le scatole dei giochi di potere». E, come lui, anche il dl Franco Monaco: «Guai a esorcizzare le sue domande». Ma, soprattutto, arriva il sì entusiasta di Antonio Di Pietro all’idea delle liste: «Finalmente una ventata di novità: solo così si può fare ricambio generazionale ».
CORRIERE DELLA SERA, 17/9/2007
RENATO MANNHEIMER
Il successo delle iniziative di Beppe Grillo ha scosso il mondo politico e suscitato commenti preoccupati da parte di leader e osservatori. Motivati, per la verità, più dal timore che le performance del comico possano scombussolare l’assetto politico attuale che dal merito delle proposte avanzate, rimaste, tranne rare eccezioni, completamente ignorate.
Dal punto di vista dell’opinione pubblica, il consenso per le attività di Grillo è invece assai ampio, tanto che Diamanti lo ha stimato nel 43% della popolazione.
E’ un dato che non deve sorprendere. Grillo è infatti riuscito sapientemente a legare la politica all’antipolitica, attirando al tempo stesso i consensi di molti «militanti» o comunque interessati alla politica, provenienti specie dalla sinistra, e quelli di chi è più sensibile alle tematiche dell’ant ipolitica tout-court. Quest’ultima, come si sa, ha sempre avuto un relativo successo nel nostro Paese (e in tanti altri), sin dai tempi dell’«Uomo Qualunque». Ancora oggi, se si domanda agli italiani «che cosa le viene in mente quando pensa alla politica?», gli attributi e le definizioni negative costituiscono la maggioranza, arrivando a toccare il 60% delle risposte: le più frequenti sono «rabbia», «disgusto», «diffidenza». Anche per questo, non a caso, tre italiani su quattro affermano oggi che «i politici non si preoccupano di quello che pensa la gente come me» o che «la gente come me non ha alcuna influenza su quello che fa il governo» o, ancora, che «i politici sono interessati ai voti dei cittadini, non alle loro opinioni».
Ma, come si è detto, il movimento di Grillo, diversamente da quello di Giannini e di molti altri, giunge a coniugare la larga diffusione degli atteggiamenti legati all’antipolitica con la protesta «politica» più radicale.
Con quali possibili effetti dal punto di vista elettorale? C’è tra gli italiani una estesa «voglia» di votare per Grillo, se si presentasse alle elezioni. Il 17 per cento preannuncia senz’altro il proprio suffragio. E un altro 33 per cento dichiara che «lo prenderebbe comunque in considerazione». Esiste, insomma, un mercato potenziale che sembra comprendere addirittura metà dell’elettorato. I consensi appaiono relativamente maggiori tra chi oggi vota per i partiti del centrosinistra, ma sono presenti in larga misura anche tra gli elettori del centrodestra, tra gli indecisi e tra i potenziali astenuti. Ed è molto significativo che la disponibilità verso Grillo sia più accentuata tra i giovani.
Ovviamente, una cosa è l’intenzione (o la potenzialità) al voto espressa in un sondaggio, un’altra è il comportamento di voto vero. Tra chi dichiara la possibilità di optare per Grillo, molti sono oggi «appartenenti» ai partiti già esistenti. In particolare, il favore
Il 60 per cento degli italiani dà un giudizio negativo della politica
per il comico si trova in misura maggiore nell’estrema sinistra, ove si connota anche come protesta radicale. Si tratta di un segmento di elettorato che difficilmente abbandona il «proprio» partito.
Ciò suggerisce che il seguito elettorale effettivo di Grillo si possa ragionevolmente collocare a livelli molto inferiori di quello potenziale. Ma ciò che conta non è la quantità di voti che il comico potrebbe raccogliere. E’ il fenomeno dell’antipolitica, così fortemente enfatizzato e stimolato da Beppe Grillo, a dover forse preoccupare, per la sua presenza trasversale in tutti i partiti, anche tra gli elettori più fedeli. Abilmente mescolato alla protesta «politica» radicale, esso forma un mix potenzialmente esplosivo, una sorta di fuoco sotto le ceneri. Dagli effetti imprevedibili.
CORRIERE DELLA SERA, 17/9/2007
MONICA GUERZONI
DAL NOSTRO INVIATO
BOLOGNA – Non è un funerale, ma piangono tutti e pure il cielo di Bologna si mette a lacrimare. Non è un addio, è la «grande festa» per il passaggio di consegne a Veltroni, eppure Piero Fassino si asciuga gli occhi, getta il mazzo di gerbere tra le braccia di Anna Serafini che piange in tailleur nero, scende dal palco dell’ultima Festa dell’Unità e consegna ai Tg le sue tesi per disinnescare la bomba Beppe Grillo. «L’errore peggiore è volgere lo sguardo dall’altra parte...». Il malessere che porta i cittadini in piazza, assai più numerosi che per l’ultimo comizio dell’ultimo segretario Ds, merita risposte. «Ma non è mandando a quel paese i partiti che si salva l’Italia ».
L’aveva detto anche dal palco, applaudito dai diecimila coi berretti rossi della Cgil, da Veltroni, D’Alema, Bersani, Franceschini, Cofferati, dalla signora Bruna che dietro le transenne alza il cartello «La storia siamo noi, fateci contare e smettetela di litigare». L’aveva scandito nel passaggio chiave di quelle 27 cartelle con cui a 58 anni ha chiuso, se non la sua carriera politica, di certo una lunga e importante prima fase. «Beppe Grillo, che dichiara di voler distruggere i partiti, guardi a questa festa, alle tante donne e uomini che l’hanno costruita con dedizione e sacrificio». Ma quando le piazze si riempiono di «elettori di centrosinistra», bisogna guardarla negli occhi la bestia qualunquista, anche a costo di lisciarle il pelo. «Non deve sfuggirci che dietro quell’umore antipolitico ci sono inquietudini e febbri che corrono sotto la pelle della società italiana».
Moralizzare i partiti, rimettere al centro la democrazia, azzerare «privilegi e parassitismi» è la ricetta di Fassino, che il Pd lo vuole «per cambiare la politica». Si riformi la Rai, si sopprimano enti inutili, si taglino le pensioni dei parlamentari... E sono applausi, ovazioni, «bravo! ». Fassino comprende la paura, la rabbia del cittadino ridotto a «suddito» e chiude nel tripudio con parole di sicuro effetto: «Un uomo politico ricordi che la sua credibilità deriva dall’essere come gli altri. Andare allo stadio pagando il biglietto, accompagnare i figli a scuola con la propria auto...».
Cita Gramsci, Berlinguer, Don Minzoni, riabilita De Gregori, omaggia quattro volte il grande assente Romano Prodi (che lo ha ringraziato per «lo sforzo generoso e intelligente»), denuncia la fragilità di un centrosinistra «in affanno ». Però giura che «il governo c’è». Ma poiché un posto a Palazzo Chigi non è scontato, si ritaglia un prestigioso incarico che certifichi il suo impegno per portare il nuovo partito nel Pse: «Aprire una nuova stagione anche in Europa, facendo incontrare il socialismo europeo con le altre culture riformiste del mondo è un obiettivo affascinante a cui continuerò a dedicare le mie energie». I panni del chierico che fu per sei anni papa gli stanno stretti e dunque l’ultimo segretario indosserà quelli di ambasciatore del Pd in Europa. «In questa nuova storia ci sarò anch’io». Rimpianti? «No, ho fatto quel che dovevo». stata come «una lunga storia d’amore» ma è finita, Fassino piange, piange sua moglie Anna Serafini («sono commossa, è una cosa forte»), D’Alema e Veltroni hanno facce scure e Piero, con la retorica delle grandi occasioni: «E adesso tocca a te, caro Walter». Piove, i leader cantano «Bella ciao», Pierluigi Bersani avverte a distanza Grillo: «Il fascismo qualche cromosoma iniziale lo prese a sinistra». E in serata D’Alema, da Modena, ribadisce il concetto: «Senza i partiti è difficile che comandino i cittadini».
CORRIERE DELLA SERA, 17/9/2007
FRANCESCO ALBERTI
DAL NOSTRO INVIATO
BOLOGNA – Assicurano che Prodi-Valium, tanto per entrare subito nella terminologia «grillesca», è tutt’altro che distratto o, peggio, addormentato, di fronte al putiferio che si sta scatenando attorno al comico (ex?), aspirante predicatore e futuro regista di liste civiche. Certo, raccontano, «non si può pretendere che Grillo e i suoi proclami siano in cima ai pensieri del presidente: di temi importanti è piena l’agenda, a cominciare dalla Finanziaria». Con questo, però, nessuno vuole snobbare: «Non faremo certo – dice un prodiano – l’errore di Craxi che, ai tempi del referendum sulla preferenza unica, invitò gli elettori ad andare al mare: la protesta è una spia da non sottovalutare, anche se espressa in forme discutibili...».
Insomma, il Grillo che spara a palle incatenate a Bologna, per poi bissare a Milano in casa dei Ds, è entrato, eccome, nel raggio visivo del Professore. Per la verità, c’era già entrato un anno e mezzo fa, quando (8 giugno 2006) un Prodi fresco di vittoria elettorale ricevette a Palazzo Chigi il comico, già in odore di predicazione, che, armato di un milione di firme, ne disse di tutti i colori su Fassino e D’Alema, congedandosi così dal premier: «Prodi è un dipendente e noi cittadini i datori di lavoro: se non ci ascolta, lo licenziamo».
Ieri pomeriggio, mentre il capo del governo rientrava a Roma dal fine settimana bolognese, il suo portavoce, Silvio Sircana, stava preparando dati e cartelle in vista della partecipazione di stasera a «Porta a Porta», che segnerà dopo lungo tempo il ritorno del Professore nel salotto politico della tv di Stato. Ma sull’argomento-Grillo, che sicuramente Vespa solleverà, non era ancora stato deciso quale giudizio dare. Pare che dallo staff siano arrivati nei giorni scorsi suggerimenti non del tutto univoci. L’unico dato certo è che Prodi non risponderà con un «Vaffa» alla satira pesante del comico. Piuttosto, cercherà di separare il Grillo propositivo dal Grillo demolitore. «Alcune proposte sono condivisibili – spiegano ”: l’idea di un limite ai mandati parlamentari, ad esempio, rientra nello statuto dei Ds. Così come il divieto di candidarsi al Parlamento in caso di gravi condanne coincide con sensibilità diffuse nell’alleanza».
I punti in comune però si fermano qui. «Tutto il resto è lontano dal modo in cui Prodi concepisce la politica» ammettono i suoi. Questione di sensibilità. Troppo furore, innanzitutto: «Chiunque abbia a disposizione un pulpito così vasto e reattivo dovrebbe avvertirne la responsabilità e avere un altro tipo di misura...». Infiammare gli animi, evocando scenari da tabula rasa, «non si sa dove può portare e non è il modo migliore per costruire qualcosa». Nessuno nega, aggiungono, che esista nel Paese un malcontento, ma «non è mettendo tutto a ferro e fuoco» che si può trovare una soluzione. il caso dei partiti, messi alla gogna da Grillo: «Li vogliamo eliminare? Bene. E poi che si fa?». L’importante comunque è non enfatizzare, dice qualcuno. Magari mettendola in battuta: «Preferisco Benigni».
LA REPUBBLICA, 17/9/2007
CARMELO LOPAPA
ROMA - Otto giorni di suspense. Adesso il progetto politico del più antipolitico dei movimenti inizia a svelare i suoi contorni. Si sente ancora l´eco dell´urlo di Beppe Grillo da Piazza Maggiore a Bologna: «Mai un partito». Partito no, certo, ma lista civica sì, e alla svelta. La mossa del comico-predicatore di Genova non è frutto dell´improvvisazione. Il prossimo passaggio è stato studiato, pianificato, organizzato dopo un anno buono di meticoloso radicamento su tutto il territorio nazionale. Un radicamento informatico, nato dall´ormai famosissimo blog, da contatti Internet. Ma ora i gruppi di incontro, chiamati Meet up, si sono trasformati in banchetti di piazza per la raccolta delle firme al disegno di legge anti corrotti e anti nomenklatura che in occasione del Vaffa-day dell´8 settembre - vero banco di prova dell´intera operazione - hanno portato a casa un bottino di 300 mila sigle di sostegno. Insomma, si sono trasformati in un movimento in carne e ossa.
Ebbene, Beppe Grillo sa di poter contare come minimo su quella potenziale «base elettorale» per il suo progetto intenzionato a fare piazza pulita della vecchia politica. Una base in realtà molto più ampia e diffusa, grazie a una popolarità in crescita esponenziale. E per organizzarla nella nuova formula agile e snella delle liste civiche potrà contare proprio sui Meet up. Se ne contano 224 in tutta Italia, tanti quanti sono stati i banchetti l´8 settembre. In alcuni grossi centri i gruppi degli «amici di Grillo» sono al lavoro e comunque organizzati più che altrove. Così a Bologna, Milano, Roma, Bari, Torino, Firenze, Napoli. La formula del Meet up attorno alla quale ruota tutto il sistema (e il successo) della rete Grillo, non è una sua invenzione, come lui stesso ammette sul sito. Si tratta di una formula che consente di organizzare incontri tra persone interessate ad un argomento e che conta 1.600.000 associati in tutto il mondo. I gruppi li crea e li coordina chiunque sia interessato, non gratuitamente: il costo è di 19 dollari al mese da pagare direttamente on line al gestore Meet up, («Io non ho incassato una lira», tiene a precisare il comico) e il primo della sua rete è nato a Milano.
Adesso i gruppi vengono invitati a farsi sentire nelle rispettive città, a trasformarsi in liste civiche alle quali il sistema-Grillo darà un suo «bollino blu». Il fatto è che alla mobilitazione di altre «liste civiche nazionali» stanno già lavorando da mesi i promotori dell´omonima organizzazione, anch´essa dai connotati fortemente antipolitici. I big sponsor sono Roberto Alagna (consigliere regionale nel Lazio), il professore girotondino Pancho Pardi, il giornalista scrittore Oliviero Beha ed Elio Veltri. Hanno organizzato la manifestazione di Piazza Farnese di sabato 6 ottobre e ora tendono la mano. «Coordiniamo circa 300 liste civiche in tutta Italia con un solo obiettivo - spiega Alagna - che cambi la politica e che vada a casa questo ceto politico incapace di rinnovarsi, ben vengano ora le liste civiche di Grillo». Finora i due movimenti «dal basso» si sono sfiorati. Veltri è stato tra i protagonisti del Vaffa day di Milano, per dire. «Ma a questo punto è bene che ci siano dei contatti più seri, nei prossimi giorni - è l´auspicio di Pancho Pardi - Chiediamo a Grillo di lavorare insieme. Creiamo forme di collaborazione tra due progetti tanto simili. Invitiamo Beppe a venire alla nostra manifestazione del 6 ottobre. Sarebbe un bel modo per costruire qualcosa di nuovo e zittire chi ci ritiene capaci solo di distruggere».
L´invito è lanciato. Il «blog-predicatore» per adesso lavora al suo, di progetto. E tanto per cominciare dovrà superare le perplessità degli «amici di Grillo». Perché dopo l´annuncio di ieri, l´idea di dar vita a liste civiche ha entusiasmato tanti fan in rete, ma ha suscitato anche i dubbi di altri. «Bene le liste, ma non fate come gli altri: distinguetevi!» commenta sul blog Marco Carulli. Attenzione, mette in guardia Riccardo Lanzo: «Le liste civiche nei Comuni più grandi non ottengono più del 2%. Proposta condivisibile, ma totalmente utopica. Questa volta l´amico Beppe ha fatto il passo più lungo della gamba». E via dubitando. Ci sono gli entusiasti: «Contaminiamo tutt´Italia con le liste» (Angelo Renda), «Bene le liste, poi pulizia totale, da destra a sinistra (Alberto B.). Ma anche chi non è d´accordo, tanti da Grillo si attendono di più: «Bisogna formare un partito che si presenti e cambi le leggi che vanno cambiate», dice tra gli altri Salvatore Rinaldi. Infine chi è d´accordo, ma a una condizione, dettata a nome degli altri da Daniela: «Viva le liste, viva i Meet up, ma dovrai candidarti anche tu». Il primo passo, intanto, è compiuto.
LA STAMPA
MARCO I. FURINA
Beppe, ti prego candidati alla guida del partito democratico! Immagini quanti ti voterebbero? Io ti voterei anche se non sono un elettore del Pd». «Caro Beppe spero che non cambi idea, meno male che abbiamo trovato un portavoce del malcontento del popolo e le tue mosse verso questi ingrati governanti, si stanno rilevando prodighe». O ancora: «Adesso so chi votare! Vaffanculo ai partiti corrotti! Grande Beppe proviamoci! La politica a noi!». Di commenti così sul frequentatissimo Blog del comico genovese ce ne sono molti. Ma a scorrere tutti i 500 e passa post lasciati dal popolo del V-day si capisce che l’idea delle liste civiche «certificate» da Grillo non ha trovato tutti d’accordo. Anzi. Scrive Frank: «No Beppe..non la vedo bene questa cosa di "sponsorizzare" delle liste civiche. Abbiamo visto già troppe liste vendute al "padrone di turno" oppure cavalcare l’onda del malcontento generale per poi farsi i c...i propri». Stessa paura di Mauro: «Finisce sempre così. Ci si organizza proponendo cose bellissime e si parte alla grande. Si fanno grupponi e gruppini. Poi vengono fuori, emergono quelli che fanno del "comando" sugli altri una ragione di vita. E guarda caso questi sono sempre i più corruttibili. Ora gli si propone anche di formare delle liste...una grossa opportunità di guadagno in vista. E fanculo tutti i buoni propositi e gli ideali».
Fra i grillonauti, antipolitici per definizione, circola la paura del contagio. «Entrare anche noi a far parte della "Casta"? - si chiede con orrore un blogger - Tu credi davvero che basti un certificato di garanzia? No, attento Beppe, così perdi per strada i tuoi fans». Per molti poi il V-day deve rimanere esclusivamente un movimento di protesta antisistema. «Se un cittadino voleva fare politica la poteva fare anche prima del V-day...», incalza Alberto. «Dai Beppe dicci che era solo uno scherzo», conclude. Ma c’è anche chi contesta il merito dell’iniziativa. «Mi permetta un appunto: lei paradossalmente, in quanto NON incensurato non potrebbe iscriversi a nessuna lista civica...sbaglio?», chiede Andrea. Stesso dubbio avanzato da Dario: «Attenzione a cosa significa essere incensurati. Durante la mia attività politica sono stato condannato per diffamazione in primo grado contro funzionari pubblici ed amministratori corrotti che, poi, sono finiti in galera per le mie denunce. Forse è meglio specificare i reati da escludere, altrimenti i delusi dalla casta come me devono stare a casa come Cirino Pomicino e soci».
I favorevoli all’iniziativa si dividono invece fra i concilianti, come Nicola, che scrive: «Direi che la tua idea è grandiosa, Beppe. Hai attaccato la politica nei suoi vertici, e gli hai fatto una paura matta con l’ausilio degli italiani buoni. Il ruolo di garante, anziché quello di leader, è il migliore che potevi scegliere. Io ci credo, andiamo avanti!»; e gli arrabbiati, che arrivano alle minacce: «Me e molti altri amici siamo con il movimento. Se le cose non cambiano e le parole non vengono ascoltate siamo pronti alla violenza. Tiriamo giù dai loro troni quelle facce di merda. Figli di puttana!», è il post incendiario di un blogger che si firma significativamente Avvelenato. Ma non manca nemmeno, forse degli infiltrati, chi se la prende con Grillo e le sue parole d’ordine: «Era dai tempi del fascismo che non si vedavano proposte così», accusa Davide. «C’è un sacco di gente - continua - che si impegna in modo gratuito per cambiare le cose e le generalizzazioni di un ricco comico rovinano il nostro impegno».
Ma la sorpresa più grande è scoprire fra il popolo dell’antipolitica estimatori dei partiti. Per Nicola «sono stati i tendini di un paese molto diviso». E Alessia invita a mettere da parte la retorica antisistema e a farsi direttamente avanti: «Promuovere tra i cittadini l’idea che i partiti siano il veleno della democrazia è un’equazione dubbia: non già perché nei partiti ci sono mele marce vale la pena di dire che siano istituzioni da abolire. Funzionano male? Miglioriamoli».