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 2007  settembre 14 Venerdì calendario

MILANO

Mentre in Italia si fa lo sciopero della pasta, il problema del grano investe l’Europa. I Paesi dell’euro producono pochi cereali, le scorte non bastano e i prezzi aumentano. Dunque si corre ai ripari. Ieri la Commissione europea ha approvato la proposta, caldeggiata da tempo anche dal ministro italiano per le Politiche agricole Paolo De Castro, di permettere ai contadini di lavorare su quel 10% di terreni che dal 1992 l’Ue impone di lasciare incolti. Serve il via libera dei ministri dell’Agricoltura Ue, che pare scontato e potrebbe arrivare il 26 settembre. L’obiettivo è «aumentare la produzione di cereali di almeno 10 tonnellate, portandola a 17, per alleggerire la situazione sul mercato» e riempire i granai. Nel 2006 l’Europa ha prodotto 265,5 milioni di tonnellate di cereali e il raccolto 2007 non promette bene. Le scorte sono passate da 14 milioni di tonnellate a 1 milione. Così, dicono dagli uffici del commissario all’Agricoltura, in 12 mesi l’aumento medio dei prezzi è stato del 50%.
La conferma che l’allarme sui prezzi di alcune «materie prime alimentari» è reale arriva dalla Bce, secondo cui il mese scorso il settore ha registrato una crescita del 30% rispetto a un anno fa. Costano di più i cereali, ma anche semi oleosi, olii, bevande, zucchero e tabacco. L’Italia non fa eccezione. L’Istat ha diffuso i dati definitivi dell’inflazione ad agosto: i prezzi di alimentari e bevande salgono del 2,4%, mentre l’inflazione su base annua si attesta all’1,6%. E le associazioni dei consumatori, per il mese appena finito, parlano di rincari fino al 4,2% per il pane, e del 3% per pasta e riso, con un picco nel prezzo della frutta del +6,1%.
Forti di queste cifre, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori accusano la grande distribuzione e i commercianti di «speculare » e assicurano che «lo sciopero della pasta è stato un successo, con un’adesione del 67%». Confcommercio replica: «Gli aumenti dei prezzi incidono al massimo per 9 euro a famiglia». Confesercenti incolpa la grande distribuzione, «che ha in mano il 70% del mercato e fa i prezzi». Proprio con la grande distribuzione De Castro ha concordato che a fine anno il prezzo degli alimentari non dovrà superare il tasso annuo d’inflazione stimato all’1,7%. E il ministro Bersani ha annunciato che manderà la Finanza a controllare «aumenti faciloni». Per ora le Fiamme gialle hanno colpito chi non fa lo scontrino. E cioè, secondo dati del ministero dell’Economia, 39.502 negozi. I 267 «recidivi» che hanno evaso più di tre volte sono stati costretti a chiudere.