Luigi Accattoli, Corriere della Sera 14/9/2007, 14 settembre 2007
CITT DEL VATICANO
Oggi vanno in vigore le nuove regole per la vecchia messa in latino e l’evento sarà solennizzato da una «messa pontificale» celebrata alle 18,30 nel santuario di Loreto dal cardinale Dario Castrillon Hoyos, gran patrono del nuovo corso. I cardinali Bertone e Castrillon e la Civiltà cattolica
rassicurano gli scontenti della novità, che sono presenti anche tra i vescovi e i liturgisti. I professori di liturgia erano stati invitati alla celebrazione di Loreto ma hanno respinto l’invito al mittente, che è l’associazione tradizionalista «Una Voce».
Gli stessi professori di liturgia (che cioè insegnano questa materia nei seminari e nelle facoltà teologiche) in occasione di una settimana di studio tenuta a Vallombrosa a fine agosto hanno redatto un documento insieme con i monaci di Camaldoli e quelli di santa Giustina di Padova per mettere in guardia da «divisioni e contrapposizioni» che potrebbero nascere nella Chiesa se la vecchia e la nuova messa venissero a essere proposte «alla pari» ai fedeli, mentre – a loro parere – la nuova liturgia va proposta in forma «incondizionata» mentre la vecchia resta sottoposta a «talune condizioni».
Una preoccupazione simile è stata formulata dalla rivista del clero Settimana, che ha elencato «non poche difficoltà teologiche, liturgiche e giuridiche» che potrebbero derivare dalla nuova disciplina.
A queste obiezioni il cardinale Castrillon Hoyos ha risposto così con un’intervista alla Radio Vaticana: «Il Papa non vuole tornare indietro, ma offre una possibilità ai fedeli che la chiedono e non impone nulla agli altri». Per il segretario di Stato Tarcisio Bertone «non bisogna dimenticare il passato e occorre avere rispetto per coloro che vogliono tenerlo vivo nel cuore e nei riti della Chiesa». La rivista dei gesuiti Civiltà cattolica invita a fare credito al papa che «ha rassicurato i fratelli nell’episcopato sull’infondatezza dei timori che il provvedimento potrebbe suscitare».
«Il cambiamento non è tanto grande», ha detto ancora Castrillon: l’uso del vecchio messale non dev’essere più autorizzato dal vescovo, ma possono deciderlo autonomamente il sacerdote e il parroco che ne ricevono richiesta da un «gruppo stabile» di fedeli.
Gli esperti prevedono che le messe «tridentine» – altra denominazione del vecchio rito – con le regole più larghe in vigore da oggi potrebbero passare, forse nel corso di un anno, dalle trenta circa che si celebrano oggi in Italia a una sessantina. Una cifra quantitativamente irrilevante, se si tiene conto che ogni domenica si celebrano in tutta Italia più di centomila messe.