Francesco Grignetti, La Stampa 15/9/2007, 15 settembre 2007
FIRMA]FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
In Vaticano speravano fortemente in un passo indietro di don Gelmini. Ma non è successo. All’esplodere dello scandalo, non soltanto pubblicamente il cardinale Marchisano dalle colonne della «Stampa», ma discretamente molte autorevoli voci della Curia romana avevano invitato don Pierino a lasciare la guida della Comunità Incontro. L’idea era che lui stesso nominasse un successore e così tenere l’associazione al riparo dalla bufera giudiziaria in arrivo. La risposta, però, è stata talmente veemente (don Gelmini disse al momento di rientrare ad Amelia, dopo la pausa estiva: «Erano pronti a prendersi le comunità... Ma pensavano di avere a che fare con un coniglio e invece hanno a che fare con un cane che morde») da far slittare l’operazione a tempi migliori.
Massima cautela
Il silenzio del Vaticano sull’intera questione non significa disinteresse. Tutt’altro. Il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato quattro settimane fa era stato esplicito: «Voglio vederci chiaro». E poi: «Queste cose devono essere valutate con la massima obiettività e con il rispetto di ogni persona, ma anche con l’apprezzamento di istituzioni che hanno fatto tanto bene a persone disagiate». Ed è appunto questa la linea ufficiale. Massima cautela, equidistanza tra accusato e accusatori, e tanta preoccupazione per i pericoli che corrono le opere di bene che don Pierino ha creato in questi quarant’anni. La Santa Sede si rende infatti conto che la Comunità Incontro è una creatura del sacerdote, ma che potrebbe non sopravvivergli. Eppure ci sono tante sedi, in Italia e nel mondo, con persone che vi lavorano, dove ragazzi tossicodipendenti e le loro famiglie sperano di trovare un futuro di normalità.
Alla ricerca di una «soluzione», è stato scandagliato il rapporto gerarchico che lega don Pierino alla Chiesa. S’è così scoperto che non dipende dal vescovo di Terni, nonostante la casa madre della Comunità sia ad Amelia. Il vulcanico sacerdote non dipende neppure dal vescovo di Grosseto, dove don Pierino prese i voti e dove, negli Anni Cinquanta, ebbe la sua prima parrocchia. Lì, a norma del diritto canonico, fu «incardinato». Sempre lì, in Maremma, da Roma lo spedirono a meditare tra il 1973 e il 1974 dopo la brutta esperienza del carcere.
Senza superiori
Sennonché nel corso degli Anni Ottanta, quando l’esperienza della Comunità Incontro era in piena esplosione, e don Pierino era divenuto «esarca mitrato» della Chiesa greco-melchita (che usa formule liturgiche di origine bizantina ma riconosce obbedienza al Papa), ebbene il sacerdote fu «escardinato» dalla diocesi di Grosseto. Come racconta il vescovo Franco Agostinelli: «Don Gelmini non dipende più da questa diocesi da molti anni, da quando era vescovo il mio predecessore Adelmo Tacconi». E’ grazie al titolo di «esarca» che don Gelmini può indossare la mitra, l’anello, la croce in petto e il pastorale quando celebra la messa. Come se fosse egli stesso un vescovo, anche se non lo è.
La conclusione dell’istruttoria operata in Vaticano, insomma, è che di fatto non c’è in Italia un vescovo o un parroco che sovrintenda a don Pierino. Ed è così da molti anni. Tanto più che egli ha sempre tenuto a ribadire l’assetto di associazione laica della Comunità Incontro, una Onlus registrata alla Camera di commercio di Roma. E se l’ottantenne don Pierino, segretario generale di un’associazione, non vuole mollare, c’è poco da fare. Anche per Santa Romana Chiesa. Qualche anno fa, in verità, don Gelmini aveva presentato in pubblico i sacerdoti a cui affidava il futuro della Comunità: don Enzo Pichelli e don Ezio Miceli. Ma di quel progetto non s’è più parlato. Adesso invece ha un gran ruolo il nuovo portavoce Alessandro Meluzzi. «Dopo avere parlato con don Pierino - ha detto ieri - non posso non esprimere l’angoscia per dovere assistere letteralmente all’uccisione realizzata con pallottole di parole che però trapassano oltre che l’anima anche la carne. Non si può uccidere preliminarmente con il discredito e l’aggressione, senza ancora un solo fatto consistente dal punto di vista giuridico, un uomo che in 50 anni ha salvato migliaia di vite».Premio «Atreju» a Don Gelmini. Lo consegneranno i Giovani di Alleanza Nazionale durante la loro festa intitolata al personaggio della «Storia infinita» di Ende. E’ l’ottava edizione ma r la prima volta dell’assegnazione dei premi «Atreju» consistenti in una fiaccola scolpita nel legno dall’artista Codognotto, che andranno appunto al generale Roberto Speciale, ex comandante generale della Guardia di Finanza, a Don Pierino Gelmini e al vicesindaco di Trieste presidente dell’associazione intitolata a Almerigo Grilz, inviato di guerra ucciso in Mozambico nel 1987. Poco dopo lo scoppio dello scandalo il cardinale Francesco Marchisano, «ministro» del lavoro della Santa Sede aveva dichiarato in un’intervista che don Piero Gelmini avrebbe dovuto affidare la comunità a un fiduciario «sarebbe una scelta di buon senso». Gli rispose don Pierino senza mezzi termini: «Dimissioni? Mai le dia lui. La mia è un’associazione laica, se volevano colpirci hanno mancato il bersaglio».