Chiara Beria d’Argentine, La Stampa 12/9/2007, 12 settembre 2007
«È un messaggio gigante, sfacciato, provocatorio. Ma io sono Daniela Santanché e se devo fare una cosa la faccio alla grande
«È un messaggio gigante, sfacciato, provocatorio. Ma io sono Daniela Santanché e se devo fare una cosa la faccio alla grande. Sono eccessiva? Ma tutto in Italia è eccessivo». 48 ore dopo che una squadra di operai ha ricoperto il palazzo dei magazzini Coin, in piazza Cinque Giornate, nel centro più trafficato di Milano, con un megamanifesto (100 metri per 140) con il suo volto in bianco e nero su fondo blu («ho scelto un’immagine intensa, sofferta») Daniela Santanché, già silurata da Fini da coordinatrice delle donne di An, presidente dallo scorso gennaio dei circoli D-Donna ("D" come Daniela), super impegnata nella difesa dei diritti delle donne musulmane, è raggiante. In poche ore al suo cellulare sono già arrivati 107 sms di amici e fans. Legge e ride la Santanché: «Sono proprio fortunato ad abitare in piazza Cinque Giornate. Complimenti: bella idea, tu bellissima!»; «Tamponamento in piazza di automobilisti distratti da effigie della leader degli infedeli»; «Hai visto quel manifestino della Santanché? Cosa dici si noterà?». Ed è solo l’inizio. Dopo 15 giorni in cui troneggerà da palazzo del Coin (costo previsto 30 mila euro) Santanché, con questo suo nuovo e più sobrio look tanto diverso da quello di fortunata socia del Billionaire, farà una campagna di affissioni, anche se in formato ridotto, in tutta Italia. Onorevole, lei fonda il circolo D-Donna e Michela Vittoria Brambilla lancia i Circoli della Libertà. Brambilla riempie paginate di giornali e lei tappezza un intero palazzo. Che succede: rivalità tra donne di destra? «Alt!Non mi presto a partecipare al gioco preferito da tanti maschi, quello di "Eva contro Eva"! Da me non uscirà mai una parola negativa nei confronti della Brambilla o di qualsiasi altra donna. La Brambilla non c’entra; questa mia campagna con la richiesta di aderire al circolo l’ho ideata quest’estate. E’ la mia risposta al libro «La Casta» di Stella e Rizzo. Un j’accuse che dovrebbe far riflettere noi politici...» Ed invece? «Mi sembra che l’atteggiamento prevalente sia: ”chisse ne frega sono i soliti luoghi comuni!”. Ma sarà perché sono di Cuneo e i miei genitori mi hanno insegnato il senso del dovere, sarà che dopo 6 anni in Parlamento mi emoziono ancora a entrare a Montecitorio, sarà perché sono molto orgogliosa di essere una parlamentare della Repubblica italiana e sono più sensibile alle critiche che ai complimenti soffro molto a pensare che la gente mi possa giudicare come una che fa parte di una casta di privilegiati che rubano i soldi e si comprano le case a prezzi di favore. No, non siamo tutti uguali! Per questo sul mio manifesto ho fatto scrivere: «La politica non è solo "casta"». Prevedo certi giochi di parole! «...non solo casta è anche una troia! (doppia risata dell’onorevole, ndr). Ben vengano! La politica è sempre più ammuffita, sembra un aratro nell’era di Internet. Ci vogliono meno dibattiti e più slogan, più provocazioni se vogliamo comunicare con la gente. Io non sono una che si fa omologare, tantomeno dai maschi. Quella mia frase su Fini- «ha le palle di velluto»- ancor oggi scuote gli animi di tanti miei colleghi in un partito ancora molto maschilista. Per onestà aggiungo che in un momento difficile della mia vita personale Fini è stato vicino soprattutto a mio figlio, Lorenzo». Lei dichiara di aver fondato 500 circoli in 9 mesi. Brambilla parla di migliaia di suoi circoli e Dell’Utri non le crede. Chi ha ragione? «Marcello è bravissimo, non solo ha reinventato i circoli come strumento di mobilitazione della gente ma fa una grande attività culturale. Chapeau a Dell’Utri! Noi ci autofinanziamo, facciamo tutto da sole, il sito, i comunicati». Ok, ma la Brambilla? «Siamo due imprenditrici. Credo nella concorrenza, nel giudizio del mercato. Mi auguro però che Michela non sia solo uno strumento. Lei ha un signore che si chiama Silvio Berlusconi (risatina, ndr), un giornale, una tv. Risultato: una campagna mediatica pazzesca. Mi auguro che questo patrimonio che, dalla sera alla mattina, si è ritrovata lo canalizzi in qualche modo utile. Alla fine quello che conta sono i programmi, i voti. Infine, non credo nelle investiture; neanche il Padre Eterno può dire chi deve governare un Paese. Ma Berlusconi è un genio della politica: se sta investendo tanto su Brambilla vorrà dire che ancora una volta ha ragione lui». Stampa Articolo