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 2007  settembre 15 Sabato calendario

Da trent’anni Luciano Lutring riga dritto come un fuso, lontano dai guai che sono stati il pane quotidiano fino al 1965, quando la sua carriera di «solista del mitra» si concluse a Parigi con 5 colpi sparati dai gendarmi e la pelle salvata per miracolo

Da trent’anni Luciano Lutring riga dritto come un fuso, lontano dai guai che sono stati il pane quotidiano fino al 1965, quando la sua carriera di «solista del mitra» si concluse a Parigi con 5 colpi sparati dai gendarmi e la pelle salvata per miracolo. PERICOLO PUBBLICO Lutring è stato il pericolo pubblico n˚ 1, in Italia e poi in Francia dove si era rifugiato. Un incubo per i poliziotti, una manna per i giornali che trasformarono in eroe quell’uomo capace di centinaia di rapine (quasi senza mai sparare) per 30 miliardi di lire sperperati nel lusso e negli ippodromi. Una passione, la seconda, fin qui celata ma ora riscoperta, eredità di papà Ignazio, un ex fantino ungherese. Casuale il primo colpo: «Ero in posta a pagare bollette per mia zia. L’impiegato era lento, mi sono incazzato battendo i pugni sul bancone e ho casualmente spostato la giacca che copriva una pistola scarica nella cintura. La portavo per fare il gradasso, invece quello si spaventò e mise 20 milioni sul bancone». Nel 1957 rapinò i bagagli a due sventole, ma di una si innamorò all’istante, le restituì la refurtiva e non la mollò più. Per Yvonne e con Yvonne, Lutring divenne il ladro che non esitò a «sfondare la vetrina di una pellicceria per rubare un visone che le piaceva tanto. Manichino compreso ». Oppure di sbancare la gioielleria di Via Montenapoleone: «Finì nei guai pure il gioielliere. Denunciò il doppio della refurtiva: tre miliardi invece che uno e mezzo». Ma anche l’uomo capace di dormire una notte in un loculo vuoto di un cimitero francese per non farsi beccare. TORNESE La prima fidanzatina si chiamava Franca, sorella di Luciano D’Auria poi diventato grande trainer, l’uomo di Falbrav. Mamma e papà gestivano il Krimen Bar in Via Novara, a due passi da San Siro: «Venivano fantini, guidatori e artieri. E alla fine ci scappava sempre la dritta sul cavallo preparato a puntino, magari con qualche medicina speciale». Un piacevole intermezzo: «Alle corse tra una rapina e l’altra. Solo trotto, al Krimen Bar di galoppo parlava papà. Il mio San Siro era quello avvolto nella nebbia con Tornese e Brighenti che sbucavano come razzi». Stessa musica A Parigi: «Andavamo a Vincennes, ’sti cavalli francesi erano grossi come furgoni e potenti come Ferrari. E facevamo la bella vita, che era costosa e ci costringeva agli straordinari. Ma era la nostra salvezza, ci cercavano nei bassifondi e noi stavamo al Grand Hotel. Una volta abbiamo rapinato una banca, prima di scappare ho regalato una mazzetta di banconote a una vecchietta in fila e il giorno dopo, sul giornale, un titolo grande così: "Pensionata aiuta a recuperare parte del bottino". Mi sentivo Robin Hood, invece ho fatto solo la figura del pirla ». E quanti giri di pallina: «Ripulimmo una banca, cento milioni o giù di lì. Li abbiamo persi dopo poche ore alla roulette di Enghien e siamo tornati la sera dopo a rapinare il casinò, ma quelli infilavano i soldi in un tunnel che portava chissà dove e abbiamo preso gli spiccioli, 20 milioni». TORNATO Libero dal ’78. Fa il pittore dopo esserlo diventato in carcere. Alcuni libri, tanta onestà: «L’altro giorno mi hanno invitato all’inaugurazione di una banca, davvero il massimo se mi guardo indietro ». Lontano dalle vecchie tentazioni. Tranne una: «I cavalli ti danno un senso di libertà. Sono diventato amico di Bruno Grizzetti, un allenatore bravo e svelto. Alle corse ho rivisto anche qualche faccia di 40 anni fa. Per ora qualche ritratto per Bruno, ma potrei comprare un cavallo». Grizzetti sta già spulciando il catalogo delle prossime aste. Stavolta di galoppo. ASSORTO Lutring, 70 anni, a S. Siro, sulla bilancia del peso per i fantini (DE NARDIN) AMICI Lutring con il trainer Grizzetti che lo ha riavvicinato ai cavalli (DE NARDIN)