La Stampa 15/9/2007, 15 settembre 2007
INCHIESTA SONDAGGIO DELLA STAMPA SULLA PROSTITUZIONE, 15/9/2007
ROMA
Ormai è chiaro: parlare di riapertura delle «case chiuse» non è più un tabù. Oltre la metà degli italiani è d’accordo, compresi molti cattolici, 48% dei praticanti e il 59% dei non praticanti.
Il sondaggio realizzato dall’istituto Piepoli per la «Stampa», rivela che il Paese è molto cambiato rispetto a questi temi. La legge Merlin, che nega una regolamentazione della prostituzione, viene considerata da molti anacronistica. La riapertura delle case d’appuntamento vede favorevoli soprattutto i maschi (57%) e gli elettori del centrodestra (64%).
Tra le altre misure prese in considerazione per contrastare il fenomeno, l’incriminazione dei clienti trova d’accordo il 19% degli intervistati (il dato sale al 28% tra gli elettori dell’Unione e il 23% tra i cattolici praticanti). Poco successo per altre proposte: rendere illegale la prostituzione (11%), i cosiddetti parchi del sesso (6%). Nessuno o quasi ritiene giusto lasciare la situazione immutata (2%).
Se sui clienti delle prostitute gli italiani si dividono, su quelli delle minorenni si registra la quasi unanimità. La proposta di Marta Vincenzi, sindaco di Genova, colpire penalmente i clienti delle baby prostitute, vede l’adesione del 82% degli intervistati. Più tolleranza invece nella linea da seguire contro le prostitute: per il 37 per cento non devono essere perseguibili. Il 28% del campione, invece, è d’accordo con una sanzione amministrativa, mentre soltanto un quinto degli intervistati si dichiara a favore di un’incriminazione penale.
La regolarizzazione delle lucciole creerebbe anche una nuova figura di contribuente. Una vasta maggioranza ritiene che anche le prostitute debbano pagare le tasse (67%), i contrari (26%) temono che questo possa significare la legittimazione del mestiere.
La questione dei trans, invece, tocca da vicino il tema dell’immigrazione, visto che gran parte di essi proviene da paesi stranieri. Il 66% ritiene che i viados vadano espulsi anche se regolari.
Mentre i politici si accapigliano ogni giorno su come risolvere il problema della prostituzione da marciapiede, nell’indifferenza generale e ignorata dalla demagogia dei politici, esplode su Internet la compravendita dei corpi a scopo sessuale. E’ una vera mania. Inserendo la parola-chiave «escort» su Google si scopre ad esempio che la key word compare in ben 40 milioni 200 mila pagine on line, di cui 1.860.000 solo in Italia.
La Rete si conferma l’habitat ideale per il proliferare della prostituzione di ogni genere e censo. Siti per miliardari si alternano a link per gente con minori possibilità economiche. Bandito, almeno apparentemente, il sesso a pagamento. Portali come desiderya.it e laurax.it invitano i propri utenti a segnalare eventuali richieste di denaro avanzate da altri iscritti per provvedere alla loro immediata espulsione dalla comunità. Ma nessuno può sapere con certezza se nello scambio di mail o di messaggi via chat avvenga o meno una transazione di tipo economico.
Un altro sito, 77chat.com non si pone proprio questo tipo di problemi. Persone di ogni sesso, età e condizione sociale si candidano senza riserve all’attenzione del miglior offerente, indicando cifre e reperibilità, ma anche misure anatomiche e altri particolari piccanti. C’è di tutto, eccetto minorenni. Una miriade di utenti sparpagliati in una lista-fiume di canali, per tutti i gusti e le perversioni: da quelli per così dire «generalisti», dedicati alle grandi città, con almeno tre stanze omologhe contrassegnate da numeri progressivi alla stregua di circoscrizioni elettorali, per arrivare a quelli «specializzati».
Massiccia la presenza di escort e gigolo, un universo da cui affiorano storie incredibili, come quella di Alberto, un 31 enne bisex di Milano, che chiede 400 euro al mese in cambio di sessioni di oral-sex di qualità, da tenersi con cadenza settimanale. «Faccio questo - si sfoga - per esigenza. Lavoro per una multinazionale di informatica, ma ho necessità di arrotondare per estinguere alcuni debiti lasciati dalla mia ex moglie».
Tra le regioni in cui 77chat.com raccoglie più proseliti c’è il Veneto bianco forzista/leghista. Un monitoraggio condotto su oltre 4.000 offerte settimanali ha evidenziato come il 30% del totale arrivino dalla Lombardia, seguita a ruota, con oltre il 25%, proprio dal cattolicissimo Nord-Est. Terra che ha fatto la fortuna di tanti gigolo, come Max, che vive a Verona, a suo dire «alto 1 metro e 90, 40 anni, disinibito, moro, disponibile per coppie e singole generose». Max è solo uno dei tanti che si rivolgono a quel target.
«Ho messo annunci su oltre 20 siti. Vengo contattato da donne, coppie ma anche uomini, che poi a loro volta si procurano donne per rapporti a tre». Dopo i primi convenevoli, Max chiede un contributo economico. «Non più di 100-200 euro, secondo le situazioni. A pagare sono donne, anche di una certa età, e qualche coppia, anche giovane, che richiede una terza presenza con una certa prestanza".
La cosa singolare è che si definisce un perito elettrotecnico, con famiglia a carico (moglie e due figlie). Insomma una vita assolutamente normale, se non fosse che Max si prostituisce nei ritagli di tempo «per arrivare a fine mese». «In Italia - spiega l’escort - siamo migliaia. La fetta grossa va al mondo gay. Ma c’è anche chi, come me, è rigidamente etero. Non se ne parla perché l’opinione pubblica non accetterebbe l’idea che un padre di famiglia faccia questo mestiere, ma Internet ha moltiplicato questo genere di servizi e li ha resi dilaganti».
Cosa gli chiedono? «Lavoro per lo più con donne o coppie. Le donne chiedono semplici prestazioni sessuali. Nel caso delle coppie, di solito l’uomo offre la moglie insoddisfatta». Non è facile per Max accontentare tutte le richieste. «Il grosso del mercato si concentra tra Verona e Padova, molto anche in provincia. Tutti insospettabili. Davanti persone per bene, dietro trasgressori. Noi rappresentiamo il fenomeno sommerso, ma che il Veneto sia tutt’altro che perbenista lo si vede anche solo facendo un giro sulla statale Pontebbana». E del leghista Gentilini cosa pensa Max? «Mi spiace per lui, ma Treviso è una delle città che rende di più»./
Svincolo Pisa-Nord. Qui confluiscono le automobili e i camion da Roma, Livorno, Firenze, Genova e Milano. Il viavai è massiccio a tutte le ore del giorno e della notte. Ed è proprio al calar del sole che, arrivando dall’autostrada, questo non luogo ai confini della Versilia può scioccare. Centinaia di auto, ma anche mezzi pesanti e roulotte disordinatamente in fila o in transito a passo d’uomo. Il motivo di quella calca è la presenza di creature «lunari» assiepate lungo il ciglio della strada.
La Rio d’Italia
Nelle guide on line per i cultori del sesso estremo, infatti, la Traversagna, cioè la bretella che collega l’Aurelia con la zona industriale di Pisa, viene reclamizzata come la Rio de Janeiro d’Italia, con la più alta concentrazione di brasiliane, e non solo, in poche decine di chilometri. Una minuscola striscia di cemento in cui si agita un mirabile esempio di integrazione multietnica a ore. Dalle otto del mattino alle nove di sera la popolano bellezze di provenienza moldava e rumena, per palati per così dire più tradizionali. Ma, al calar del sole, la rotazione, il turnover del sesso prevede la calata di un centinaio di viados.
Difficile fare il conto di quanti lavorino tra strada, appartamenti e pinete. Ma le stime della Polizia parlano di oltre 3000 tra professionisti e professioniste del sesso a pagamento. Considerato che ognuno consuma mediamente 15 amplessi al giorno, fanno in tutto 45.000 rapporti sessuali. Un ipermercato del piacere senza paragoni.
Jorge in arte Lorena
Jorge Luis Muito, in arte Lorena, batte qui da qualche mese. «Vengo dall’Amazzonia. I clienti arrivano da tutta Italia, soprattutto da Toscana, Liguria e Piemonte. Ma d’estate il viavai aumenta. Lasciano moglie e figli al mare con una scusa e passano di qui. Quest’anno c’è stato il picco dei veneti».
Thiago De Carinos, di notte Supreme, contratta, invece, con i clienti già da alcuni anni. Dice: «Qui vengono da ogni dove, ma soprattutto dalla Toscana. Con noi parlano di tutto, anche di politica. Al novanta per cento sono comunistas, ma non sono contenti del governo».
Dunque il cliente di destra - abbozziamo - è diverso dal cliente di sinistra? «Chi vota per Berlusconi o Fini ti usa, ma poi non si ferma a parlare, non vuole un colloquio. I comunisti ti chiedono quanto guadagni, se senti i tuoi genitori e se stanno bene, perfino se vai in vacanza. Si crea un legame. Finto, ma c’è».
Alcuni poi «chiedono lo sconto, come fossero in un qualsiasi negozio, ma questo è normale», rivela Marcelo Perias De Maria, conosciuto da tutti come Tigre. «Di solito, la gente umile è più gentile ed educata. Gli arricchiti sono invece più cafoni, spesso non vogliono pagare. Un industriale di Pistoia una volta non voleva saldare il conto perché diceva che non aveva raggiunto l’orgasmo. Con un pugno gli ho spaccato il vetro della macchina».
Il sangue dei viados
Già. La violenza è un po’ il leitmotiv di queste terre. Omicidi di viados e prostitute sono all’ordine del giorno. Venti negli ultimi due anni. Ma, accanto a episodi di prevaricazione, fioriscono e si tramandano anche racconti più lievi. Uno lo apprendiamo al Frau Marlene, storico locale di Torre del Lago, un tempo regno della trasgressione più estrema. Amanda, all’anagrafe Ricardo Maragho Goitas, originaria di Recife, racconta: «Ho conosciuto un operaio del cantiere nautico Fratelli Orlando di Livorno. Si chiamava Lorenzo. La prima volta mi ha pagata. Solo quella. Poi mi sono innamorata. Siamo stati insieme per due anni. Nel frattempo lui è rimasto disoccupato. L’ho mantenuto io per due anni, lui e tutta la sua famiglia. Gli ho dato i soldi per i libri scolastici dei figli, perfino per fargli comprare un vestito alla moglie.Per lui ero pronta persino all’operazione». «Alla fine la moglie di Lorenzo - conclude Amanda - volle sapere da dove prendeva i soldi che gli davo. Si insospettì. Lui per un po’ negò. Poi lei ci fece seguire da un parente che ci trovò insieme qui al Frau. Ci fu una scenata terribile che tutti ricordano».
Qualche volta, invece, il gusto dell’ebbrezza coinvolge i «compagni» un po’ oltre i limiti. Ce lo racconta l’ex proprietaria del Frau, Betty. «Un sindacalista della Cgil di Aulla ogni tanto veniva qui a ballare. Diceva alla moglie che faceva tardi a causa delle riunioni sindacali. Un po’ alla volta iniziò anche lui a provare col travestimento. Solo che una sera si addormentò sulla spiaggia e, svegliatosi alle sei, si accorse che il locale era chiuso. Per lui furono momenti drammatici. Con fatica recuperò il mio telefonino e riuscì a rintracciarmi. Arrivai un’ora dopo. Mi aspettava in lacrime, davanti al locale. Fui contenta di non mandare all’aria un matrimonio...».
La prostituzione dunque è anche tenerezza, compagnia, sostegno, comprensione. Come dimostra la storia di Lisa, commessa stagionale di un negozio di biancheria intima di Viareggio. Salario basso, ragazza madre, fece amicizia con un cliente abbastanza assiduo. Si trattava di un trans brasiliano. I due fecero amicizia al punto tale che dopo un anno si sposarono. Matrimonio che consentì a lui/lei, George, di diventare italiano a tutti gli effetti e a Lisa di incassare parecchie migliaia di euro. Certo, una pratica non proprio integerrima, ma che le permise di migliorare la sua condizione economica.
Poi, però, George si affezionò così tanto alla sua benefattrice e al suo bambino che non volle più abbandonarli. Passarono cinque anni prima che la strana coppia si sciogliesse, almeno sulla carta, ma, anche dopo il divorzio i due non si persero di vista. George, anzi, pur nell’ombra, rimase una presenza costante nella vita di Lisa e di suo figlio. Tanto che, quando quest’ultimo convolò a nozze, fece addirittura da testimone e regalò al novello sposo una macchina, ancorché usata. Di necessità, (quasi) virtù.
Stampa Articolo