Vanity Fair 20/09/2007, Imma Vitelli, 20 settembre 2007
Mi chiamo Bond, piccione Bond. Vanity Fair 20 settembre 2007. In una stradina di Shiah, sul tetto di un palazzo bianco di sette piani, abitano 350 piccioni viaggiatori
Mi chiamo Bond, piccione Bond. Vanity Fair 20 settembre 2007. In una stradina di Shiah, sul tetto di un palazzo bianco di sette piani, abitano 350 piccioni viaggiatori. Sono postini professionisti, i migliori: le loro lettere segrete sfuggono alle maglie della censura e, anche, alle intercettazioni. Il proprietario del tetto, e dei colombi, si chiama Mohsen Jafar Khalil. Ha una faccia tonda da fumetto, 37 anni, e la tessera dell’Hezbollah: « liberatorio sapere che nessun governo può controllarci. L’unico Grande Fratello che ci possa mettere il naso è Dio». Khalil è circospetto, ancor di più lo è la moglie, Marwa. Offre del tè, e mi chiede: «Pensa che mio marito sia un terrorista?». Il marito, intanto, del suo lavoro dice poco, ma sui gesti valorosi dei pennuti è prodigo di parole. Spiega che già i soldati inglesi, durante la seconda guerra mondiale, ne avevano tutti uno in dotazione; la Raf addestrava colombi kamikaze da lanciare in territorio nemico, un’idea poi ripresa anche da Al Qaeda. Mentre parla, Khalil libera le bestiole. Hanno tutti, sulle zampe, un anellino, con il numero e il nome: nel cielo grigio di Beirut disegnano fantasiosi ghirigori. BEiRUT-SiDONE, POSTA CELERE Shiah è uno dei più popolosi quartieri sciiti della capitale libanese: piloni di cemento e cisterne di plastica per l’acqua razionata, sporadiche piante sui balconi. Ma non fosse per la selva di antenne satellitari, e il faccione ubiquo del leader dei guerriglieri Hassan Nasrallah, potremmo essere in un qualsiasi altro tempo, antico. I postini di Khalil sono delle schegge: «Fanno Beirut-Sidone in 15 minuti. In macchina, col traffico, ci vuole un’ora». Per proteggerle dal fango e dalla pioggia, le lettere segrete viaggiano, dentro assorbenti, legate ai petti dei pennuti. La distribuzione copre tutto il territorio libanese, con puntate a Damasco e pure in Iraq, dove Khalil ha di recente vinto una gara: «Da Najaf a Fao, al confine iraniano. Seicentocinquanta chilometri in 5 ore e 15 minuti». Mostra una pergamena rilasciata dal «Sindacato iracheno dei piccioni», che certifica il suo trionfo: l’ha incorniciata e appesa al muro, sotto la tettoia. Sull’utilizzo strategico degli uccelli in tempi di guerra e pure di tregua, in una delle zone più combustibili del pianeta, l’uomo dirà poco (« un segreto, se uno non lo mantiene, che segreto è?»); e gli altri intervistati faranno altrettanto. Alla fine ho scoperto che, concentrandomi sull’albero, non vedevo la foresta, e cioè l’esilarante passione degli arabi per i colombi, verso i quali io invece nutro una sincera repulsione, risalente ai tempi in cui vivevo a Roma e pioveva puntualmente cacca dal cielo, all’altezza della Stazione Termini. In Medio Oriente, è tutta un’altra storia. Esistono aste, programmi Tv e documentari, mostre fotografiche e leggende, e se provate a indagare le ragioni di questo innamoramento collettivo, riceverete risposte congruenti a qualsiasi innamoramento: demenziali. COME PERDERE UN FiGLiO Sulle tracce del «progetto piccione» dell’Hezbollah, finisco al Sud, a Tiro, a casa di Deeb Zabid. un ragazzo smilzo e riccio, di 27 anni, che per sopravvivere fa il parrucchiere e, per diletto, colleziona 150 volatili delle razze più care, ovvero «zajol, dance, dragon e speshion». Cappelletto nero, maglietta bianca e blu, costume da mare e narghilé, dice che la sua devozione risale all’infanzia, quando assieme agli amici trascorreva le ore sui tetti a guardare i piccioni volare. «Che cosa hanno di speciale?», chiedo. «Il piccione è un uccello onesto. Quando lo guardo negli occhi, so esattamente che cosa prova. Se a dargli da mangiare non è il proprietario, si arrabbia. Riconosce il padrone. La distanza non è un problema: trova sempre la strada di casa». davvero un grande amore. Deeb dice cose del tipo: «Quando ne addestro uno, diventa come un figlio, quando lo perdo, perdo una parte di me». Mostra la foto di Mudabbaj: «Adesso è in Siria, ne ho grande nostalgia. Speriamo torni presto». Si cimenta, inoltre, con le chiome. Mentre parliamo dei colori più in voga - «Al momento vanno molto bianco, nero e oro tutto assieme, il classico look invece è blu a pallini bianchi: sa, anche per loro esiste una moda, un look che cambia con le stagioni» – mi convinco, pensando al suo lavoro di parrucchiere, che mi stia raccontando delle mèches che fa alle penne dei pennuti. Ma ho equivocato di brutto, e me ne accorgo quando spiega: «Sa, quando si scelgono i piccioni per l’accoppiamento, tutto dipende dal tipo di incrocio che si vuole ottenere». Confusione. Cioè? «Cioè, se vuole avere un uccellino blu a pallini bianchi, bisogna maritare una femmina coi pallini bianchi a un maschio con le penne blu. E non è per niente facile». ACQUISTI A PESO D’ORO Deeb spiega che maschi e femmine non possono stare assieme, li separano da piccoli «perché le femmine creano grane». Tipo? «Tutti i maschi vogliono farsele. Si ammazzano tra di loro, si distraggono, non lavorano, concentrano tutta l’intelligenza e le energie sulle femmine. Una tragedia ». E quindi? «E quindi qualcuno lo maritiamo, gli altri niente». La stagione migliore per l’accoppiamento è la primavera, ogni parto produce due uova, ogni matrimonio due colombi. Lui preferisce i figli maschi: « il maschio che viaggia lontano. Può arrivare in Iraq, in Egitto, persino in Belgio». Sospira, Deeb: «Il piccione più caro può costare un milione di dollari». « d’oro?», chiedo, incredula. «No, è il più intelligente e il più veloce. Quando lascia un posto lo ”marca”. Così, quando vuole, ci può tornare facilmente. E poi è impossibile da catturare». Tale e tanta è la sua devozione da fargli sognare un mondo collegato soltanto dalle amate bestiole: «Se avessi il sostegno finanziario e non ci fossero i telefoni e neppure Internet, metterei su una bella rete. I più atletici possono volare non stop da qua a Roma». E le risalat sirria, le lettere segrete? «Cose private». Perché, c’è qualcuno che spedisce lettere d’amore? «Non solo. Avevo perso il numero di telefono di un amico, allora gli ho mandato un piccione: mi manchi, dove sei finito? Dopo mezz’ora mi squilla il cellulare: era lui». NARCOS CON LE ALI Poi ci spostiamo, su in collina, oltre le piantagioni di banane, a Qadmous, dal signor Ramzi Toufik Abu Aynaih, un anziano dolce dagli occhi blu, anch’egli innamorato degli uccelli, di un amore gentile. Il suo mito si chiama Hamer. Quando Saddam invase il Kuwait nel ”91, nel mezzo del fuggi fuggi generale, Hamer si fece settemila chilometri di cielo in volo e tornò a casa, nei dintorni di Praga. Lo stesso dittatore iracheno aveva una collezione privata di esemplari. Alla sua morte, i preziosi pennuti furono rapiti dalla mafia di Bagdad, che li adibì al trasporto di droga. Ma il custode originale, un libanese, impietosito, li riscattò, e adesso svolazzano sulle colline a Est di Tiro, con i loro braccialetti d’oro alle zampe e una certa, internazionale, reputazione. Abu Aynaih mostra sul tetto un esemplare della specie «allabi»: «Quando il vento raggiunge 70 chilometri all’ora, ci danza assieme, usando le ali come vele». UNA DIVA DI NOME PUSSY Ha un centinaio di piccioni, tutti col pedigree: «Sono come i cavalli di razza. Li amiamo come si amano i cani e i gatti, da voi, in Occidente». Un suo amico, facoltoso imprenditore del Golfo, tale Abdallah Majid, aveva un colombo che davvero amava e che chiamò Abdallah Majid. Un giorno Abdallah Majid, il piccione, scomparve, e il proprietario, in segno di forte costernazione, mise annunci con la foto sui giornali, si fece crescere la barba lunga lunga e non mangiò per due mesi. La sua intera famiglia era a lutto. Poi, qualche tempo dopo, ricevettero una telefonata. Qualcuno aveva trovato Abdallah Majid, il piccione. Dalla felicità, Abdallah Majid, l’uomo, uccise una dozzina tra vacche, pecore e montoni, e fece una festa grandissima; al concittadino che gli riportò a casa l’amato bene diede 3.500 dollari di ricompensa. Il signor Abu Aynaih snocciola storie, contento. Accende la Tv, ci tiene a mostrare un dvd. in condizioni pessime, righe grigie tagliano lo schermo, ma non se ne accorge, tale è il suo rapimento. un’asta, con tanto di banditore e compratori eccitati in sottane bianche e turbanti. Abu spiega che la picciona del momento è una femmina di nome Pussy. L’hanno venduta per 32 mila dollari: pare faccia faville, in cielo. Imma Vitelli