Gianni Mura, la Repubblica 16/9/2007, 16 settembre 2007
Chi non s´è ancora ripreso dal Vaffanculo-Day si ritrova un Maiale-Day difficile da mandar giù (il Day, non il maiale)
Chi non s´è ancora ripreso dal Vaffanculo-Day si ritrova un Maiale-Day difficile da mandar giù (il Day, non il maiale). In funzione scacciamoschee, Calderoli ha detto: «Metterò a disposizione sia me stesso sia il mio maiale». La parte più importante della frase è la seconda: Calderoli ha un maiale. Come si chiama? Dove lo tiene? Come lo alimenta? Lo maltratta? Il maiale è d´accordo per marciare su Bologna o ne approfitterà per chiedere asilo politico a Castelnuovo Rangone? E´ il paese in provincia di Modena che al maiale ha fatto un monumento in piazza, davanti alla chiesa. In un momento così teso, si legge che la terra va arrosto e tra le prime a rosolarsi ci sarà l´Italia. L´angoscia sale. E sale il bisogno di un altrove. Io il rimedio ce l´ho: Carlo Rossella. Non so se funziona con tutti, con me sì e mi basta. Subito dopo Ferragosto ero rimasto affascinato dal dibattito in corso a Panarea: sandali o tacchi a spillo? Ma anche da certe descrizioni (trascrivo dalla Stampa): «Non ci sono lampioni, le vie sono scure, le stelle in cielo si vedono proprio tutte. Si sente il fruscio dei baci di giovani coppie. Si avvertono parole d´amore sussurrate negli angoli e addirittura lo scorrere delle mani sui corpi sudati». Altro che occhio, ci vuole orecchio (lo diceva già Jannacci). All´inizio di settembre, sempre per la serie «io non c´ero (ma mi fido)» e sempre sulla Stampa, una foto di Montezemolo in giacca e senza cravatta con la didascalia asciutta: «Montezemolo si è presentato senza cravatta». Essendo il giorno del suo compleanno, con una festa a casa sua ad Anacapri, per me poteva anche presentarsi vestito da metalmeccanico, ma non divaghiamo. Rossella si supera nella descrizione del giardino: «C´è profumo di oleandri, vibrano gli ulivi, luccicano gli aranci e i limoni, ansimano le palme». Il primo che chiede perché ansimano le palme è un cafone. O hanno corso per non fare tardi, o sono emozionate o sono invidiose degli ulivi che vibrano.] [La terra si scalda ma per fortuna "Magazine" ha avuto l´idea di chiedere a Carlo Rossella un diario in esclusiva dal festival di Venezia, non più nelle vesti di inviato ma di presidente di Medusa. Mi spiace non poterlo riproporre tutto in questa rubrica, giusto le righe secondo me più significative: «Prendo il sole, di lunedì al capanno n.21 sulla spiaggia dell´Excelsior. Mi viene a trovare il grande Harvey Weinstein, il più potente produttore americano. Beviamo acqua. Più nessuno sembra bere alcol a Hollywood. Di sera vado a cena da Alberta Ferretti. Prima di salire sulla barca, già molto affollata, i fotografi si scatenano sul mio levarmi le Hogan». Un momento storico, perdinci. «Fendo la calca. Saluto Afef e faccio quattro chiacchiere con Richard Gere. Lo conosco da tempo». Il primo che chiede dove avrà messo le Hogan è un cafone e non farà mai quattro chiacchiere con Richard Gere. Non aspettatevi un voto, le considero letture terapeutiche, da un lato rilassano dall´altro fortificano. Adesso mi sento pronto per vedere Coco sull´isola dei famosi. Ha detto che lì veramente si capirà chi è lui, e un volgo disperso repente si desta, si siede in poltrona, pregusta la festa percosso da novo crescente romor. Io invece devo sbrigare la posta arretrata. In queste pagine avevo chiesto a Moggi: se, come lui sostiene, l´Uomo della Cupola è Carraro, perché lui, Giraudo e Galliani si sono sbattuti per anni e anni al fine di garantire a Carraro una poltrona importante? Moggi mi ha risposto dalle pagine di Libero. «Non ho difficoltà a dire, almeno dal mio punto di vista personale, che è stato commesso un errore più sulla persona che sul ruolo che ricopriva. Pensavamo che Carraro, in forza della sua esperienza e del suo carisma, fosse la persona più adatta a governare il calcio italiano. Non tenemmo conto di quello che ci disse un´alta personalità che purtroppo non è più tra noi e che qui non voglio nominare: Carraro pensa solo a se stesso. Era vero, ma l´abbiamo capito troppo tardi». [A questo punto uno potrebbe dire: perché se avete curiosità o domande o risposte non vi telefonate, con Moggi? Non c´è l´abitudine. Quando scoppiò la faccenda delle intercettazioni un mio nipote giovane (e juventino) mi chiese: «A te, quante volte ti ha telefonato Moggi?». Rapido calcolo: «Non più di cinque, e sempre quando era al Napoli». «Non conti proprio niente» (con aria leggermente delusa). «E´ vero». Mai ingannare i giovani. Ho tra le mani un libriccino appena uscito: «Gli sciuscià del pallone - Undici storie di calcio invisibile» (ed. Sedizioni, 11 euro). L´ha scritto Stefano Scacchi, giornalista novarese. C´è la storia di Russotto, che ha detto no alla Gea e l´ha pagata, quella di Maa Boumsong che in un anno è passato da un pernottamento sotto la neve a Vercelli alla maglia dell´Inter. Quella di Vatta, che all´Alessandria aveva richiamato alcuni ragazzi in gamba che aveva cresciuto e s´erano persi, poi è cambiata la proprietà, cambiati i programmi, e i ragazzi si sono ripersi. C´è la storia di un boliviano che aveva giocato contro Ronaldinho nel mondiale Under 20 che sbarca alla Malpensa pieno di speranze, ma due giorni dopo muore il suo procuratore e lui finisce a fare il lavapiatti. C´è quella di un giovane arbitro lombardo al quale spaccano la faccia su un campo del sud, al termine di una partita del campionato dilettanti. Non denunciare, non cercar rogne, lascia perdere, gli dicono i superiori. E lui smette di arbitrare.] Secondo le statistiche dell´Aia, tra il 2001 e il 2006 ci sono stati 2.088 casi di violenza contro gli arbitri. Il 65% compiuti da giocatori, il 17,5 da tesserati, il 10 da tifosi, il 7,5 da allenatori. Nell´ultima stagione, 189. Nella casistica entrano solo aggressioni le cui conseguenze prevedano almeno 5 giorni di prognosi. Queste storie sono un cerino acceso sull´altro calcio. Il cero se lo accendano gli arbitri, per cui nessuno mai proporrà un Referee-Day.