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 2007  settembre 15 Sabato calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA – Prima ha scelto come capo del governo il non giovanissimo Viktor Zubkov il quale ha fatto subito sapere che a marzo potrà candidarsi al posto di presidente. Poi, ieri, ha compiuto il passo successivo. Vladimir Putin ha affermato per la prima volta di «non escludere» la possibilità di ricandidarsi nuovamente alle elezioni presidenziali del 2012. I sospetti di chi si preoccupava più di indovinare la verità che di non far peccato sono così corroborati. dunque assai probabile che il presidente russo abbia deciso di non lasciare affatto il potere, pur rispettando nella forma il dettame costituzionale che gli impedisce di correre per un terzo mandato. La poltrona più importante potrà dunque passare al suo fedelissimo primo ministro. Lui rimarrà dietro le quinte a «influenzare » la politica del paese. Poi, al momento opportuno, tornerà al Cremlino. Forse nel 2012 ma forse anche prima se Zubkov, che oggi compie 66 anni, dovesse decidere di ritirarsi prima della fine del mandato.
Tutto questo, naturalmente, il presidente russo si è guardato bene dal dirlo chiaramente. Ma un’accurata analisi delle sue frasi, delle mezze parole, degli accenni (abbiamo già detto che è tornata di moda la cremlinologia) lascia poco spazio ai dubbi. I primi «chiarimenti» sul disegno complessivo sono arrivati in mattinata, quando Putin ha confermato che Zubkov ha tutto il diritto di candidarsi al posto di presidente «se farà bene come primo ministro ».
Perché sia evidente a tutti che il nuovo capo dell’esecutivo ha il pieno appoggio dell’apparato, la Duma ha intanto proceduto ad approvare la sua nomina, come da copione. Non l’unanimità dei bei vecchi tempi ma quasi, 381 sì e 47 no perché i comunisti di Zyuganov (che pure si presenterà come candidato alle presidenziali) non potevano proprio fare a meno di opporsi. Dunque con Zubkov la Russia ha in campo «almeno cinque candidati al posto di presidente e forse ce ne saranno anche altri », ha spiegato ancora Putin nel corso della giornata da Sochi, dove si era spostato per un incontro con politologi internazionali e giornalisti russi.
E lui che farà dopo le elezioni di marzo? Il presidente non ha ancora le idee chiarissime, almeno così fa capire. Potrà occuparsi di politica o forse di qualche altra cosa (magari un mega conglomerato energetico statale), ma sicuramente non rimarrà con le mani in mano. «Certamente non lavorerò per indebolire la presidenza», ha subito chiarito. Il Paese ha bisogno di un capo forte e lui non farà nulla per danneggiare il Paese. Sì, ma allora? Beh, manterrà un ruolo di «sorveglianza», da dietro le quinte. «Nella nostra società la forza morale è sempre stata più importante delle cariche ufficiali», ha spiegato subito dopo. Naturalmente questo ruolo di sorvegliante potrà funzionare solamente se il presidente in carica sarà un uomo senza ambizioni a lunga scadenza. possibile immaginare qualcuno giovane, energico e ambizioso (come era ad esempio Putin stesso nel 1999 quando successe a Eltsin) rimanere in carica al Cremlino con un «sorvegliante » dietro le spalle? Diverso sarebbe naturalmente il discorso se alla presidenza andasse qualcuno disposto ad accettare un mandato ridotto, una specie di segnaposto in attesa del Grande Ritorno. In ogni caso chiunque sarà al Cremlino dovrà fare i conti con questa presenza assai ingombrante, perché sul suo «non ritiro» dalla scena pubblica Putin è stato esplicito. E poi c’è la «non esclusione» di una ricandidatura futura.
Zubkov intanto si occupa del governo. Ha già chiarito che ci sarà continuità e stabilità. Due parole che ai russi piacciono molto. Poi modificherà qualche cosa sul piano sociale, perché in vista delle elezioni è bene allontanare i ministri meno amati dagli elettori. Sui grandi temi continuerà a decidere tutto Putin, come ad esempio in politica estera. Ieri il presidente ha dato un’altra stoccatina al «caro amico» George W. Bush. Il presidente russo è «d’accordo sul fatto che dall’Iraq bisogna ritirarsi solo quando che gli iracheni stessi saranno in grado di garantire la sicurezza». Ma perché questo avvenga, «occorre indicare una data, un periodo di tempo massimo di permanenza».
IN CARICA
Vladimir Putin, 54 anni, presidente della Federazione russa dal 2000: riconfermato nel 2004, il suo mandato scade nel 2008 e, secondo la Costituzione, non è più reiterabile (Foto Ansa)