Nova Il Sole 24 Ore 13/09/2007, pag.1 Francesca Cerati, 13 settembre 2007
GENETICA PERSONALE
Nova Il Sole 24 Ore 13 settembre 2007. C’è chi la definisce un’evoluzione, chi una rivoluzione e chi un’evoluzione che nasce da una rivoluzione, quella del Dna. Di fatto, le nuove conoscenze sul genoma umano stanno portando rapidamente – e molto più del previsto – al consolidarsi di una nuova dimensione della medicina, la cosiddetta personalizzata, di cui si è iniziato a parlare non più di due anni fa. Quella che dallo studio del Dna individuale determina la presenza di geni mutanti, prevede la propensione genetica a contrarre alcune malattie e sviluppa cure più efficaci. Ma il determinismo genetico e il suo impatto sul destino e la libertà dell’uomo stanno diventando qualcosa di molto più complesso, che non si limita al rischio di discriminazioni nell’ambito delle assicurazioni sanitarie e nel lavoro. Per dirla con le parole del famoso genetista Victor McKusick, autore del volume che riporta l’elenco delle oltre seimila malattie genetiche, «quando il raggio della conoscenza si allunga, la circonferenza dell’ignoto si espande».
La gestione e l’utilizzo di informazioni genetiche va infatti al di là del piano giuridico. L’esempio più eclatante risale al giugno 2000 quando i dati del famoso Framingham heart study – che raccoglie da più di 50 anni informazioni relative ai nuclei familiari dell’omonima cittadina vicina Boston – sono stati messi in vendita a scopi commerciali da uno spin off creato appositamente dall’Università di Boston. La necessità della privacy genetica diventa così sempre più urgente. E a destare preoccupazione non è né il breve né il lungo periodo, ma il medio termine, vale a dire i prossimi 5 anni, in cui da un lato l’accessibilità ai test genetici crescerà a dismisura anche per l’abbassamento dei costi, ma dall’altra i tempi per mettere a segno norme e regole di tutela potrebbero non essere ancora maturi.
D’altra parte in pochi mesi abbiamo assistito a un crescendo di risultati inaspettati. Il Wellcome trust case control consortium ha annunciato di aver raccolto e analizzato 10 miliardi di pezzi di informazione genetica, identificando variazioni del Dna collegate a sette disturbi comuni: dai disordini bipolari al morbo di Crohn, dall’ipertensione al diabete di tipo 1 e 2. Tutto questo in soli due anni grazie a una tecnica genomica che permette di leggere con una sola operazione una sequenza di Dna in 500mila punti di un singolo genoma. Poi le ricerche della collaborazione internazionale Encode (si veda Nòva24 del 30 agosto) hanno cominciato a scoprire le istruzioni indispensabili per leggere il manuale-Dna. Infine, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, due dei protagonisti della storia della genetica, lo scopritore della doppia elica James Watson e lo scienziato imprenditore che ha mappato il Dna, Craig Venter, hanno il proprio genoma decodificato in un Dvd.
Ma mentre Venter ha fatto come al solito tutto per conto suo, l’analisi del Dna di Watson è stata ultimata dalla 454 Life Sciences, un’azienda di Branford che sta sviluppando tecnologie di prossima generazione per la lettura del patrimonio genetico individuale. L’analisi è costata 2 milioni di dollari e ha richiesto due mesi di tempo, tutt’altra cosa rispetto ai tre miliardi di dollari e ai dieci anni occorsi per ottenere il genoma di riferimento del Progetto Genoma Umano, pubblicato nel 2003. Ora la speranza degli scienziati è di abbattere ulteriormente i costi fino ad arrivare a meno di 10mila dollari, un prezzo che rappresenterebbe un punto di svolta per l’avvento della medicina genomica. E negli Usa è già bagarre: attive in questo senso, la Solexa, concorrente della 454, ma anche i Nih (National institutes of health), che hanno in programma nei prossimi due anni di sequenziare il genoma di cento persone diverse. Ma la stessa 454 prevede per il prossimo anno di raggiungere l’obiettivo del genoma da 100mila dollari. Dopodiché, sarà la lettura del Dna da 10mila dollari che darà all’azienda la chance di partecipare alla gara promossa dalla X Prize Foundation per il primo team privato che riuscirà a sequenziare 100 genomi umani in dieci giorni. Premio: 10 milioni di dollari. Obiettivo: rendere il sequenziamento del genoma umano una pratica di routine.
E poi ci sono le previsioni degli analisti. La crescita dei fatturati promettono di rilanciare il settore dei diagnostici, che gli esperti della finanza hanno sempre considerato marginale rispetto al ben più redditizio settore farmaceutico. Secondo Frost&Sullivan la medicina predittiva ha un enorme potenziale che crescerà dai 100 milioni di dollari del 2004 ai 286,1 milioni nel 2011. Una rimonta quasi inattesa e che riguarda l’area in più rapida espansione della genomica, quella dei test genetici, vero terreno di prova della medicina personalizzata. Ma anche il più intriso di problematiche visto l’impatto immediato che ha sulla vita reale delle persone. Oltre alla diagnosi, il test genetico, rispetto a quello tradizionale, può predire patologie future e fornire informazioni non solo dell’interessato ma anche dei suoi familiari. Inevitabile che gli usi, le applicazioni e la commercializzazione dei test genetici aprano interrogativi anche di natura psicologica e sociale: dal loro uso sui minori fino ai cosiddetti "over the counter". Preoccupazioni e timori che da più parti hanno sottolineato la necessità di armonizzare leggi e regolamenti a livello internazionale. Ma per arrivare a questo serve un dialogo aperto per capire tanto i rischi quanto i benefici della genetica. Giocare sulle paure non risolve i problemi, piuttosto li alimenta. E a farne le spese potrebbe essere la ricerca scientifica "buona". «Il dosaggio e la scelta dei farmaci verranno sempre più indirizzati dal profilo genetico individuale – dice Andrea Ballabio, direttore del’Istituto Telethon di Napoli e professore di genetica medica all’Università di Napoli ”. Questo si traduce in una terapia più efficace e con minori effetti collaterali. E penso – aggiunge – che il tema della privacy genetica sia una montatura: se vale per i dati genetici, allora vale anche per i parametri clinici tradizionali. Anche il tema delle banca dati è un falso problema: l’accessibilità potrà avvenire con l’obbligo di mantenere confidenziali le identità delle persone. Quello che il legislatore ha il dovere di regolamentare non è l’accesso alla conoscenza, ma il suo utilizzo sbagliato».
Intanto occore sgombrare il campo da un altro equivoco. «Non dobbiamo fare confusione quando parliamo di genetica e cure personalizzate – precisa l’oncologo Umberto Veronesi ”. Non è lo stato dei geni che viene considerato (genetica germinale), ma il danno nei geni nella cellula malata, quindi il problema della privacy non si pone. Lo studio dei geni in questo caso riguarda le alterazioni di quelli che sono responsabili delle malattie. Ad esempio ogni tipo di tumore insorge a causa di un danno genetico specifico, per cui è ragionevole immaginare che si potrà in futuro utilizzare un farmaco studiato per riparare esattamente quel danno. Stiamo inoltre parlando di farmaci che agiscono non a livello individuale ma a livello sottogruppi di individui che presentano la stessa mutazione genica. Il problema della privacy si pone se mai nel caso di malattie cosiddette ereditarie che rappresentano una piccola percentuale di casi. Nell’ambito dei tumori del seno, per esempio, possono essere trasmessi per via ereditaria i geni alterati Brca1 e Brca2, che predispongno alla malattia. Attenzione però, si eredita la predisposizione e non la malattia. In questi casi i problemi di privacy sono effettivamente importanti sia perché l’informazione sull’aumentato rischio deve essere confidenziale e strettamente riservata fra medico e paziente e poi perché si pone il problema psicologico per la persona, che può rimanere "traumatizzata" dalla consapevolezza di avere un’alterazione genetica che potrebbe in futuro devastare la sua vita».
Il campo in cui la medicina personalizzata sta prendendo maggiormente piede è soprattutto quello dell’oncologia. «La maggior parte dei tumori è di origine ambientale, vale dire dovuti a fattori esterni che danneggiano il Dna – continua Veronesi ”. Questo significa che c’è un’interazione fra geni e ambiente. Rimane, dunque, fondamentale continuare a investigare i geni perché questo rappresenta una delle due facce del problema cancro, senza la quale una soluzione non è pensabile. Per lo stesso principio, sicuramente è altrettanto importante agire sui fattori esterni».
Accanto a questi test, però, circolano esami dall’utilità dubbia o marginale, che alimentano un business "malato". Il caso emblematico è stato quello della britannica Sciona, che offre il "Body benefits". Il responso unisce i risultati ottenuti compilando un questionario sullo stile di vita e l’analisi su un campione di saliva che l’azienda, prima dell’intervento della GeneWatch Uk (l’organizzazione non-profit che monitorizza gli sviluppi genetici nell’interesse pubblico), conservava in una biobank. Il rischio è che diventassero "merce di scambio" brevettabile per fare ricerche genetiche dal momento che nessuna legge obbliga a informare su eventuali vendite. Così i geni di chicchessia, suo malgrado, potevano essere brevettati.
In più, i brevetti dei nuovi test aprono non pochi problemi di affidabilità dei risultati: offerti come servizi di laboratorio, infatti, sfuggono ai controlli e alle verifiche della Fda. Invece, anche questi test vanno validati e accreditati dalla ricerca indipendente e dalle istituzioni per verificarne l’effettiva utilità clinica. Altrimenti si rischia che la rivoluzione/evoluzione genetica si trasformi in un boomerang, come è accaduto negli Usa quando l’aumento di mastectomie preventive che è avenuta in seguito a test di questo tipo si è trasformato in un’ondata di azioni legali.
Il problema è che le verifiche richiedono valutazioni epidemiologiche basate su grandi numeri e su lunghi periodi. E anche se da più fronti si frena sulla cosiddetta genetica determinista, quella cioè che prevede una relazione diretta tra alterazione di un gene e sviluppo di una determinata malattia, è tangibile che la strada della "genetizzazione" della medicina sia stata ormai imboccata. Ma è il caso di affidarsi interamente alla genetica? In fondo, gli stessi Graig Venter e Francis Collins, i primi ad arrivare alla mappatura del Dna, hanno detto: «l’uomo è assai più che la somma dei suoi geni».
FRANCESCA CERATI