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 2007  settembre 15 Sabato calendario

TORONTO

Grande festa l’altra sera, in un immenso spazio nella subway di Toronto, dove, tra vagoni su binari abbandonati e marciapiedi anneriti, è stato festeggiato in massa il qui presente «Italian Cinema». Lontani da qualsiasi diatriba sul silenzio che sarebbe stato suggerito secondo alcuni dall’imminente Festa del cinema di Roma, hanno spopolato Silvio Soldini, Dario Argento, Alessandro Capone. Del resto la stessa rassegna romana non si limiterà a lanciare i film dei nostri registi già visti in prima mondiale in Canada, ma attingerà a piene mani alla produzione Usa e internazionale scelta in prima battuta da Toronto (e nessuno si è sognato di poter pretendere che aspettassero ottobre per parlare).
L’inconsueta triade Soldini-Argento-Capone ha presentato Giorni e nuvole, La terza madre e L’amour caché. « Giorni e nuvole – spiegano Soldini e il suo produttore Lionello Cerri – sarebbe stato pronto anche per Venezia, ma volevamo comunque venire a Toronto per l’importanza e utilità di questo Festival internazionale. Avevamo detto "sì" anche a Roma. "Andate pure anche in Canada", ci è stato risposto. Il resto fa parte di strategie di lancio. Il film uscirà a fine ottobre in Italia, Roma ha le date giuste».
Il copione rilancia la solidità di un matrimonio dopo una crisi generata da fattori pratici come la perdita del lavoro da parte di lui (Antonio Albanese) e gli sbandamenti anche sentimentali della moglie (Margherita Buy). E Soldini, di fronte a platee superaffollate, alla domanda se il film abbia qualcosa di autobiografico, ha vinto il consueto silenzio sul suo privato: «Non direi proprio. In questo senso, non sono un modello da prendere a esempio...».
«Il film – ha aggiunto – è ambientato a Genova, uno sfondo emblematico dell’Italia e della crisi di un uomo che perde il lavoro e parte di se stesso nelle difficoltà della vita di oggi». Poi, parlando con tanti italiani di una comunità che a Toronto è vastissima e che si è commossa al suo film, ha aggiunto: «Ho girato un documentario su Genova, che presto vedrà la luce e che spero venga esportato anche negli Istituti italiani di cultura all’estero ».
Su autori, produttori, attori, distributori italiani in trasferta al Festival spira da giorni un’aria serena (dell’Ovest e dell’Est), tanto per parafrasare il titolo di un film di Soldini, autore molto seguito in Nord America dopo il successo di Pane e tulipani, che fu campione d’incassi in Usa.
Molto gettonate le proiezioni in prima mondiale, ma anche quelle in seconda battuta: In memoria di me di Saverio Costanzo, Mio fratello è figlio unico di Luchetti, L’ora di punta di Marra, Centochiodi di Olmi.
Massimo Cristaldi, produttore di L’amour caché interpretato da una drammatica Isabelle Huppert, spiega di averlo scelto «per la forza del copione e il suo modello di co-produzione europea; per il ritratto di una donna e di una madre che dopo aver tentato il suicidio è in cura psichiatrica e attua una spietata autoanalisi in un film che è una sorta di diario femminile» . Il titolo di Capone per ora non è nel cartellone di Roma, e Cristaldi jr, al di sopra delle parti, osserva: «Non tutta la nostra produzione trova spazio sugli schermi del Lido».
Aggiunge Alessandro Capone: «Volevo mettere a fuoco l’incapacità di amare, quindi di vivere, del nostro tempo. Il copione denuncia le conseguenze del non amore in una società andata ormai al di là di tanti valori e dove una donna nega anche l’urgenza di essere madre».
Adriana Chiesa , venditrice dei nostri film all’estero: «L’anno scorso è partito da qui Le strade di Levi di Ferrario, che da quattro settimane è sempre "sold out" a New York». La critica straniera presente a Toronto ipotizza anche una sua candidatura nella categoria documentari ai prossimi Oscar.
Si è visto dovunque Dario Argento con il compare di vecchia data in odor d’horror George Romero, che a Toronto ha presentato in prima mondiale il suo sanguinolento Romero’s Diary of the Dead. Nel film di Argento è la figlia Asia, curatrice di un museo romano, ad avere «cicatrici» nel corpo e nell’anima; ma nonostante alcune scene molto forti, è sembrato un horror all’acqua di rose se paragonato con le atrocità dell’inglese The Devil’s Chair.