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 2007  settembre 16 Domenica calendario

Sono quasi quattro milioni i cittadini americani con le impronte genetiche archiviate nella banca del Dna degli Stati Uniti dell’Fbi e il loro numero continua ad aumentare

Sono quasi quattro milioni i cittadini americani con le impronte genetiche archiviate nella banca del Dna degli Stati Uniti dell’Fbi e il loro numero continua ad aumentare. Se prima dell’11 settembre la banca federale del Dna includeva solo le informazioni di criminali condannati, le nuove norme anti-terrorismo hanno allargato molto il numero degli individui dei quali si conservano i dati genetici: dai criminali minori fino ai sospettati di terrorismo, anche se non ancora processati. Sono cambiati anche i metodi di indagine legati alla banca del Dna: sono più frequenti i casi degli investigatori che eseguono ricerche famigliari prelevando campioni dai parenti del sospetto, così come si moltiplicano le decisioni dei procuratori di obbligare le persone a fornire il Dna per allontanare ogni sospetto. Il sistema di schedatura del governo federale prevede l’archiviazione del profilo di 13 piccole regioni della molecola di un singolo Dna così da assegnare ad ogni individuo un numero unico di 52 cifre, che lo accompagnerà come nel caso del numero della carta di identità o della previdenza sociale. Il risultato di questo sistema è il possesso da parte dell’Fbi di 30 mila «tracce genetiche fredde» di altrettanti criminali, che consente una istantanea identificazione se commettono nuovi delitti. Per avere un’idea di come possa operare l’Fbi basti ricordare il caso avvenuto nel 2006 della donna canadese vittima di violenza carnale in Messico che, tornata in patria subito dopo lo stupro, si è fatta visitare dalla polizia di Ottawa consentendo di rilevare tracce di Dna identificate in tempo reale dall’Fbi come appartenenti a un molestatore californiano, rintracciato e arrestato in Messico 96 ore dopo la violenza commessa. Le leggi dei singoli Stati americani sulla raccolta del Dna tuttavia variano: 38 consentono i prelievi a colpevoli di reati minori, come gli scippi, e 28 anche nel caso di minorenni. La Virginia e altri quattro Stati possiedono le leggi più severe - come per i reati federali - così che il prelievo viene eseguito nei confronti di chiunque sia arrestato. L’accumularsi di materiale genetico avviene a ritmi tali che, secondo le stime dell’Istituto nazionale di giustizia, la polizia fa fatica a tenere il passo: alla fine del 2005 in California aspettavano di essere ancora esaminati ben 250 mila campioni. La mole di informazioni genetiche a disposizione del governo americano cresce a vista d’occhio sollevando timori da parte di persone come Jim Harper, direttore del centro informazioni del Cato Institute, secondo il quale «avere in mano il Dna di una persona significa poterne condizionare la vita». Alcune agenzie federali di sicurezza tentano comunque di andare anche oltre gli attuali limiti e chiedono di includere tutti i cittadini degli Usa per consentire alla polizia di trovare subito l’origine di impronte genetiche durante un’indagine. Ma si tratta di uno scenario che solleva polemiche. L’Unione americana delle libertà civili vede il rischio che «una simile banca dati divenga uno strumento di controllo non di indagine» mentre altri, come Chris Asplen ex direttore della Commissione «Dna Evidence», obiettano che sarebbe «il modo migliore per separare i buoni dai cattivi». Stampa Articolo