Angela Frenda, Corriere della Sera 16/9/2007, 16 settembre 2007
MILANO
«Baffetto-D’Alema? Lui parla del V-day come di fascismo latente? Ma taccia, che poche settimane prima delle elezioni telefonava a quello in mutande, Fiorani, per dirgli: dai, compriamoci una banchetta, la Bnl. Lo facciamo per i lavoratori ». Giù applausi. «Prodi-Valium? Per me soffre di letargia. Ma il problema è che se lo mandiamo via viene Berlusconi-lo psiconano. Pensate che da Prodi tre anni fa sono pure andato a presentargli le richieste degli elettori per le primarie e lui, preso il libricino, ha chiuso gli occhi come se non gliene fregasse nulla. C’era anche Sircana, che per una volta non stava girando con i trans, e mi ha detto: "Non ti preoccupare, fa sempre così"». Applausi. «Il viceministro Visco? Ha solo fatto un piccolo abuso a Pantelleria, un tunnel... Che vuoi che sia? E quando sono andato dal ministro del Lavoro Damiano a consegnargli un libro con le lettere dei precari mi ha chiesto: "Perché lo dà a me, io sono qua per caso..."». Ancora applausi. Ma è quando Grillo nomina Fassino-il globulo – «ha un solo globulo rosso che gli dà quel colorito grigio. Una volta ha avuto un’erezione e il globulo gli è andato giù» – e il popolo del Palasharp applaude, compresi i volontari dei panini al wurstel, che la scena sembra davvero surreale.
A ogni applauso, è davvero difficile credere che Beppe Grillo stia tenendo il suo show nel Palasharp di Lampugnano, sede della Festa dell’Unità di Milano. Sul palco il simbolo nero e arancione del V-day. A pochi metri, dietro i banchi delle salamelle e della birra alla spina, le bandiere di Ulivo e Ds. Ma nessuno sembra farci caso. Il popolo di Beppe lo acclama. Lui, il comico che si è fatto istrione politico, li guida come il pifferaio magico. Così nella festa simbolo della Quercia si celebra il trionfo dell’antipolitica. Vittima numero uno: il centrosinistra. Ma i 9 mila che affollano il Palasharp approvano all’unisono il Grillo-pensiero. Ed è delirio quando sul palco presenta otto ragazzi «meetup», responsabili della propaganda del suo sito: «Eccoli i terroristi che i commentatori dei giornali sostengono stiano per minacciarvi».
Il «dopo V-day» va così. Con un Grillo soddisfatto che esordisce al grido ironico di «Italiani...» e non lo abbandona, come un mantra, fino alla fine. Un solo momento di tensione tra i "militanti" di Grillo che raccolgono le firme e l’organizzazione che non vuole i banchetti all’interno della Festa. In platea niente politici. Maurizio Migliavacca, responsabile ds Enti locali, che pure nel pomeriggio era alla Festa, è ripartito subito per Roma. E anche quelli locali si sono tenuti lontani dal Palasharp. Tanto che il segretario milanese, Franco Mirabelli, se la ride: «Io entrare? Assolutamente no». Ma Grillo va dritto per la sua strada: «Non so neppure io cosa sia successo a Bologna. Abbiamo fatto un miracolo! Però la nostra forza dopo il V-day è non prenderci sul serio». I politici invece «non hanno capito cosa è successo e cosa gli succederà. Abbiamo fatto una cosa straordinaria che non finisce qui, anche se io non sono leader di nessuno».
Ambiente, ecologia, lotta al precariato, figli di assunti in Rai ma soprattutto attacchi a giornali e tv («Sono omertosi. Il prossimo V-day per togliere loro i finanziamenti ») e ai partiti «da eliminare, la cancrena della democrazia » sono i pezzi forti di Grillo. Compreso il Pd: «Una roba che nasce morta». E «i sindaci pezzi di merda che se la prendono con i lavavetri. Sono solo dei funzionari di partito, ecco perché i partiti devono togliersi dai coglioni». Pochissimi i politici che salva: De Gasperi, Pertini, Almirante e Blair. E tra quelli attuali solo Di Pietro, che si becca un applauso. Fischi invece per «l’incendiario» Borghezio, per «l’esagitato» Bossi, per Mastella «l’impresentabile Guardasigilli», e per De Michelis («Ve lo ricordate quando si portava all’Hotel Plaza le mignotte»)?
Il Palasharp è tutto con Grillo. E quando alla fine i 9 mila si alzano in piedi per fare il simbolo della «V» e il comico, sudato e arrabbiato, grida un liberatorio «vaffanculo », allora il rito si è consumato. E la Festa dell’Unità sembra sempre più lontana.