Antonio Cassese, la Repubblica 15/9/2007, 15 settembre 2007
L´incontro di Prodi con il presidente sudanese El-Bashir ha suscitato critiche e perplessità sia in Italia che all´estero
L´incontro di Prodi con il presidente sudanese El-Bashir ha suscitato critiche e perplessità sia in Italia che all´estero. Qualcuno sembra quasi pensare che Prodi abbia ieri stretto la mano al diavolo. Certo, El-Bashir, al potere dal 1989, porta pesanti responsabilità per quel che è accaduto in Darfur negli ultimi cinque anni. E se mi chiedete di ricordarvi cosa è successo dal 2003 in quella vasta regione nord-occidentale del Sudan (solo sei milioni di persone, anche se è grande come la Francia), ve lo dirò in due parole. La desertificazione, la siccità e i mutamenti climatici degli ultimi anni avevano aggravato le condizioni già assai arretrate della regione. La popolazione chiedeva al Governo di Khartoum di investire parte delle risorse finanziarie derivanti dal petrolio scoperto nel sud del paese, per creare nel Darfur strade, ferrovie, moderni sistemi idrici e di irrigazione, ospedali, scuole. Chiedeva anche una maggiore presenza nel governo centrale. Khartoum ignorò queste richieste. Nel 2002 si formarono così due gruppi ribelli, decisi a strappare con le armi quel che non ottenevano pacificamente. Nell´aprile 2003 ci furono i primi attacchi di insorti contro istallazioni militari governative. Ad un´insurrezione così motivata, un altro Governo avrebbe dato una risposta politica, riversando risorse importanti nella zona, promuovendone lo sviluppo economico-sociale e così spuntando le armi dei ribelli. Ma Khartoum si affidò solo ed esclusivamente alla repressione. Poiché non aveva sufficienti risorse militari, essendo impegnato da venti anni in una guerra civile contro gli insorti nel sud del paese, il Governo pensò di sfruttare i vecchi rancori esistenti tra tribù nomadi di allevatori di bestiame (di origine araba) e tribù sedentarie di agricoltori (di origine africana). Diede armi e munizioni alle milizie delle tribù nomadi, perché distruggessero tutti i villaggi delle tribù di agricoltori, da cui provenivano i ribelli. Di suo il Governo ci mise un limitato appoggio logistico con qualche aeroplano ed elicottero. Come vedete, una reazione insensata e aberrante. Quale governo arma gruppi di propri cittadini perché massacrino altri cittadini? Dall´aprile 2003 le atrocità le devastazioni e gli stupri sono diventati passi quotidiana, e naturalmente anche i ribelli contribuiscono a modo loro al massacro. Risultato: 200.000 morti e circa due milioni di persone che hanno dovuto abbandonare i propri villaggi, tutti incendiati, e trasferirsi in immense e squallide tendopoli, dove sopravvivono grazie all´aiuto umanitario internazionale, che il Governo, bontà sua, non impedisce di far affluire ai campi profughi. Ecco di cosa sono responsabili i vertici di Khartoum. Prodi ha detto di volere "il dialogo" con El-Bashir, per esternargli "la nostra comune preoccupazione e le aspettative dell´Italia, dell´Europa e dell´intera comunità internazionale per la stabilizzazione del paese e la soluzione della crisi del Darfur". Parole caute, e si capisce perché: non puoi ricevere un alto dignitario straniero e nel contempo dettare alle agenzie parole di condanna del suo governo. La risposta a gravi e protratte crisi umanitarie può essere duplice. Ci può essere la reazione della comunità internazionale organizzata (dell´Onu, dell´Unione Europea, o della Nato) che condanna, adotta sanzioni, invia peace-keepers. E´ questa la risposta preferibile, perché è multilaterale ed esprime il consenso generale. Ma ci può anche essere la risposta unilaterale dei singoli Stati. Nel caso del Darfur la risposta dell´Onu è stata lenta, debole e inadeguata. E per ora non se ne vedono i risultati. Prodi ha forse pensato che questa risposta organizzata, che tra breve dovrebbe incarnarsi nell´invio di 25.000 caschi blu, possa essere puntellata dal concorso di singoli Stati, che così rafforzano l´intervento istituzionale. Ed ha perciò assunto "un impegno di carattere logistico e finanziario in pieno raccordo con le Nazioni Unite." In quest´ottica, l´incontro di ieri a Palazzo Chigi può essere produttivo. E l´annuncio di Prodi che El-Bashir si è impegnato ad un cessate il fuoco è benvenuto. Ma è bene che le nostre autorità non dimentichino che a Khartuom sono abituati a promettere senza mantenere, e in passato hanno più volte concluso accordi smentiti il giorno dopo, o firmato solenni impegni subito buttati a mare.