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 2007  settembre 15 Sabato calendario

MILANO

Ora dicono che Bp sta per Beyond Petroleum, (oltre il petrolio) ma fino a ieri era l’acronimo di British Petroleum, una delle maggiori compagnie petrolifere del mondo. La loro svolta ecologista farà anche discutere ma il segnale è forte e chiaro. Vedere la stazione di rifornimento che hanno realizzato a Los Angeles per credere. L’hanno chiamata Helios House, la prima «pompa di benzina ecologica». E adesso si autoproclamano ambientalisti, perché hanno utilizzato pannelli solari per il risparmio energetico, perché hanno scelto materiali riciclabili e sostenibili, perché hanno preferito le luci ad alta efficienza e piante «mangiainquinamento». Lo slogan della loro massiccia campagna pubblicitaria è «a little better» , un po’ meglio. O un po’ meno peggio. Comunque è un passo nella direzione giusta. E l’impatto è forte: questo distributore non assomiglia a nessun altro. L’elemento caratterizzante è una grande tettoia, una superficie riflettente realizzata con 1.653 pannelli di acciaio inossidabile, una copertura «intelligente» che indirizza l’acqua piovana verso una cisterna sotterranea, utilizzata per irrigare le piante.
Ma è possibile progettare un distributore di benzina che sia eco compatibile? Il progetto è «paradossale », secondo l’artista e scrittore algerino-parigino Philippe Parreno che è andato a vederlo per raccontarlo ai lettori di Abitare, il mensile, rinnovato, in edicola da oggi. Parreno, che ha esplorato e raccontato l’opera, parla di «crisi di identità» per la seconda società petrolifera del mondo, «che ha fatto installare costosi pannelli solari su 200 delle sue 17mila stazioni di servizio». E racconta che cosa ha visto di nuovo nel progetto (firmato da Office dA con Johnston Marklee & Associates).
Per cominciare «sono riusciti a ridurre i tempi delle lavorazioni e lo spreco di materiali. I pannelli della tettoia possono essere smontati e riciclati, è stata prefabbricata, realizzando 52 elementi trasportabili, assemblati sul posto in quattro settimane». «I novanta pannelli solari sulla copertura – spiega Parreno – forniscono 15mila kwh di energia elettrica, l’equivalente del consumo di due case americane per un anno ».
Sul mensile di architettura della
Rcs, che è stato ripensato e riconfezionato per avvicinare anche i non addetti ai lavori, spazi, interni e progetti vengono raccontati con le immagini e le storie da grandi firme internazionali. Da Bruce Sterling a Gianni Celati, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Chiara Zocchi. Ma anche commentati e valutati dai protagonisti veri degli spazi, fino a ieri senza nome e volto: le persone che li vivono. Come Guadalupe Acedo, la florida donna (delle pulizie) che il direttore-architetto Stefano Boeri ha voluto sulla copertina del nuovo Abitare: «E’ la colf di un celebre edificio, la casa Lemoine a Bordeaux. Ci dirà pregi e difetti di un capolavoro dell’architettura contemporanea. Abbiamo voluto introdurre un punto di vista inconsueto, quello di chi gli spazi li vive».