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 2007  settembre 16 Domenica calendario

chi ha soggiornato a New York tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, della città ricorderà forse le notti lacerate dal suono degli allarmi delle auto, le fiale di crack nei parchi, le scritte nella metropolitana e i più di duemila morti ammazzati ogni anno

chi ha soggiornato a New York tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, della città ricorderà forse le notti lacerate dal suono degli allarmi delle auto, le fiale di crack nei parchi, le scritte nella metropolitana e i più di duemila morti ammazzati ogni anno. Tornando a quindici anni di distanza trova una città dall´aspetto radicalmente trasformato: le prostitute e i peep show sono spariti da Times Square, le metropolitane sono in genere pulite e in buono stato, i parchi sono gremiti a qualunque ora e gli omicidi - nonché la maggioranza degli altri reati - sono calati del 70 per cento, a livelli mai registrati dai primi anni Sessanta. Agli occhi dei visitatori stranieri, New York - spesso principale o unica tappa del loro viaggio negli Usa - è un modello allettante di trasformazione sociale. Sanno che Rudolph Giuliani è stato sindaco per gran parte degli anni Novanta e suppongono che la radicale trasformazione di New York sia da ricondurre a lui e alla tesi della cosiddetta "tolleranza zero", un´impressione che Giuliani, oggi in corsa per le presidenziali, non ha fatto nulla per scoraggiare. Ma prima di fare della "tolleranza zero" un mantra nazionale, pensando che arrestare gli immigrati che vendono profumi nelle piazze ridurrà la percentuale dei furti e degli omicidi in Italia, è bene distinguere il mito dalla realtà e capire cosa è successo esattamente a New York e negli Usa. Un dibattito serio deve necessariamente partire dalla constatazione che il calo dei reati rientra in un contesto più ampio in cui New York, le strategie di polizia e Rudy Giuliani hanno un ruolo minore. Stando ai dati del dipartimento della Giustizia Usa, tra il 1993 e il 2001 si è registrato un calo di più del 60 per cento dei reati violenti di ogni genere. In quello stesso periodo i furti sono diminuiti del 67 per cento. La percentuale delle morti violente è scesa a livello nazionale di circa il 40 per cento, da dieci su centomila a circa sei su centomila, tornando a livelli che non si registravano negli Usa dagli anni Sessanta.  chiaro che negli Stati Uniti era in atto un enorme cambiamento, di dimensioni ben superiori ai fatti di New York, dei quali è in gran parte responsabile. A livello nazionale il 1993, anno in cui fu eletto Giuliani, segnò l´apice di incidenza per molti reati mentre il 2000 e il 2001, ultimi anni dell´era Giuliani, ne registrarono il minimo storico. Giuliani ebbe quindi la grande fortuna di essere sindaco in un periodo di otto anni in cui la criminalità in tutti gli Stati Uniti subì uno dei maggiori cali mai registrati. Ma facendo della lotta alla crimine il marchio della sua amministrazione, Giuliani poté assumersi il merito di quello che in massima parte si configura come un trend storico nazionale. Si reputa che tendenze nazionali su vasta scala come l´invecchiamento della popolazione americana, l´altalena nel consumo di crack, la riduzione delle nascite indesiderate tramite l´introduzione dell´aborto (stando a una teoria), il triplicarsi del numero di detenuti, abbiano pesato di più nel calo dei reati rispetto alle strategie di polizia. «Il solo sviluppo demografico incide per il dieci per cento», dice James Alan Fox, professore di criminologia della Northeastern University, «semplicemente perché sono diminuiti del dieci per cento i giovani di sesso maschile, responsabili della maggior parte dei reati violenti». Un altro importante fattore, a giudizio di Alfred Blumstein, esimio criminologo della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, è la devastante diffusione del consumo di crack che sconvolse le città americane in quegli anni: «L´aumento degli omicidi registrato negli anni Ottanta era ampiamente imputabile a giovani armati, in gran parte afroamericani, coinvolti nel mercato del crack». Il crack, un derivato della cocaina, creava forte dipendenza e i consumatori erano particolarmente violenti. I giovani spacciatori erano invariabilmente armati e le dispute sul controllo del territorio, la droga e il denaro sfociavano frequentemente in violenza. «Nel 1993 iniziarono a diffondersi voci sulla pericolosità del crack e la domanda crollò. I ragazzi non giravano più per strada armati. Si registrò un costante calo degli arresti per possesso illegale di armi. In parte esso fu dovuto all´enorme sviluppo economico degli anni Novanta, che offrì ad alcuni di questi giovani occupazioni lecite, e in parte allo straordinario numero di carcerazioni». Gli anni Settanta e Ottanta - nonostante una reputazione "lassista" - hanno visto una politica sempre più repressiva. Il numero degli americani dietro le sbarre è passato dai circa 600 mila dei primi anni Settanta ai 2,2 milioni odierni, una popolazione pari a quella di una metropoli. « improbabile che impennate e crolli dei tassi di criminalità di questa portata siano riconducibili a un unico fattore», dice Fox. «Questo non significa però negare il ruolo di una strategia di ordine pubblico intelligente». George Kelling, criminologo della Rutgers University, considerato uno dei padri delle strategie newyorkesi contro il crimine, afferma che il merito del maggior calo della criminalità registrato a New York rispetto alla maggioranza delle altre città continua a essere attribuibile alla strategia di ordine pubblico adottata. «Se si cerca un fattore X che spieghi la discrepanza, a mio avviso va individuato in una buona gestione dell´ordine pubblico». Kelling, a suo tempo consulente di William Bratton, nominato sovrintendente della polizia di NY City quando Giuliani divenne sindaco nel 1993, ribadisce che quanto accaduto a New York ha poco o nulla a che fare con la "tolleranza zero". «Né Giuliani, né il sovrintendente Bratton, né io abbiamo mai usato il termine "tolleranza zero", dice Kelling. «"Tolleranza zero", vale a dire pugno di ferro per tutti i reati minori ovunque, implica fanatismo. E noi siamo sempre stati convinti che una valida gestione dell´ordine pubblico implica prudenza, senno, e capacità di valutare il contesto». La "tolleranza zero", spiega il professor Fox della Northeastern University, «rimanda a una politica di rigida repressione su ogni manifestazione di una problematica. questo l´uso che se ne fa ad esempio nelle scuole, dove con l´intento di stroncare il possesso di armi, rischia la sospensione anche chi porta in classe una pistola giocattolo. O in aeroporto, dove basta una battuta per essere arrestati con l´accusa di progettare un dirottamento. Questa è la "tolleranza zero"». La strategia messa in atto a New York è un´altra, collegata alla teoria cosiddetta dei "vetri rotti". In un famoso saggio pubblicato nel 1982 (di cui diamo pubblichiamo un estratto in questa pagina, ndr) il professor Keller e James Wilson sostenevano che varie forme di turbativa dell´ordine pubblico e di trascuratezza - vetri rotti, marciapiedi sporchi, scritte sui muri, consumo di alcolici in pubblico - erano un segnale di incoraggiamento per il vandalismo e altre, più gravi forme di criminalità. La teoria dei "vetri rotti" si differenzia fondamentalmente dalla "tolleranza zero", dice Kelling, in quanto la prima è estremamente flessibile, mentre la seconda è molto rigida. «Parte dell´approccio ispirato alla teoria dei "vetri rotti" consisteva nel dare ai poliziotti operanti nel quartiere grande discrezionalità di azione». Agli occhi di un agente l´abitudine di radunarsi in strada ad ascoltare musica ad alto volume poteva rendere più sicuro il quartiere favorendo la coesione sociale, mentre in altri casi poteva apparire pericoloso e antisociale. «Se reprimi costantemente ogni iniziativa, in certi quartieri poveri ad alta densità di criminalità gli abitanti possono sentirsi perseguitati e si può ottenere l´effetto contrario», dice il professor Fox. Spesso la "tolleranza zero" è stata chiamata in causa a sostegno di un pesante giro di vite su tutte le forme di consumo occasionale di droga e della politica di arrestare tutti i consumatori invece di incoraggiarli a disintossicarsi. «Nancy Reagan promosse l´idea di "dire no" alla droga e negli anni Ottanta furono tagliati tutti i finanziamenti per le terapie disintossicanti aggravando notevolmente il problema», dice Michael Massing, autore di un saggio sulla droga dal titolo The Fix (Il buco). Nel 1990, David Dinkins, predecessore di Giuliani nell´incarico di sindaco di New York, nominò Bratton responsabile della polizia stradale, cui è affidata la sicurezza del vasto sistema di trasporto sotterraneo urbano. Bratton, a sua volta, incaricò il professor Kelling di applicare la teoria dei "vetri rotti" in questo problematico settore. «Benché nel sistema sotterraneo non si registrassero alti livelli di criminalità», spiega Kelly, «le metropolitane erano sporche, caotiche e inquietanti e il numero dei passeggeri in forte calo». Sotto Bratton la municipalità di New York diede avvio a una campagna di lotta su vasta scala alle scritte nella metropolitana, acquistando nuove vetture resistenti ai graffiti e ripulendole non appena imbrattate. Usarono il pugno di ferro anche contro chi entrava nella metropolitana senza biglietto scavalcando i tornelli. «Scoprimmo che uno su dieci aveva commesso un qualche reato più grave, quindi l´iniziativa ebbe anche un impatto positivo indiretto in termini di criminalità». Ma persino Kelling non esita ad ammettere che la politica ispirata alla teoria dei "vetri rotti" e persino le strategie di ordine pubblico in genere rappresentano solo un fattore concomitante. In realtà la maggioranza delle innovazioni introdotte durante l´era Bratton-Giuliani non aveva nulla a che fare né con la teoria dei "vetri rotti" né con la "tolleranza zero". Il cambiamento più importante apportato da Bratton al Dipartimento di polizia di New York City consiste in un sistema chiamato Compstat, abbreviazione di Computer Statistics. Il dipartimento utilizzava i computer per analizzare le tendenze della criminalità in modo da poter concentrare risorse in aree a forte incidenza di reati. I responsabili dei commissariati di queste zone dovevano presentare un programma dettagliato di iniziative per affrontare il problema. «Il semplice fatto di incaricare i capitani di polizia di illustrare il proprio operato e di ritenerli responsabili della criminalità nelle zone di competenza potrebbe aver avuto un peso maggiore dell´uso dei computer». Mentre esiste unanime consenso sull´importanza di una valida strategia di ordine pubblico, molti criminologi dubitano che la teoria dei "vetri rotti" e persino il Compstat abbiano avuto un ruolo decisivo nel calo della criminalità registrato negli anni Novanta. «I reati hanno subito il calo più drastico nelle città dove avevano registrato un´impennata nel decennio precedente», dice il professor Fox. «In criminologia vale una sorta di legge di gravità di Newton, quello che sale, scende». «La tesi secondo cui la strategia ispirata alla teoria dei "vetri rotti" ha contribuito alla netta diminuzione dei reati nel corso degli anni Novanta è scarsamente documentata», scrivono Bernard E. Harcourt e Jens Ludwig in una recente pubblicazione sul fenomeno. «Mantenere il decoro urbano e la quiete pubblica può avere valide ragioni sociali ma non è detto che sia di grande aiuto per i reati gravi», dice Blumstein. Dall´esperienza newyorkese si possono trarre degli insegnamenti, ma non sono quelli normalmente sbandierati. Non esiste una soluzione unica alla criminalità. Le tendenze sociali che si manifestano su larga scala sono più importanti della politica del governo. Le soluzioni vecchio stampo, tipo "poliziotti in strada, delinquenti in cella", possono influire sulla diminuzione dei reati in misura pari alle soluzioni nuove. Riparare le finestre rotte e sbarazzarsi delle scritte potrà forse rendere più gradevole l´aspetto delle città, ma non è detto che le renda molto più sicure. Delle strategie di ordine pubblico attuate a New York (e altrove) alcune meritano di essere approfondite, ma la "tolleranza zero" non rientra in quel novero. Traduzione di Emilia Benghi