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 2007  settembre 15 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 17 SETTEMBRE 2007

Titolo costruttori alla Ferrari, titolo piloti alla McLaren: è questa in pratica la decisione presa giovedì a Parigi dal Consiglio Mondiale della Fia. La sentenza mette fine a una storia iniziata il 22 giugno con un esposto della Ferrari contro l’ex capo meccanico Nigel Stepney per tentato sabotaggio prima del GP di Monaco (una polverina bianca nel serbatoio delle F2007). Il 3 luglio la McLaren sospese il capo progettista Mike Coughlan: aveva in casa dati tecnici sulla Ferrari. Aperta un’indagine il 4 luglio, il 26 dello stesso mese il Consiglio Mondiale non stabilì penalizzazioni per la McLaren (insufficienza di prove). Passati cinque giorni, Max Mosley, presidente della Fia, riaprì il caso. Emerse nuove prove, il 5 settembre la Fia convocò responsabili McLaren e Consiglio. Infine la sentenza: al team inglese sono stati tolti tutti i punti della classifica a squadre (intatti invece quelli di Alonso ed Hamilton) con un’ammenda di 100 mila dollari (72 milioni di euro). [1]

Per Flavio Briatore, boss del team Renault, la sentenza è stata «molto dura»: «Cosa potevano dare alla McLaren più di così?». [2] Daniele Dallera: «In Formula 1 detta legge il Mondiale piloti, è quello che emoziona la gente, è quello che conta. Per capirci meglio: è lo scudetto delle corse. Qui, la McLaren non viene nemmeno sfiorata dal castigo». [3] Ivan Zazzaroni: «Il titolo costruttori non interesserà alla gente, ma ha un peso decisivo nella distribuzione dei milioni della Fia (diritti televisivi, di immagine e derivati)». [4] Niki Lauda, tre volte campione del mondo: «Non ho mai visto una multa più pesante in vita mia nell’intero mondo dello sport». [2] Briatore: «Cento milioni di multa sono una brutta botta. Con quella cifra mantieni tre Schumacher». [5] Pino Allievi: «Una cifra ingente per l’uomo della strada, non per il mondo della F.1». [2] Andrea Cremonesi: «Ma una spada di Damocle pende sul 2008: il team di Woking dovrà sottoporre al Consiglio Mondiale il piano dettagliato dell’erede della MP4/22, dimostrando di non avere soluzioni compatibili con la F2007». [6] Sergio Rotondo: «Già perché Ron Dennis e la Mercedes hanno scritto giocondo in fronte: a questo punto manderanno piuttosto in pista delle macchinette a pedali». [7]

Lo studio legale che ha difeso la McLaren dev’essere tra i migliori al mondo. Stefano Mancini: « riuscito a evitare una squalifica da Guinness di fronte a un delitto di cui si conoscevano arma, movente e assassino». [5] I capi d’imputazione dispiegati dagli avvocati Nigel Tozzi e Henry Peter ai 26 membri del Consiglio nell’atto d’accusa erano tre. Cremonesi: «Primo: la McLaren era ed è in possesso in maniera dettagliata delle informazioni sulla distribuzione dei pesi della F2007; secondo: ha sperimentato o comunque analizzato a fondo il ripartitore elettronico della frenata impiegato dai piloti ferraristi Felipe Massa e Kimi Raikkonen. Terzo: erano così dentro ai segreti del Cavallino da conoscere addirittura la composizione di nitrato per il gonfiaggio dei pneumatici di Maranello. Tutti dettagli che sono emersi dalla fitta corrispondenza tra de la Rosa, Alonso, Lowe e gli altri tecnici e dal materiale raccolto dalla polizia postale romana». [6]

Le email tra i piloti sarebbero quasi comiche, se non fossero imbarazzanti. Arianna Ravelli: «Serviva un’informazione? Bastava chiedere a Coughlan. E poi non c’era problema, lui mandava un sms, una telefonata, un’email a Nigel Stepney, l’ex capo meccanico Ferrari, (in tutto i due si scambiano 288 sms, 35 telefonate e 23 email) e l’informazione, puntuale, arrivava». [8] Ron Dennis, boss della McLaren: «Non abbiamo mai negato che informazioni della Ferrari erano in possesso di un nostro dipendente a casa sua. La questione è: queste informazioni sono state usate dalla McLaren? Questo non era il caso e oggi non è stato provato. Ci siamo anche chiesti: se la McLaren non ha usato le informazioni, qual era la ragione per cui Stepney e Coughlan raccoglievano tutti quei dati? Entrambi erano alla ricerca di un impiego in un’altra squadra, come confermato da Honda e Toyota». [9] Cremonesi: «Uno dei tecnici è arrivato a sostenere che Mike Coughlan aveva tra le mani il materiale di Stepney perché... fa collezione». [6]

La McLaren è stata colpita, ma non affondata. Ravelli: « però in serie difficoltà per il prossimo anno. Vediamo: il Consiglio Mondiale ha comminato un’ammenda di 100 milioni di dollari (siamo sui 73 milioni di euro), a cui, però, vanno tolte le perdite in diritti commerciali che derivano dal non vedersi riconosciuti i punti del Mondiale. Chi vince il campionato costruttori prende in diritti una cifra che gli esperti stimano oscilli dai 50 ai 70 milioni di dollari. Dunque i due danni, per la McLaren, non si sommano: la scuderia inglese pagherà 50 (o 30) milioni di multa, mentre gli altri 50 (o 70 a seconda della stima) li perderà dai mancati incassi. La cifra totale è sempre 100 milioni di dollari in meno a disposizione. Ma cosa significano per la vita di un team? Quanto cambiano in termini di mancato sviluppo? Non ci sono cifre ufficiali, però 100 milioni di dollari dovrebbero corrispondere al 20-30 per cento del budget di un team come la McLaren». [10]

L’ipotesi che Dennis sia costretto a passare le sue quote alla Mercedes non è priva di fondamento. [10] Corrado Zunino: «La multa più grande del mondo sembra pensata per distruggere proprio Dennis». [11] Nino Sunseri: «Sessant’anni, originario di Woking (sud est dell’Inghilterra), dove ora ha messo la sede del team, potrebbe finire nel peggiore dei modi una brillante carriera cominciata quarant’anni fa come semplice meccanico. l’ultimo dei ”garagisti” inglesi che, per tutti gli anni ”80 e ”90, hanno gareggiato contro la Ferrari (solo partecipante che avesse anche una produzione di serie, per quanto limitata). Ora, molto probabilmente, dovrà passare definitivamente la mano. Già oggi possiede solo il 15% del team che aveva rilevato dagli eredi di Bruce McLaren, genio neozelandese capace di progettare le auto, guidarle e vincere il campionato». [12]

Un altro 15% è in mano a Mansour Ojjeh, l’uomo d’affari arabo-libanese che, da più di venticinque anni, collabora con Dennis. Sunseri: «Poi c’è il Sultano del Barhein con il 30% del capitale acquistato due anni fa. Infine, la Mercedes. Il colosso tedesco possiede il 40% delle azioni McLaren, ma finora è rimasto abbastanza fuori dalla gestione. Da sette anni fornisce i motori lasciando a Ron Dennis la direzione tecnica e sportiva. L’ex meccanico ha sempre cercato di tenere a bada l’egemonia tedesca. Non a caso, quando ha avuto bisogno di soldi, ha preferito vendere agli arabi piuttosto che al potente partner con la stella a tre punte. Tuttavia è ben difficile che questo equilibrio possa reggere. Un grande costruttore di automobili, potente e blasonato, come Mercedes ben difficilmente accetterà un partner diventato di colpo impresentabile. Qualcuno (i soliti veleni della F1) sostiene che, in fondo, alla Mercedes di Norbert Haug non sono poi così addolorati per il finale della spy story». [12]

Dennis non si sa, ma Hamilton e Alonso l’hanno fatta franca. Allievi: «Il primo perché era all’oscuro di tutto. Il secondo perché ha portato alla Fia, insieme con De la Rosa, le mail che sono state determinanti per far condannare il suo team». [2] Mancini: «La legge sul pentitismo ha funzionato anche in Formula 1: Fernando Alonso si è precipitato al computer e ha vuotato il sacco. La sua versione: ”Ero obbligato, altrimenti mi avrebbero tolto la superlicenza”. L’effetto secondario che lo ha spinto sulla via della delazione è che una condanna della McLaren gli avrebbe consentito di rescindere il contratto in anticipo. Lewis Hamilton, invece, si è presentato direttamente di fronte al Consiglio mondiale e ha giurato di non sapere nulla del dossier Ferrari». [5]

La sentenza parigina crea un pericoloso precedente. Zazzaroni: «Un giorno Michael Schumacher centrò il problema: ”Alla Fia - disse - ci sono dieci ingegneri intelligenti che cercano di scoprire i trucchi e diecimila ingegneri più intelligenti che cercano di crearli”». [4] Piero Bianco: «D’ora in poi i piloti si sentiranno immuni da responsabilità, liberi di barare impunemente. Purché collaborino. il prezzo dell’ipocrisia, del peggior compromesso politico». [13] Oscar Orefici: «Non è stata fatta giustizia nel vero senso del termine, ma era prevedibile. Il Consiglio mondiale della Fia non è, infatti, un organismo giuridico bensì un comitato di saggi (!?!) degli sport motoristici che si limita ad avallare le decisioni dei suoi quattro, cinque membri che contano: gli uomini che detengono il potere reale in Formula 1. Così ha optato per una sentenza che più ”politica” non avrebbe potuto essere, con l’intento di dare soddisfazione alla Ferrari e, al tempo stesso, di non distruggere il sistema». [14]

Hamilton e Alonso andavano condannati? Allievi: «Poteva anche starci. Probabilmente si è voluto rispettare l’elemento più pulito insito nelle corse: il coraggio di questi uomini straordinari, ovvero il rischio non proprio comune che contraddistingue il loro mestiere». Lauda: « una questione che riguarda principalmente quanto ha fatto il team. Per me non bisognava neppure coinvolgerli. Un pilota rischia, ci mette il coraggio e quasi mai sa quanto avviene dietro ai box. Va bene così». [2] Roberto De Ponti: «Aver graziato i due piloti McLaren è a dir poco scandaloso. Perdonati per aver collaborato? Facile ”collaborare”, quando il tribunale che ti deve giudicare ti avvisa di avere tra le mani prove inconfutabili». [15]

Il tanto vituperato calcio italiano ha dimostrato molta più serietà della Fia. Rotondo: «E con assai meno prove di quelle a carico della McLaren ha punito dirigenti e squadre. Giustamente, lo abbiamo sempre sostenuto. Perché se Moggi o Meani addomesticavano gli arbitri o i guardalinee lo facevano solo per facilitare il cammino di Juve e Milan. E gli organi della giustizia calcistica hanno avuto il coraggio di retrocedere e penalizzare i due club più potenti d’Italia». [7] Luigi Macaluso, membro del Consiglio mondiale della Fia: «Alla Juventus sono stati annullati due campionati, e anche i giocatori hanno perso i punti conquistati. Il destino della squadra non è stato distinto dal loro. Ma un calciatore può anche non sapere cosa succede a livello societario, mentre un pilota di Formula 1 è quasi un ingegnere: sempre a stretto contatto con i tecnici, è difficile non sappia tutto sui dettagli che la squadra prova». [15]