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 2007  settembre 14 Venerdì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

NEW YORK – la classica disputa a base di sesso, dollari e celebrità. Gli abitanti del Lower East Side si sono coalizzati per impedire l’apertura di un costoso locale di spogliarello finanziato da David Bowie e Sting. Accusati di voler trapiantare una Las Vegas di pessimo gusto in uno dei quartieri storici di Manhattan, quello di Isaac Bashevis Singer, Allen Ginsberg e Irving Berlin.
Il «Forty Deuce» (dal termine
slang usato per Times Square nell’era pre-Giuliani) doveva essere la filiale newyorchese dell’omonima franchise di Las Vegas e Los Angeles lanciata nel 2002 dal magnate dei nightclub Ivan Kane e frequentata da star quali Mick Jagger, George Clooney, Hugh Grant e Leonardo DiCaprio. Il locale ricrea la vita notturna degli anni ’20, con il suo décor tutto velluti rossi, jazz band e ballerine esotiche che si tolgono gli elaborati costumi di scena rimanendo nude. Ad assicurargli il successo dovevano essere le due rock star inglesi che negli ultimi tempi hanno diversificato i loro interessi. Sting mettendosi a produrre vino in Italia e Bowie vendendo obbligazioni in cambio di una quota dei suoi profitti futuri.
Ma per bloccarli si sono mossi gli abitanti del quartiere che hanno lanciato una petizione, forte già di 2000 firme e appoggiata da Sheldon Silver, il Congressman democratico del Lower East Side, che ha chiesto allo stato di New York di negargli la licenza alcolica. Il che equivarrebbe ad una sentenza di morte per il club che ha già investito quasi 12 milioni di dollari nell’operazione.
La crociata è iniziata non appena Kane ha annunciato il debutto del locale sul suo sito web, vantandosi di aver scoperto lo striptease «da ragazzo, marinando la scuola insieme ai miei compagni». La rivelazione non è andata giù a Sook Ling Lai, preside della vicina Chinatown Head Start School. «La legge parla chiaro – tuona la Lai ”. Un locale a 60 metri da un luogo di culto o scuola non può avere la licenza alcolica». «I ragazzi non fanno che chiedere quando apre il posto delle tette al vento», le fa eco Janet Freeman, che abita proprio di fronte. Ma per la gente del quartiere un tempo popolato da poveri emigranti ebrei scappati dai pogrom dell’Europa Orientale – e più di recente da immigranti ispanici – la preoccupazione è più economica che morale. La zona sta, infatti, diventando la meta chic di artisti, studenti e giovani coppie yuppie. Con loro sono arrivati boutique, ristoranti e nightclub e quella che un tempo era una delle «isole» più economiche di Manhattan si sta trasformando nell’ennesimo, proibitivo cantiere di lusso.
«Presto ci sfratteranno, i prezzi stanno lievitando», si lamenta l’aspirante stilista Daniel Clancy. Di altro avviso Robert Bookman, avvoc ato del trio Kane-Sting-Bowie: «Il business è business e bloccarlo sarebbe illegale». La città si prepara ad una guerra lunga e cattiva. Mentre i nemici del club hanno tappezzato il quartiere di volantini trilingue – inglese, cinese e spagnolo ”, il blog burlesquedaily spezza una lancia in favore del Forty Deuce: «Di cattivo gusto non sono le ballerine nude – tuona – piuttosto il passeggino a tre piazze per bimbo, cane e shopping
che tutti i giorni intasa il minuscolo ingresso della mia bottega preferita. Spinto da mamma, nonna e governante ».