Massimo Mucchetti, Corriere della Sera 16/9/2007, 16 settembre 2007
Celebre per esprimersi con un linguaggio involuto, spesso volutamente ambiguo, stavolta Greenspan sarà accusato di aver parlato con lingua biforcuta sia per la «bocciatura» di un presidente che non ha mai criticato apertamente quando era alla Fed, sia per il tentativo di presentare gli eventi degli ultimi anni in una chiave a lui favorevole
Celebre per esprimersi con un linguaggio involuto, spesso volutamente ambiguo, stavolta Greenspan sarà accusato di aver parlato con lingua biforcuta sia per la «bocciatura» di un presidente che non ha mai criticato apertamente quando era alla Fed, sia per il tentativo di presentare gli eventi degli ultimi anni in una chiave a lui favorevole. Certamente, però, dalle sue memorie esce una lettura della storia economica dell’ultimo ventennio affascinante e che induce a guardare al prossimo futuro con una certa apprensione. Per Greenspan è stata la caduta del comunismo a mettere in moto la reazione a catena che ha portato al bassissimo costo del denaro e alle bolle speculative: dopo l’89 i Paesi ex comunisti e poi anche la Cina e l’India si sono aperti all’economia di mercato alimentando un’enorme offerta di lavoro a basso costo che ha fatto calare il prezzo di prodotti e servizi. Nelle nazioni avanzate questo si è tradotto in maggiore produttività e in minore inflazione, con conseguente riduzione dei tassi. L’ex capo della Fed sostiene anche che, comportamenti spregiudicati a parte, è stato politicamente saggio destinare un elevato volume di risorse al finanziamento dei mutui immobiliari: «La protezione dei diritti di proprietà, colonna portante di ogni economia di mercato, richiede un sostegno politico generalizzato possibile solo se i cittadini diventano in larga maggioranza padroni» della casa in cui vivono o di un patrimonio finanziario. Quanto al futuro, Greenspan non nasconde di vedere molte nubi all’orizzonte: la produttività ha smesso di crescere al ritmo degli anni scorsi e il costo del lavoro ora sale anche nei Paesi emergenti. L’inflazione è quindi destinata a riaccendersi. Le banche centrali possono spegnerla con una politica monetaria restrittiva e tassi più elevati, ma in questo modo bloccherebbero la crescita. Quanto all’impatto politico delle memorie di un personaggio che si definisce un repubblicano libertario, è chiaro che ad uscirne male è proprio il partito conservatore che, secondo Greenspan, ha meritato la sconfitta alle elezioni di medio termine e la perdita del controllo del Congresso. Ciò perché ha dimenticato i suoi impegni al rigore dopo l’operazione risanamento fatta da Clinton. A voler dare una lettura sofisticata delle sue parole, comunque, dietro alle critiche a Bush e all’elogio di Bill Clinton, si può leggere, oltre ad un’apertura di credito nei confronti di Hillary, anche un monito a tutti i candidati democratici che rischiano a loro volta di diventare protezionisti, oltre che spendaccioni, sotto la spinta di un Congresso nel quale - nota preoccupato Greenspan - oggi prevalgono le voci populiste.